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Novi Ligure

Per i biancocelesti un'agonia senza fine

La squadra non si è presentata alla prima sfida di Coppia Italia contro l'Acqui. E non si presenterà nemmeno alla prima giornata del campionato di Eccellenza. Per mettere la parola "fine" a questa agonia si aspetta solo l'intervento della Federazione
NOVI LIGURE – Fossimo in un produttore televisivo o cinematografico a corto di idee, assumeremmo come sceneggiatore l’anonimo esponente della Novese che ha richiesto il rinvio della partita di Coppa Italia di Eccellenza che avrebbe dovuto giocarsi domenica sera al campo sportivo CentoGrigio di Alessandria. La motivazione dell’istanza era originale: molti giocatori tesserati per i biancocelesti avrebbero avuto parenti coinvolti nel sisma dell’Italia centrale.
Degna erede della scuola comica di Totò, l’anonima mano si è vista respingere al mittente la richiesta anche perché alla Federcalcio piemontese è bastata qualche telefonata in città per capire l’assurdità di una domanda che farebbe ridere se di mezzo non ci fossero centinaia di morti, “sfruttati” per un fine piccolo piccolo, il rinvio di una partita di pallone fra dilettanti.
L’ennesima dimostrazione di un’estate surreale, dove al peggio non c’è mai fine. Prima l’ignobile retrocessione, poi un mese di giugno senza notizie se non quelle di una continua “messa in vendita” della Novese e ora le montagne russe estive.

Paradigmatica poi la vicenda dell’iscrizione all’Eccellenza: alla scadenza prevista i biancocelesti non erano iscritti ma ecco il “provvidenziale” salvagente della Federazione piemontese sotto forma di proroga di qualche giorno. Una deroga fondamentale perché in un weekend si sono trovati i soldi per sanare le vertenze pendenti e gli oneri dell’iscrizione, forse col supporto di qualche ex dirigente (come ha scritto in prima pagina a fine luglio il settimanale “Panorama di Novi” indicando in Emanuela Giacomello la persona che ha iscritto la Novese alla massima serie regionale).
Era fine luglio ma da allora un assordante silenzio è calato sulla vicenda e dei biancocelesti i soli a parlarne sono stati i tanto vituperati giornalisti oltre a qualche ex dirigente che sui social network si è divertito a postare immagini o frasi inerenti la vicenda sputando sentenze come se fosse un sepolcro imbiancato.

Da Napoli, dove risiedono i proprietari della società e i loro plenipotenziari, poche notizie ma molta cortesia nel rispondere alle domande senza però dare certezze. A inizio mese le riunioni “imminenti” erano all’ordine del giorno per pianificare la stagione, dopo Ferragosto le riunioni o presunte tali avrebbero dovuto individuare a chi affidare in gestione il club con tre pretendenti e parole “d’amore” sportivo verso i vecchi proprietari, poi il carico da novanta della passata settimana quando Gaetano Battiloro ha smentito l’ipotesi di giocatori che si sarebbe spostati da Napoli ad Alessandria per giocare i match e poi tornare ad allenarsi in Campania per tutta la settimana.
Sempre l’unico interlocutore del club (di Raffaele Retucci, proprietario dell’80 per cento delle quote, a Novi sono in pochi a conoscere la voce) aveva preannunciato novità ma non crediamo potesse riferirsi alle motivazioni della richiesta di rinvio della gara di Coppa Italia, rinvio che ha origini anteriori al sisma di Amatrice perché il campo CentoGrigio non è stato mai prenotato per domenica sera, chiaro segno che del match con l’Acqui, altra squadra fantasma, non importava molto alla proprietà.
D’altronde, per Retucci e soci la Novese non è più una squadra di Novi e a giornalisti e tifosi non deve interessare più nulla delle sorti del club: una posizione unilaterale che «lascia il tempo che trova», proprio l’espressione usata da chi utilizza il recapito telefonico del club per comunicare coi giornalisti le cause della rinuncia alla Coppa Italia.

Chi non si è mai fermata è stata la giustizia contabile sportiva. Se a giugno la Novese era stata condannata a versare quanto dovuto a due suoi ex tesserati (Orlando e Cantatore), a luglio è stata la volta di Ponsat, Vinci e Commitante vedersi riconosciuti i loro diritti in termini di spettanze economiche arretrate mentre a metà mese è stato accolto il ricorso di Pollero: facile immaginare che a cascata arrivino altre vertenze.
Spiccano i nomi dei giocatori che hanno ottenuto giustizia: tutti elementi che contribuirono alla salvezza nell’anno 2014-2015 quando la gestione del club era affidata al trio Giacomello-Taverna-Traverso e gli acquirenti napoletani non erano ancora all’orizzonte. Un segno che le difficoltà della Novese hanno radici antiche.

Sempre agosto è il mese dei colpi di metaforica sciabola tra il sindaco Rocchino Muliere e la proprietà della Novese: se il primo cittadino si era assunto la responsabilità di vietare l’utilizzo del Girardengo per le gare interne dei biancocelesti, «l’Usd Novese srl» aveva risposto piccata individuando nell’amministrazione comunale la responsabile della migrazione del club ad Alessandria.
«Banda del buco (finanziario)», la definizione che a sua volta Muliere aveva appioppato ai proprietari del club che da Napoli avevano fatto sapere che «l’espressione, detta da un politico è ridicola visti i danni che la Politica (e non si tratta di un riferimento alla persona e alla carica del sindaco di Novi) ha fatto a questo Paese».

Dulcis in fundo, la vicenda della rinuncia alla Coppa Italia. Una decisione presunta perché regolamenti alla mano la Novese non può rinunciare a una manifestazione federale senza incappare in provvedimenti disciplinari che si tradurranno in un 0-3 a tavolino.
Alla terza mancata presentazione a una gara ufficiale (il vero nome di quello che si intende nel regolamento per «rinuncia») scatta la radiazione e l’esclusione del club dal campionato. Una soluzione neppure troppo impossibile se è vero quanto dichiarato la scorsa settimana da Battiloro e cioè che la Novese non ha né squadra né allenatore e i soli tesserati sono i baby della Juniores.
Intanto il 28 settembre ci sarà la prima udienza dell’istanza di fallimento avanzata da un comitato di creditori a cui la Novese si opporrà dopo avere dato mandato in quel senso all’avvocato Mazzoni di Alessandria.
Se la vicenda fallimentare è un percorso giudiziario, la potenziale radiazione della Novese è invece un aspetto esclusivamente sportivo. In questo campo viene anche da chiedersi che senso abbia avuto assegnare una proroga a club come Novese e Acqui e non ripescare società sane che ne avevano fatto richiesta come ad esempio il Lucento che infatti non ha esitato a prendere carta e penna per polemizzare con le scelte della Federazione piemontese.
3/09/2016
Maurizio Iappini - m.iappini@ilnovese.info

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