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Calcio

Novese, fine di una storia. L'amaro epilogo nell'aria già da mesi

Oggi, lunedì 25, scade la proroga dei termini per iscrivere il club in Eccellenza ma ormai non c’è più nulla da fare. Tra pochi mesi il fallimento ufficiale, l'unica speranza è un intervento dell'amministrazione comunale
NOVI LIGURE - Il cielo sopra Novi non è più biancoceleste. Se l’è portato via un’accozzaglia di personaggi che non ha avuto il minimo rispetto per una città e per la sua squadra (con buona pace degli altri team cittadini) e che hanno trattato la Novese in un modo che offende. Oggi, lunedì 25, scade la proroga dei termini per iscrivere il club in Eccellenza ma ormai non c’è più nulla da fare. I fuochi d’artificio che qualcuno sperava di scoppiare nelle ultime convulse ore della scorsa settimana non si sono visti e subito dopo sono partite le accuse incrociate dove ognuno era più interessato a non essere additato come responsabile della morte dei biancoceleste che a essere rattristato per la piega degli eventi.

“La colpa è del Comune di Novi e di quelli limitrofi che ci hanno negato i campi” hanno tuonato Renato Traverso ed Emanuela Giacomello, i vecchi proprietari che avrebbero voluto riprendere il club con un’operazione lampo a inizio settimana. “Inaccettabile: la colpa è di chi ha venduto il club a personaggi inaffidabili. Per avere il Girardengo serviva pagare i canoni arretrati”, ha risposto il sindaco di Novi. In mezzo, la sparizione di un team capace di vincere uno scudetto e con quasi un secolo di storia da raccontare ma che almeno per il momento finirà in biblioteca o, peggio ancora, nella piccola grande mitologia che ogni generazione si costruisce per raccontarla ai posteri (“Avevamo una squadra in serie C, poi siamo scesi in Eccellenza e col Derthona un anno eravamo quasi 3.000 spettatori”, la sintesi della storia) e dove il dato reale viene gonfiato fino a perderlo di vista.

La verità è che la Novese non calcherà più il Girardengo e che fra qualche mese il Tribunale di Alessandria, salvo clamorose e in questo momento imprevedibili opposizioni, decreterà il fallimento del club e la fine della storia. Poi, se si vuole costruire un progetto serie e credibile c’è solo una strada da intraprendere: non è facile e non è diritta, ma è sicura. La sintesi di una città è il suo Comune ma la politica non c’entra: fin dalla parola il Comune è sinonimo di aggregazione e di coesione, di rappresentanza e spirito di identificazione. E allora: all’eventuale asta per chiudere il fallimento della Novese si presenti, idealmente con la fascia tricolore, il Sindaco pro tempore di Novi (impersonalmente, non come persona fisica o espressione di una maggioranza politica) e compia un gesto simbolico ma che può ridare la speranza. Compri, a nome della città, il nome e il titolo sportivo della Novese per diventarne il depositario. Sindaco, faccia questo passo, è l’unico modo per non buttare al vento un secolo di gloria. Nessuno Le chiede di intervenire in prima persona nella gestione sportiva della squadra come qualcuno sta blaterando in queste ore. Prenda esempio dai suoi colleghi di Vercelli che quando fallì la gloriosa Pro ne rilevarono il nome per darlo in gestione a persone serie e credibili che guarda caso la portarono in serie B. Questo deve fare il Comune: essere garante della serietà di chi vorrà investire soldi e idee sul nome Novese. Tutto il resto è noia, cantava Califano
25/07/2016
Maurizio Iappini - sport@alessandrianews.it

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