Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione
Società

Ventun anni nel braccio della morte per errore: un incontro ad Alessandria

Mercoledì 28 novembre a Palazzo Rosso si è tenuto l'incontro pubblico “Città per la vita – Città contro la pena di morte”, organizzato dall’assessore a Innovazione, aggregazione e coesione sociale Giovanni Ivaldi. Ospite l'ex carcerato statunitense Curtis McCarty, a lungo detenuto per errore nel famigerato braccio della morte
ALESSANDRIA - "All'inizio non volevo parlare di quanto mi era accaduto. Poi ho capito il valore che poteva avere, anche e soprattutto per dare voce a chi, trovandosi in carcere, non può difendere in prima persona il proprio diritto alla vita". E' nato da questo spunto il toccante incontro con Curtis McCarty, statunitense riconosciuto innocente dopo 21 anni trascorsi nel braccio della morte dell'Oklahoma. A raccogliere la sua testimonanza l'assessore al welfare Ivaldi, la presidente della commissione cultura Gotta e Francesco Guido della Comunità di Sant’Egidio, da anni impegnata proprio per l'abolizione in tutto il mondo della pena di morte. “Abbiamo aderito convintamente all’iniziativa della Comunità di Sant’Egidio – sottolinea l’assessore Ivaldi – per ribadire il nostro 'No' alla pena di morte e ad ogni forma di non rispetto della vita. Alessandria, quindi, unisce la propria alle voci di oltre 1.500 città di 87 Paesi nella consapevolezza che solo attraverso la sensibilizzazione e il coinvolgimento si possa creare quella ‘cultura della vita’ che è la base di una giustizia capace, sempre, di rispettare l’esistenza”.

“Omicidio legalizzato da parte delle istituzioni” così la presidente Gotta definisce la pena di morte dichiarandosi “felice che proprio un’istituzione, il Comune, cuore della città, abbia ospitato questa iniziativa. Occorre tenere alta l’attenzione attivando reti di collaborazione come quella in atto con la Comunità Sant’Egidio e mettere in campo azioni, anche simboliche, come la dedica, il 30 novembre, di un monumento alla Giornata Internazionale delle Città per la Vita – Città contro la Pena di Morte: lo si è già fatto con l’opera dedicata a Andrea Vochieri, celebre condannato a morte.Dobbiamo creare consapevolezza soprattutto nelle nuove generazioni e ritengo che, in questo senso, molto importante sia stata la testimonianza diretta di Curtis McCarty, che nella mattina di ieri ha incontro gli studenti al liceo Classico di Alessandria e nel pomeriggio le associazioni di volontariato e i cittadini in questo incontro pubblico”.

Di seguito un estratto dell'intervento di McCarty. 

Quando sono stato accusato di omicidio avevo fiducia nella giustizia americana, perché così mi era stato insegnato. Mai mi sarei aspettato di essere condannato a morte e di passare più di 2 decadi attendendo che la pena venisse eseguita in carcere. La cosa più terribile è stata l'idea che tutto quello in cui credevo non fosse vero. I miei compagni nel braccio della morte erano persone povere, senza educazione, diverse di loro con ritardi mentali. Nessuno che potesse realmente portare avanti la sua difesa di fronte allo Stato. Un gran numero delle persone che erano lì con me, e che poi sono state uccise, non aveva commesso alcun omicidio. Anche questo mi ha sconvolto, perché in America uno dei fondamenti dei sistema che prevede la pena di morte è che se non uccidi nessuno a tua volta non dovresti rischiare la pena di porte. D'altra parte altre delle persone che erano recluse lì erano davvero molto pericolose e avevano commesso omicidi efferati, senza alcun pentimento. In carcere ho passato molti anni a studiare legge e a esaminare le istruttorie e i processi non solo del mio caso ma anche di altri reclusi. Capisco la gravità degli atti commessi, e ho comprensione per il dolore dei parenti delle vittime. Ho fatto presente anche ai miei compagni in più occasioni che quei crimini dovevano essere puniti. È corretto che il governo punisca, ma quando gli anni passavano e io vedevo i miei compagni di cella di morire ho avuto modo di parlarne con tutti loro e di avere una prospettiva diversa su cosa voglia dire punire. Uno degli episodi che più mi ha colpito durante la mia reclusione  è stata la conversazione con un membro dello staff medico del braccio della morte. Per 5 anni ho vissuto nella cella a fianco di un serial killer, che uccise uomini, donne e bambini senza rimorso né vergogna. Ciascuno degli altri carcerati e del personale lo voleva morto e lo odiava. Le uniche persone che lo trattavano con umanità e rispetto erano gli infermieri dello staff medico. Ho visto quest'uomo invecchiare in una piccola cella dove non poteva più nuocere alla comunità. Ho visto venirlo a prendere in catene e portarlo alla sua esecuzione. In quel caso sono stato combattuto su quale sentimento provare, ma certo la pena di morte anche in quel caso mi ha turbato. Anni dopo ho potuto chiedere agli infermieri perché fossero gentili con chi aveva compiuto reati così orribili. La risposta di uno di loro mi ha colpito particolarmente: mi raccontò che il suo atteggiamento non c'entrava con le azioni compiute dall'uomo, ma con il modo di comportarsi proprio di chi si approccia a lui, cioè di una persona credente, cristiana, che ha rispetto della vita delle persone, a prescindere da cià che esse possono aver commesso. Per anni mi sono tormentato pensando cosa mi sarebbe successo lì, se anche io sarei infine stato ucciso. Nel 2001, quando ero recluso ormai da 16 anni, avevo visto morire quasi tutte le persone con cui avevo condiviso i miei anni di carcere, tranne quello che era diventato il mio migliore amico, compagno di cella per 11 anni. Quando sono venuti a prenderlo per l'esecuzione ho pensato che non mi restava più nulla se non la miseria della mia vita. Ma nonostante questo io sono stato molto fortunato. Proprio nel periodo in cui mi stato prepando alla mia fine, ed ero pronto a fare testamento, mi arrivò un trafiletto di giornale speditomi da mia madre. L'Fbi stava indagando su alcuni casi del passato, perché alcune cose non tornavano. Fra questi casi, anche il mio. Era un piccolo ritaglio di giornale, ma mi cambiò la vita. Nel 2007 un giudice ammise infine che non c'erano più prove evidenti della mia colpevolezza e venni rilasciato. Pensavo che quello sarebbe stato un giorno da festeggiare, ricco di gioia. In realtà non c'era ragione di festeggiare granché, dopo più di venti anni in cui ho potuto vedere mia madre senza mai poter avere un contatto fisico con lei.  Non posso perdonare l'America per tutte le bugie e ciò che ho dovuto subire dal governo, non posso dormire la notte senza pensare a tutto quello che è successo. Quando qualcuno mi ha chiesto di partecipare a eventi del genere, subito non dissi di sì, non ne vedevo il senso. Ma mia mamma poco tempo prima di morire mi disse che io dovevo parlare al posto di tutte le persone che non potevano farlo. Dovevo assolutamente fare in modo che la discussione sulla pena di morte si spostasse dalla punizione alla prevenzione, e sono qui proprio a raccontare la mia storia proprio per promuovere questi principi di giustizia. 
29/11/2012

Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione


 
blog comments powered by Disqus

Facebook


Maurizio Landini alla Festa d'Aprile
Maurizio Landini alla Festa d'Aprile
Centri sportivi: dalla Giunta la proposta per la ricerca di un partner privato
Centri sportivi: dalla Giunta la proposta per la ricerca di un partner privato
Alessandria-Arezzo 2-3. Le foto di Gianluca Ivaldi
Alessandria-Arezzo 2-3. Le foto di Gianluca Ivaldi
Inaugurato il nuovo laboratorio di chimica organica all'Istituto 'A.Volta'
Inaugurato il nuovo laboratorio di chimica organica all'Istituto 'A.Volta'
Viaggio nel mondo della sicurezza con l'Ispettorato del Lavoro di Alessandria
Viaggio nel mondo della sicurezza con l'Ispettorato del Lavoro di Alessandria
Da Osaka ad Alessandria
Da Osaka ad Alessandria
Bimbi in maschera e dolci sorprese per il Carnevale
Bimbi in maschera e dolci sorprese per il Carnevale
Carnevale al Cristo: le premiazioni
Carnevale al Cristo: le premiazioni
Carnevale al Cristo: la sfilata in corso Acqui
Carnevale al Cristo: la sfilata in corso Acqui
Droghe e alcol: impennata di consumo fra i più giovani
Droghe e alcol: impennata di consumo fra i più giovani