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Alessandria

Una cena al buio per abbattere le barriere

Un utile mezzo di comunicazione verso tutti i partecipanti in quanto si pone in evidenza quello che si può fare anche senza l’uso della vista, stimolando l’uso di altri sensi troppo spesso poco considerati
ALESSANDRIA - L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti onlus della provincia di Alessandria in collaborazione con il Rotaract club alessandrino ha organizzato una “cena al buio” il 24 giugno, al ristorante Il Grappolo, con lo scopo principale di intrattenere i partecipanti oltre che con il buon cibo anche facendoli calare in una realtà che spesso è loro totalmente ignota e, se non in questo modo, diversamente concepibile.

Già l’entrare in una sala completamente buia spesso è un fattore traumatico, il farsi accompagnare da persone non vedenti rende spesso il percorso fino al proprio posto un’incognita camminata che, pur se si tratta di pochi metri, a molti può parere interminabile.

Prima di essere accompagnati al proprio posto, in un locale debolmente illuminato vengono date le istruzioni fondamentali sul come sono disposte le stoviglie e gli altri oggetti sul tavolo, ma appena seduto una ricognizione personale è d’obbligo: si trovano le posate, il bicchiere e, soprattutto, le bottiglie. Qui la curiosità di verificare la propria capacità di mescersi il bere da solo va subito appagata, magari versando un po’ d’acqua! Già, ma qual era il segno distintivo sulla bottiglia dell’acqua? E quello della bottiglia del vino? Alla fine si opta per la prima bottiglia che si incontra e si versa. Un breve ripasso delle diverse tecniche per capire quando il bicchiere è pieno: dal peso, dal gorgoglio o semplicemente mettendo l’indice leggermente all’interno del bicchiere per sentire quando il liquido lo raggiunge.

Durante l’attesa dell’antipasto si fanno due chiacchiere con i vicini di posto, tanto per capire chi essi siano. La cosa che colpisce, anche se ci era stata preannunciata, è il parlare ad alta voce che tutti fanno nel locale. La spiegazione che è stata data all’inizio è che alzando la voce si è certi di attirare l’attenzione degli altri commensali, dal momento che non ci si può aiutare con la vista per accertarsi di avere la loro attenzione.

All’arrivo delle portate inizia la sfida per individuare ciò che si mangia. Infatti il menù non è stato divulgato, per non togliere la sorpresa di indovinare i vari cibi. Quando, alla fine del pasto viene elencato ciò che è stato servito, possono succedere strane discussioni. Un episodio che merita di essere riportato è quello nel quale un commensale giurava che non erano stati serviti carciofi, in quanto non sono mai stati di suo gradimento e non li avrebbe certamente mangiati. Il ristoratore gentilmente gli ha portato un’altra porzione di carciofi e, dopo averli abbondantemente assaggiati l’incredulo signore ha commentato: “allora sono scemo! Sono ottimi e non li ho mai voluti mangiare!”

Quando, dopo un paio d’ore passate al buio, gradatamente si accendono le luci, si possono notare i piccoli disastri, come un po’ di vino versato sulle tovaglie e qualche camicia macchiata, ma nulla di più. “Non saranno certo questi piccoli inconvenienti ad essere ricordati. Saranno soprattutto le sensazioni provate durante la serata! L’aver sostituito l’80% dei segnali che arrivano al nostro cervello tramite la vista con quelli inviati dagli altri sensi che ci hanno insegnato a meglio approfondire la conoscenza del mondo che ci circonda, sostituendo talvolta le apparenze con realtà non sempre visibili, ma ugualmente importanti” spiega Paolo Bolzani, videpresidente provinciale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli ipovedenti.

Le cene al buio, oltre ad esperienze interessanti e divertenti sono utili mezzi di comunicazione verso tutti i partecipanti in quanto pongono in evidenza quello che si può fare anche senza l’uso della vista, stimolando l’uso di altri sensi troppo spesso poco considerati!
“Inoltre c’è sempre la speranza che la partecipazione a questi eventi serva ad abbattere barriere culturali e mentali (e, talvolta, anche qualche pregiudizio) nei confronti di chi non vede” conclude Bolzani.
29/07/2016

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