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Alessandria

"Sindaco: da che parte stai?"

In un accorato appello il responsabile della Comunità San Benedetto al Porto chiede al sindaco, per l'ennesima volta, di prendere una posizione chiara e azioni concrete a sostegno delle famiglie che da anni attendono dal Comune una risposta per l'emergenza abitativa in città. "Si discute per ore in consiglio comunale di accattonaggio ma pare che delle famiglie che attendono un'abitazione non importi più di tanto"
ALESSANDRIA - In una dura missima inviata più di una settimana fa Fabio Scaltritti, responsabile della Comunità San Bendetto al Porto, realtà da anni attiva in città al fianco delle amministrazioni che si sono succedute per far fronte alle emergenze legate alla povertà, aveva lanciato un appello perché il sindaco desse un segnale chiaro e univoco su quali strade avesse intenzione di intraprendere sul tema della casa. "Da allora però solo silenzio" - denuncia Scaltritti - "salvo un Consiglio Comunale nel quale si è parlato per 2 ore di quando l'accattonaggio può essere considerato molesto e quando no. Ricordo che due settimane fa nella commissione preposta per discutere dell'emergenza abitativa in città c'erano in tutto cinque consiglieri, compresi quelli dell'opposizione". 

Nell'appello del responsabile della Comunità di San Benedetto non mancano i riferimenti alla recente occupazione da parte delle famiglie seguite dalla Rete per la Casa di alcuni alloggi in via Brodolini e la mancanza da parte dell'Amministrazione di soluzioni concrete messe in campo, mentre altri comuni della provincia stanno lavorando con il Demanio per ottenere e sistemare spazi da dedicare all'accoglienza, anche in vista dell'inverno. 

Di seguito, punto per punto, le osservazioni della Comunità sulla situazione alessandrina, accompagnate da un amaro annuncio: "se le cose proseguiranno in questo modo, con l'Amministrazione che si dimostra incapace di inviare un segnale chiaro alle famiglie, al termine dell'emergenza freddo ci sfileremo dai tavoli di coordinamento sulle questioni abitative in città. Restare vorrebbe finire per essere complici di un atteggiamento che non è accettabile. Questo è il tempo in cui dimostrare se si vogliono trovare davvero soluzioni o se si preferisce cercare solamente nuove scuse". 

 
Spett.le Sindaca del Comune di Alessandria,
inizio questa nostra lettera dando per scontanta la tua conoscenza del lavoro svolto in questi ultimi 18 mesi dall’Assessorato alla Coesione Sociale e dall’Osservatorio Sociale del Comune di Alessandria.
Ricordo poi che il modello di lavoro dell’Osservatorio Sociale del Comune di Alessandria e’ di esempio e riferimento per altri territori urbani nel nostro Paese e per altri Servizi Pubblici di Enti Locali che hanno a cuore una buona ed efficace gestione dell’Emergenza abitativa. Il livello di integrazione e condivisione tra Operatori dei Servizi Pubblici e del Privato Sociale trova in questo ambito forse il punto qualitativamente piu’ alto e qualificante su tutto il territorio della Provincia e questo, va riconosciuto con franchezza, e’ anche merito del lavoro svolto dall’Assessorato alla Coesione Sociale e delle motivazioni e delle esperienze che quest’ultimo ha saputo coordinare.
In alcune Citta’ Italiane e in diversi Distretti e Consorzi Sociali e’ addirittura motivo di studio e di approfondimento con giornate dedicate ad approfondire il NOSTRO modello operativo: del Comune di Alessandria.
Con un livello di efficienza ed efficacia impressionante (negli ultimi 12 mesi 98 interventi di presa in carico in emergenza e di mediazione sulle emergenze abitative al domicilio delle famiglie e presso le abitazioni del proprietari).
Con un impatto di spesa diretta sul bilancio del Comune pari a ZERO euro per il 2013 e il 2014 crediamo che sia un buon risultato, per ora (ovviamente non sostenibile nel medio e lungo periodo ma attendiamo tutti l’uscita dal dissesto e l’allocazione delle risorse adeguate su questa attivita’).
Gli avvenimenti degli ultimi mesi pero’ ci costringono ad alcune riflessioni che rivolgiamo formalmente per la prima volta anche agli altri componenti l’Osservatorio Sociale:

a) l’impossibilita’ di avere dal Comune un censimento puntuale del Patrimonio pubblico esistente all’interno del territorio ci obbliga a orientare TUTTI i nostri interventi verso l’Emergenza Abitativa senza poter promuovere interventi piu’ strutturali, virtuosi, di sistema. Le ultime due Occupazione della Rete Sociale hanno evidenziato in maniera indiscutibile l’esistenza di patrimonio pubblico inutilizzato, a rischio di degrado, sconosciuto all’Assessorato e all’Osservatorio e pertanto non utilizzabile neanche temporaneamente. Non sapere che quella Caserma in Via Verona e quelle Palazzine in Via Brodolini esistono e sono vuote non e’ solo una mancanza: in questo momento di grave crisi e’ una colpa grave che anche noi come Comunita’ San Benedetto, collaborando con il Comune, ci sentiamo di dover assumere.

b) Come rappresentante ANCI presso l’ATC nelle Commissioni di Emergenza Abitativa (naturalmente con una rinuncia ad ogni gettone di presenza, completamente devoluto all’ATC) ho potuto constatare la possibilita’, confermata dalla Referente Regionale in Commissione Dtt.ssa P. Semino, di derogare ai criteri per l’assegnazione delle Case del bando E.A. assegnando alloggi piu’ piccoli a famiglie numerose e mettendole poi in lista per il cambio di abitazione. E’ quello che la quasi totalita’ delle famiglie in graduatoria ci ha sempre chiesto sentendosi rispondere “che non era possibile... non si poteva”.
A questo punto pero’ sorge una domanda legittima: Il Comune di Alessandria, la tua Giunta e il suo personale hanno la volonta’ POLITICA di andare incontro alle famiglie a rischio sfratto trovando anche situazioni temporanee, dignitose e alternative con l’obiettivo poi di sanarle nel tempo? In alternativa alla strada per loro e per i loro bambini?
Allora al di la’ di cio’ che la Regione dice o non dice, la normativa prevede o non prevede, vogliamo dimostrare con i fatti e gli atti che il Comune di Alessandria ha forte questa volonta’ ? Se la tua risposta e’ affermativa e chiara sono sicuro che il modo di farlo lo troveremo sicuramente.
E cito Don GALLO con una frase che lui amava ripetere nei contesti adeguati: “se vuoi una soluzione cerchi la strada, se non la vuoi cerchi la scusa”.
E allora invece di stravolgere criteri di assegnazione per il Bando in E.A. (sempre la Dott.ssa Semino su questo metodo esprimeva forti dubbi di legittimita’ Istituzionale) assegnando le poche case disponibili solo a famiglie di una o due persone e lasciando fuori tutte le altre perche’ non trovare CON le famiglie stesse mediazioni possibili che accontentano tutti?? Sono le stesse famiglie a chiederlo ripetutamente.
Se la risposta del Comune sara’ ancora una volta che “.. non e’ possibile...” o il ricorso pilatesco a cavilli e riferimenti normativi non condivisibili allora prenderemo atto che manca la volonta’ di affrontare questo problema che sta assumendo dimensioni enormi. E ci riserveremo di valutarne le conseguenze.

c) La nuova Giunta della Regione Piemonte e l’Assessore al “Welfare e Casa” Augusto Ferrari ci hanno dato piu’ volte indicazione di governare sui territori questi due ambiti insieme, congiuntamente, stigmatizzando le realta’ che si ostinano a trattarli come fenomeni separati o separabili. O governabili separatamente. Anche ad Alessandria e’ a questo punto URGENTE ed inderogabile, a nostro avviso, l’accorpamento di questi due ambiti sotto un unico Assessorato. Forse all’inizio speravamo che la delega trattenuta dal Sindaco sul tema Casa avesse maggiore incisivita’ e migliore operativita’ ma dopo quasi due anni ci rendiamo conto che le due aree (Coesione sociale e Casa) debbano essere riunite sotto una unica GOVERNANCE. Pena un interminabile meccanismo di rimandi e di rinvii burocratici che non solo non aiuta ma limita fortemente la ricaduta
pratica delle nostre Operativita’. E’ possibile aprire un rapido processo in tale direzione? Esiste la volonta’ politica di semplificare, ridurre i passaggi della burocrazia e dei processi decisionali e avvicinarsi maggiormente alle esigenze dei cittadini e del nostro territorio? Secondo noi non solo e’ possibile ma e’ anche facile, basta volerlo.

d) Negli ultimi giorni e’ arrivato un invito dell’Assessore del Comune di Ovada (che ha insieme le deleghe a Politiche Abitative e integrazione sociale) per un incontro Pubblico ad Alessandria con tutti i Comuni sull’Emergenza Abitativa in tutta la Provincia e nei diversi centri urbani. Per un confronto e uno scambio di “buone prassi” . Ottima iniziativa alla quale l’Osservatorio Sociale del Comune di Alessandria partecipera’ e sulla quale siamo convinti che il Comune di Alessandria potrebbe, se lo vuole, divenire il punto di riferimento per tutti i Comuni Centro Zona della Provincia. Ne ha tutte le potenzialita’.
Se esiste la volonta’ di farlo, naturalmente.

e) E’ notizia di questi giorni che sia il Comune di Novi che quello di Ovada e quello di Acqui Terme stanno predisponendo misure straordinarie ed eccezionali per far fronte ai bisogni abitativi delle famiglie in questo periodo di assestamento di una crisi che sta assumendo natura strutturale. Esistono modelli che si studiano nelle nostre Universita’ Italiane che fanno riferimento all’utilizzo temporaneo di strutture abbandonate del Demanio e degli Enti Pubblici in questo periodo di crisi, per farle divenire Beni Comuni Temporanei e luoghi di sviluppo locale per startUp e attivazione di poli artigianali locali. Per rilanciare piccoli distretti di economie loclai e solidali.
E il Comune di Alessandria si fa “sofffiare” le opportunita’ esistenti dai movimenti per la Casa che ne denunciano (giustamente) lo spreco e la contraddizione??
E che, anche una volta individuate, non ha la capacita’ di assumersene la responsabilita’? Che sorte tocchera’ alla Caserma di Via Verona ora “liberata dalla occupazione” ?? Alla Caserma di Via Cavour? Agli agli alloggi vuoti di Via Cavour? Alla Caserma della Polizia Provinciale del quartiere Cristo con i suoi alloggi? Ai locali utilizzabili per edilizia residenziale sociale alla Valfre’?
E alle altre strutture Pubbliche che l’Osservatorio Sociale ha gia’ segnalato al Comune senza ricevere risposte??

f) Prendendo spunto dalle iniziative che la Sindaca ha assunto in alcune occasioni per dare forza e capacita’ ad alcune proposte dell’Osservatorio e per rendere possibili alcuni interventi di Emergenza facciamo riferimento a te, cara Rita, per chiedere segnali chiari e diretti e una azione che consenta al Comune e ai suoi strumenti tecnico- organizzativi (l’Osservatorio Sociale, il Tavolo Emergenza freddo) di essere davvero strumenti utili al Servizio delle articolazioni dell’Ente Locale ma, soprattutto, dei Cittadini tutti del Comune di Alessandria.

Come Comunita’ San Benedetto siamo consapevoli dei limiti e delle responsabilita’ che la dimensione dei fenomeni dell’emergenza abitativa e del diffuso impoverimento sociale stanno portando sui nostri territori ma riteniamo che le strategie di Governance di azioni di contrasto reale debbano partire da una forte messa in discussione del Ruolo Pubblico e Politico che i Comuni e i territori sapranno (o vorranno) assumersi. Ad Alessandria intravediamo enormi opportunita’ di crescita di
strategie condivise (la nostra esperienza ce lo conferma) ma e’ ormai necessario ed urgente uscire dalle risposte emergenziali e dalle iniziative di corto respiro; che costano in termini economici e di energie impegnate ma non rispondono nel medio e lungo periodo ai bisogni emergenti e diffusi.
Cercando con umilta’ di condividere le nostre riflessioni con i colleghi dell’Osservatorio Sociale e del Comune aspettiamo pero’ , a questo punto, un momento comune per meglio condividere queste richieste e rimaniamo in attesa di decisioni chiare e determinate che ci consentano di essere pienamente efficaci nel nostro lavoro quotidiano.

Cordialmente ma con una imperante urgenza rimaniamo in attesa di un riscontro. Alessandria, il 22.10.2014

Per Associazione Comunita’ San Benedetto al Porto
Il Presidente Fabio Scaltritti
Cosa vuol dire parlare di emergenza?
Se da un lato appiattirsi sulla sola gestione delle emergenze non può essere una soluzione, perché appare ormai evidente come la crescente povertà in città sia un problema strutturale da affrontare con una sinergia molto maggiore fra i diversi soggetti rispetto a quella messa in campo fino ad oggi (che anzi è stata caratterizzata da pesanti "scarica barile" fra ATC, Comune e Prefettura), dall'altro se si chiamano emergenze un motivo ci sarà. Rifiutarsi di concedere abitazioni un po' più piccole di quelle che servirebbero per ragioni igienico-sanitarie e lasciare le famiglie più numerose (quindi con bambini, spesso piccoli) in strada, è una sciocchezza tanto grande da gridare vendetta.
Chi fra i lettori avrebbe problemi ad andare in un'abitazione piccola se l'alternativa fosse quella di non avere un tetto sopra la testa?
Com'è possibile che la Rete per la Casa trovi spazi demaniali vuoti da anni e l'Amministrazione comunale non ne conosca neppure l'esistenza?
 
31/10/2014

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