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Alessandria

La sanità viene premiata, ma non è tutto rose e fiori

La regione strappa al Trentino Alto Adige il primo posto nella classifica realizzata dall'istituto Demoskopika in base all'Indice di performance sanitaria, buoni i livelli Lea, però le strutture territoriali non sempre sono all'altezza e gli ospedali vanno in tilt. Cosa succede ad Alessandria
ALESSANDRIA - Il Piemonte strappa al Trentino Alto Adige il primo posto nella classifica realizzata dall'istituto Demoskopika in base all'Indice di performance sanitaria (Ips) che viene calcolato valutando sette indicatori: soddisfazione sui servizi sanitari; mobilità attiva; mobilità passiva; spesa sanitaria; famiglie impoverite a causa di spese sanitarie 'out of pocket' (farmaci, case di cura, visite specialistiche, cure odontoiatriche); spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli; costi della politica. Dopo il Piemonte ecco la Lombardia, l'Emilia Romagna e il Trentino Alto Adige. Se la classifica generale di Demoskopika vede concentrare al nord il meglio della sanità pubblica e nel Nord Ovest il picco delle migliori prestazioni, come sempre il dato statistico è indicativo di una tendenza, ma non di certezze assolute.

Certo, per il Piemonte non c'è solo il riconoscimento della indagine sull'Indice di performance sanitaria, ma arriva anche il dato relativo alla cosiddetta griglia dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) per il 2015. Sono le valutazioni rispetto al monitoraggio su una lunga serie di indicatori della qualità delle prestazioni sanitarie. Durante la recente presentazione, a Roma, dei risultati nazionali è emerso il positivo piazzamento della regione. “Il Piemonte - spiega Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità - ha fatto, grazie al lavoro del 2015, un balzo di ben cinque punti in avanti arrivando a toccare la soglia di 205 punti (su un massimo di 225, che nessuna Regione ha mai raggiunto), e questo è motivo di grande soddisfazione”. Il Piemonte passa così dal terzo al secondo posto in Italia per qualità delle prestazioni, dietro alla Toscana. “La crescita è avvenuta in particolare sulle aree territoriali, sulla copertura vaccinale degli anziani con più di 65 anni, mentre per quanto riguarda l’area ospedaliera i risultati erano già elevati. È poi migliorata l’offerta dei servizi ai malati terminali e ci sono stati progressi nella veterinaria” sottolinea Renato Botti, direttore dell’assessorato alla Sanità. Entro il mese di gennaio, annuncia poi Saitta, verrà presentato “un piano strutturale e organico per la riduzione delle liste d'attesa, che sarà avviato insieme alla costituzione del nuovo Cup (centro per le prenotazioni) unico per le prenotazioni”.

Se per il Cup sarà forse la volta buona dopo i ripetuti annunci che si sono susseguiti, ma che non sono stati tradotti nella pratica anche a causa della complessa, e non ancora risolta, integrazione fra tutti i servizi erogati dalle Asl e dalle aziende ospedaliere, su altri fronti il lavoro da fare è ancora molto. L'alta qualità delle prestazioni ospedaliere non viene sempre compensata dalla rete territoriale della sanità che è alla base di alcuni fenomeni negativi che determinano criticità che potrebbero, peraltro, essere superate. È un aspetto emerso più volte, ma che per ragioni più legate al 'politicamente corretto' di molti amministratori pubblici che all'interesse primario dei pazienti e dei cittadini, non viene affrontato con la decisione che merita. Eppure ancora recentemente è stato sotto l'occhio di tutti. “Confrontata con la media di tutto il 2016 è aumentata l’incidenza dei ricoveri, legata alla più frequente presenza di pazienti anziani con pluripatologie. Questo determina anche una maggiore durata dei ricoveri e difficoltà nelle dimissioni. Una situazione che l’azienda ospedaliera sta affrontando grazie all’impegno e alla professionalità dei propri operatori e con alcune misure organizzative precauzionali, tra cui l’allestimento di un maggior numero di posti letto internistici dedicati ai ricoveri.

Si ricorda che è possibile rivolgersi sempre con fiducia in prima istanza al proprio medico di famiglia e al pediatra, primi riferimenti per la propria salute e per evitare accessi impropri al Pronto Soccorso”. Così si legge su un comunicato dell'azienda ospedaliera che ha fatto il punto sugli accessi al Pronto Soccorso e sull'andamento influenzale.Dal 1 al 7 gennaio ssono stati 847 gli accessi (contro gli 828 dello stesso periodo del 2016); di questi 197 si sono trasformati in ricoveri, con una media giornaliera di 28 ricoveri superiore alla media giornaliera di circa 20. E il giorno che ha visto il maggior numero di ricoveri, 36, è stato il 3 gennaio. Rispetto ai dati relativi al 2016, gli accessi sono aumentati del 2,17p per cento, con un incremento dei codici rossi (54,84 per cento) e gialli (35,98 per cento) contro una riduzione dei codici verdi (-8,25 per cento) e bianchi (-53,23 per cento), "segno questo di una maggiore appropriatezza di utilizzo del Pronto Soccorso da parte dei cittadini" commentano alla direzione dell'azienda ospedaliera. Una inversione di tendenza importante, ma certo non ancora sufficiente. I pazienti ricoverati nella prima settimana di gennaio, che hanno avuto principalmente diagnosi relative a problematiche relative all’apparato respiratorio e in seconda battuta al sistema circolatorio, hanno trovato buona  parte (140) ricovero in strutture di area medica, mentre solo 24 erano le problematiche che hanno richiesto un ricovero in area chirurgica per problemi di tipo traumatologico o chirurgico. Altri 33 ricoveri sono stati effettuati in Ostetricia (23), per patologie legate alla gravidanza) e in altre strutture aziendali. 
 
Interessante il dato sull'aumento dei passaggi di anziani con pluripatologie. Perché? Ad Alessandria, ospedale hub per le province di Alessandria e Asti che operano su un bacino di oltre seicentomila persone, si deve fare i conti con una situazione che ben fotografa una indagine dell'Ipasvi (Infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici di infanzia, ente pubblico che ha la rappresentanza a livello nazionale degli infemieri). “È fuori dell’ospedale che vanno organizzate le strutture adatte per limitare accessi e ricoveri. Dagli ospedali di comunità alla farmacia dei servizi. E per farlo basterebbe applicare le norme e gli atti programmatori esistenti. La presa in carico degli assistiti, territoriale e ospedaliera, deve prevedere un modello che si caratterizzi per la capacità di porre il paziente al centro del percorso di cura, puntando all’integrazione e alla personalizzazione dell’assistenza” affermano i vertici nazionali.

Secondo l’Ipasvi, in ospedale l’assistenza dovrebbe avvenire in base a diversi livelli di complessità assistenziale ed intensità delle cure: un livello di intensità alta che comprende le degenze intensive e sub-intensive; un livello di intensità media che comprende le degenze per aree funzionali (area medica, chirurgica, materno infantile) e un livello di intensità bassa dedicata a pazienti post acuti. Mentre è fuori dell’ospedale che vanno organizzate “le strutture adatte per limitare ancora una volta accessi e ricoveri. Accanto all’ospedale di comunità che consente l'assistenza alla persona e l'esecuzione di procedure clinico-assistenziali a media/bassa intensità e breve durata e all’ambulatorio a gestione infermieristica che consente di accogliere pazienti affetti da patologie croniche in fase di stabilizzazione e favorisce le dimissioni protette, va definito il ruolo chiave degli infermieri nell’assistenza domiciliare integrata, in quella presso le strutture residenziali e i centri diurni dove sia i trattamenti intensivi, di cura e mantenimento funzionale, sia quelli estensivi di cura e recupero funzionale a persone non autosufficienti con patologie che richiedono elevata tutela sanitaria con continuità assistenziale, richiedono la presenza infermieristica sulle 24 ore”. Quello che l'Ipasvi richiama è un modello che in Piemonte, come nell'Alessandrino (con le Case della salute) sta iniziando a prendere forma, ma la strada è ancora lunga. Determinante è il ruolo dei medici di famiglia che dovrebbero aiutare a migliorare la cultura sanitaria dei cittadini, anche per ridurre il consumo inutile di farmaci, il ricorso inappropriato a esami, l'accesso altrettanto improprio al Pronto Soccorso. C'è chi lo fa. Certo. Ma anche chi liquida il paziente con due ricette e una impegnativa per esami che si potrebbero tranquillamente evitare, magari con una visita accurata come avveniva una volta.

La differenza tra statistiche e realtà emerge anche dall'inchiesta sulle zone di Novi Ligure e Ovada (La sanità locale rischia il caos? Sanità, giusto coniugare interessi locali e salute? La fiera della sanità), pubblicata anche sull'edizione di Alessandrianews e Sport in edicola questa settimana.
 

10/01/2017

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