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Alessandria

Più letti e infermieri in ospedale, ma con un occhio al privato

L'azienda alessandrina apre dieci letti, assume cinque persone e punta a una gestione 'flessibile' dei reparti. Intanto prosegue la riorganizzazione dei Poliambulatori, viene aggiudicato l'appalto per il blocco operatorio e Giovanna Baraldi guarda alle strutture convenzionate
ALESSANDRIA - Dieci posti letto in più al quinto piano dell'ospedale civile, fra i reparti di Medicina di urgenza e Medicina Interna. Cinque nuove assunzioni, interinali però, per coprire i turni infermieristici. La volontà di rendere permanente questo potenziamento, ma anche la necessità di creare una filiera di cura che da quella 'alta' per acuti, passa per quella a più 'bassa intensità' e per farlo deve guardare alle strutture private convenzionate. Le novità della sanità alessandrina si possono sintetizzare intorno a questi tre punti, emersi a margine della valutazione sull'andamento degli accessi al Pronto soccorso di Alessandria e ai ricoveri registrati a cavallo delle festività appena finite. Quello del capoluogo è un ospedale di specialità per pazienti acuti e che svolge il ruolo di hub per un bacino di Alessandria e Asti pari a seicentomila abitanti. Ma è anche “l'ospedale” di Alessandria, quindi deve garantire un ruolo di ordinaria attività che è simile a quelli degli altri nosocomi, nei Comuni centro zona, che dipendono però dall'Asl Al. Due facce della stessa medaglia. Che deve fare i conti un'azienda ospedaliera “che è stata sottofinanziata dalla Regione Piemonte perché per anni è stata sotto attrezzata e quindi ha prodotto meno di altre”. Ma oggi “il fatturato è in crescita, a parità di risorse e dotazioni, e quindi chiederò alla Regione di aumentare le risorse”. Chi parla è Giovanna Baraldi, direttore generale dell'azienda ospedaliera 'Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo' di Alessandria, che punta a un modello organizzativo 'flessibile' (“Ho iniziato a parlare con i sindacati” dice) e diverso dall'attuale perché “dobbiamo gestire un fabbisogno diversificato”.

I posti letto non si possono aumentare (sono circa 480), ma il loro uso “può essere cambiato”. Baraldi dice basta all'assegnazione “come capita” delle degenze, condizionate dalla scarsità di posti. Se il reparto di cura iniziale è uno, il paziente nella fase di convalescenza “non deve andare in strutture che non hanno nulla a che fare con la sua patologia”. Principio sacrosanto, ma di difficile applicazione in periodi di concentrazione di degenze ed emergenze (dalle cause più svariate e non solo legate a patologie gravi reali). Ecco perché la direzione vuole aumentare, benché di pochissimo, i posti letto (con l'apertura del Poliambulatorio Santa Caterina i primi risultati positivi si vedono già) e nello stesso tempo riorganizzare la gestione dei reparti maggiormente sotto pressione. “Alla Regione sottoporrò un piano preciso, con richieste dettagliate” ribadisce prima di ricordare che con l'attivazione del nuovo blocco operatorio sarà possibile, come peraltro ha confermato anche l'assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta, procedere alla unificazione di Ostetrica e Terapia intensiva neonatale “utilizzando una parte degli spazi che verranno lasciati liberi all'ottavo piano nell'area del vecchio blocco operatorio”. Alcune sale resteranno in servizio per aumentare l'attività chirurgica, ma altri spazi (“L'ampliamento richiederà mesi e investimenti”) avranno una nuova destinazione.

È un processo analogo a quello innescato dal Poliambulatorio specialistico Santa Caterina, a piano terra di fronte al corridoio dell'ingresso interno al Pronto soccorso. Le prime quattro specialità che hanno avviato l'attività sono state Neurologia, Reumatologia, Neurochirurgia, Ortopedia. Progressivamente toccherà a Chirurgia generale, Chirurgia plastica, Malattie del fegato, Fisiopatologia digestiva, Medicina generale, Medicina d’urgenza, Endocrinologia. La nascita del polo ambulatoriale 'a bassa intensità', dove il rapporto medico e paziente è diretto è il primo passo di una riorganizzazione di servizi e spazi destinata a cambiare in modo significativo l'attività di molti reparti. La revisione radicale della Riabilitazione funzionale ha infatti permesso di liberare altri spazi all'interno dell'ospedale che fra un mese circa saranno pronti per poi accogliere un secondo Poliambulatorio strumentale 'ad alta complessità' con attrezzature e apparecchiature e un Day Hospital medico. Inoltre è prevista la concentrazione di tutte le attività oculistiche (oggi distribuite su quattordici ambulatori) in un solo spazio. Complessivamente su un'area di circa settecento metri quadrati, nella zona della Palazzina Fiandesio, troveranno posto le specialità ambulatoriali complesse di Chirurgia toracica, Chirurgia vascolare, Fisiopatologia respiratoria, Allergologia, Cardiologia. L'ultimo intervento di riorganizzazione degli spazi riguarderà la concentrazione all'interno del 'Gardella' di tutta l'attività libero professionale.

Rispetto al nuovo blocco operatorio, è stata autorizzata l'aggiudicazione definitiva, dopo che il Tar (Tribunale amministrativo regionale) del Piemonte ha respinto il ricorso, dell'appalto per le sale alla Trumpf Med di Limena per un valore di oltre due milioni e duecentomila euro. “Attendiamo che trascorrano i trenta giorni previsti per un eventuale ulteriore ricorso, prima di iniziare la preparazione dei locali” precisa Baraldi. Che sulla data di apertura del blocco operatorio stavolta non si sbilancia.

Sulla gestione dei pazienti che devono passare dalla fase acuta a quella di convalescenza, nella visione della Regione Piemonte doveva essere strategica l'integrazione fra ospedali e Distretti sanitari, in particolare in realtà come quella alessandrina dove l'Asl Al ha la competenza sulle strutture ospedaliere dei maggiori centri della provincia, mentre ad Alessandria c'è l'azienda ospedaliera che gestisce il civile, l'infantile e il centro di riabilitazione Borsalino. Invece i rapporti non devono essere dei migliori se Giovanna Baraldi guarda al privato convenzionato (anche perché appare estremamente complicato potenziale una lungodegenza interna) e parla in termini critici della gestione della fase acuta per le conseguenze dell'influenza, soprattutto rispetto ai pazienti più anziani e che soffrono già di altre patologie: “Di fronte ai giorni difficili che scandiscono il periodo delle feste e dei picchi influenzali si poteva pensare di organizzare una unità di crisi insieme all'Asl Al, ai medici di base e al 118. Ma non ci sono riuscita”. I pazienti, passati dal Pronto soccorso e ricoverati nella prima settimana di gennaio, che hanno avuto principalmente diagnosi relative a problematiche relative all’apparato respiratorio e in seconda battuta al sistema circolatorio hanno trovato in buona parte (140) ricovero in strutture di area medica, mentre solo 24 erano le problematiche che hanno richiesto un ricovero in area chirurgica per problemi di tipo traumatologico o chirurgico. Altri 33 ricoveri sono stati effettuati in Ostetricia (23, per patologie legate alla gravidanza) e in altre strutture aziendali. Dal 1 al 7 gennaio il Pronto Soccorso del Civile ha registrato 847 accessi (contro gli 828 dello scorso anno), di cui 197 si sono trasformati in ricoveri, con una media giornaliera di 28 ricoveri (superiore alla media giornaliera di circa 20).
11/01/2017

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