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Alessandria

Oscar del Successo: ecco i vincitori

Domenica 12 ottobre a Palazzo Monferrato la cerimonia di consegna dei premi. Anche quest'anno 6 premiati per aver dato lustro con la loro attività alla provincia di Alessandria
ALESSANDRIA - Anche quest’anno sei alessandrini saranno festeggiati con il prestigioso Premio Oscar del Successo per avere dato lustro con la loro attività in campo nazionale e internazionale alla provincia di Alessandria. Per il 2014, alla 44a edizione, saranno premiati Giuseppe Spinoglio di Pietra Marazzi per la medicina e ricerca, Fausto Delucchi di Valenza per la Davite & Delucchi gioielli, Andrea Sibilio di Alessandria liutaio con il fratello Riccardo, l’industriale Alessandro Bonino di Alessandria, Simone Barbato di Ovada per lo spettacolo e Romana Blasotti Pavesi di Casale Monferrato per l’impegno sociale.

Sono stati scelti su segnalazione delle redazioni di tutti i giornali della provincia e regione, da parte di una giuria riunita a Palazzo del Monferrato presieduta da Piero Martinotti della Camera commercio di Alessandria formata da giornalisti e rappresentanti degli Enti patrocinatori: Regione Piemonte, Fondazione Cassa Risparmio di Alessandria, Camera di Commercio, Citta  di Alessandria, Confederazione Nazionale Artigiani e Palazzo del Monferrato. L’organizzazione come sempre è curata dall’ideatore del premio Paolo Vassallo e dall’associazione culturale Suol d’Aleramo. La cerimonia di consegna del premio si svolgerà domenica 12 ottobre alle 17,30 nella Sala Congressi di Palazzo del Monferrato in via San Lorenzo 21, alla presenza delle massime autorità provinciali e regionali. Il pubblico potrà assistere liberamente alla cerimonia.

Simone Barbato di Ovada “Oscar per lo spettacolo”
I suoi fans dicono di lui su facebook: “Quel pazzo di Simone che anche se non sembra all'apparenza, è un grande artista”. Parlando agli studenti di un Corso di Teoria della Comunicazione, é proprio lui a svelare la sua nuova sfida: "Dare vita ai concetti astratti”. Guardando Zelig penseremmo a lui come a un attore, un cabarettista, un comico ma per il più famoso e popolare mimo televisivo è forse riduttivo. Un acaro, una candela, la coda di un gatto, un cavatappi possono incollare al teleschermo migliaia di spettatori? La risposta è “sì”, se a dar loro un'anima é Simone Barbato, uno dei comici italiani apprezzati da Claudio Bisio per le sue scelte bizzarre, sintetiche, efficaci. Un amplob d'eccezione, quando Simone sale sul palco anche i più banali attrezzi inanimati acquistano anima e comicità. Il risultato è però frutto di studio e preparazione che non mancano certamente a Simone Barbato. Diploma in pianoforte conseguito al Conservatorio Alessandrino Vivaldi; diploma in recitazione ottenuto alla Scuola Dollfus del Teatro Comunale di Alessandria; allievo di canto lirico in qualità di tenore con il Maestro Fabio Poggi di Asti; stage di clown a Genova con Jango Edwards. Con questo bagaglio Simone parte per il successo verso cinema, televisione, teatro. Per il cinema, nel 2012 coprotagonista di “Colpo di fulmine”, regia di Neri Parenti. Per la televisione partecipa al varietà Zelig nel 2009 e nel  2010, prosegue con “Avanti un altro” e nel 2012 partecipa a “Paperissima”. E per il teatro? Qui addirittura due generi: opera e prosa. Nel 2012 l'opera “Un taglio dal barbiere di Siviglia”; dal 2007 al 2009 a teatro con “Aspettando Godot”; nel 2009 autore e interprete di “Teresa Bracco” una storia di guerra e santità; nel 2006 “La ragazza di Brasov” ; dopo di essere partito, nel 2003, con “Gian Burrasca” e nel 2002 con “Sogno d'altri tempi” una peace teatrale di cui è autore e interprete. Parlando della sua “professione”, dice: “Non mi interessano le risate sguaiate perché il mio scopo è strappare un sorriso intelligente, recuperando valori che stanno scomparendo”. Un proposito nobile in un panorama di televisione urlata e satura di volgarità. Il suo successo? Essere capace di regalare al suo pubblico esibizioni fantastiche ed emozionanti tra realismo e abilità scenica, passando attraverso il talento artistico, lo spirito di osservazione, la creatività intelligente.

Romana Blasotti Pavesi di Casale Monferrato “Oscar per l’impegno sociale”
“La” Romana, così, in modo semplice e familiare, Romana Blasotti Pavesi é conosciuta a Casale Monferrato. Una vita già segnata dall’amianto fin dal nome del suo paese di nascita: Salona d’Isonzo. Questo nome deriva dalla Società Salonit che lavorava l’amianto in quelle terre. Giunge a Casale Monferrato da giovane ragazza e si sposa con un Mario Pavesi, operaio Eternit che non fa in tempo a godersi la sudata pensione perché morirà subito dopo per mesotelioma pleurico. La signora Romana incontra per la prima volta la nuova “piaga” di Casale: il tumore maligno causato dall’amianto. Supera il lutto e si avvicina al sindacato iniziando la “sua” strenua battaglia per la salute dei lavoratori,occupati all’Eternit. Partecipa alla costituzione della Associazione Familiari Vittime Amianto, l’Afeva e ne diviene primo presidente nel 1988. Da quell’anno, la signora Romana è attiva, impegnata, appassionata testimone e operatrice delle battaglie civili per la salute nei luoghi di lavoro, la giustizia verso i colpiti dall’amianto, la bonifica dei siti e la ricerca medica sul mesotelioma. Diventa la bandiera di questa lotta e simbolo nazionale e intercontinentale per tutti coloro che vogliono reagire di fronte alla tragedia dell’amianto, la cui produzione è stata significativa a Casale Monferrato, ma rappresenta anche una produzione tragicamente inserita nella globalizzazione industriale. Nella famiglia della signora Romana, il cancro miete ancora: non solo il marito Mario ma anche la sorella Libera nel 1990, il nipote Giorgio nel 2003, la figlia Maria Rosa nel 2004. Addolorata, ammaccata ma indomita, dritta e non rassegnata, Romana Biasotti Pavesi, volto sorridente e occhi dolcissimi ma dura e valorosa, continua a lottare per i suoi morti e per quelli delle altre famiglie,purtroppo ormai migliaia, un vero bollettino di guerra, conducendo in prima fila le battaglie, tuttora in corso, per ottenere giustizia, per risanare il territorio e per ottenere uno sviluppo della ricerca sanitaria capace di terapie idonee e di farmaci all’avanguardia per debellare, il suo e di tante altre famiglie, nemico crudele e perfido: il mal d’amianto e la morte per mesotelioma pleurico.

Alessandro Bonino di Alessandria “Oscar per l’industria metalmeccanica”
In questi anni di crisi abbiamo perduto tanto valore, tanto know-how, tante imprese, tanta occupazione, ma nonostante questo continuiamo ad essere uno dei Paesi di punta nel manifatturiero di qualità, specie con aziende importanti come la “Bonino spa”, gruppo leader guidato dal 1999 da Alessandro Bonino, subentrato al padre Giovanni che ne è stato il fondatore e tuttora ancora ben attivo in azienda, che ha in quindici anni incrementato del 450% l'occupazione,passata da 30 addetti a 170 e il fatturato del 350%: era di 4.5 milioni e oggi è giunto a 20 milioni di euro. Un risultato entusiasmante in risorse umane e in produzioni, ma soprattutto un risultato straordinario se consideriamo l'andamento dell'economia mondiale in questo periodo difficile. Alessandro Bonino, laurea in ingegneria, ha fatto della sua Azienda un Gruppo italiano che progetta, costruisce e vende Sistemi Automatici di Orientamento, di Controllo e Visione per Linee di produzione bassa, media e alta cadenza. Un Gruppo che opera a livello internazionale in ogni settore merceologico: automotive, cosmetico, alimentare per citarne alcuni e con tipologia di mercato diverse come assemblaggio, packaging, riempimento ed altre. La strategia aziendale si fonda su dieci parole chiave: opportunità, integrità, rispetto, merito, passione, identità, confronto, integrazione, competizione. La condivisione di questi valori è l'essenza della cultura d'azienda che Alessandro Bonino ha immesso in questa sua esaltante esperienza imprenditoriale, così da permetterne la crescita  giorno per giorno, frutto di un impegno costantemente rafforzato. Valori elevati a principi di vita che alimentano la coscienza civile, sociale, economica del Gruppo Bonino e restituiscono l'appagamento degli sforzi profusi e la necessaria serenità per accettare le nuove sfide. Al management del suo Gruppo, Alessandro Bonino chiede una leadership responsabile, finalizzata ad una crescita economica sostenibile e maturata nel rispetto dei valori dell'uomo, capace di agevolare la ricerca, l'innovazione sulle tecnologie, la competitività del sistema produttivo. Questo patrimonio di conoscenze, di innovazione, di umanità non resta al chiuso degli ambienti lavorativi del Gruppo Bonino: annualmente vengono organizzati stages aziendali rivolti a diplomandi e laureandi, formandoli nel merito didattico in supporto alle attività scolastiche e parallelamente preparandoli ad affrontare al meglio l'ingresso nel mondo del lavoro. Non rientra nella produzione economica o nel fare impresa, ma è giusto ricordare che il Gruppo Bonino ha fondato e sostiene il programma “Volare” finalizzato a promuovere la pratica del Tennis in carrozzina e l'organizzazione dei relativi tornei. La ricetta del “successo” di Alessandro Bonino? La fornisce lui stesso:”Perseguire una crescita sostenibile implica professare una filosofia d'impresa che abbracci, senza privilegi, le seguenti aree: economia, ambiente, persone e comunità”.

Fausto Delucchi di Valenza “Oscar per la gioielleria”
Prima del banco da orafo, il banco da disegno e prima di fabbricare, il creare: questo è Fausto Delucchi, nato con la matita in mano per disegnare e creare con fantasia e tecnica, i suoi gioielli. Dopo l'essere lui un designer di  grande nomea, ecco in lui le doti dell’imprenditore con le qualità della lungimiranza, del manager che sa capire e cogliere il mercato, dell’uomo che sa dirigere con la testa e con le mani, ma soprattutto col cuore, la propria azienda. Queste sue capacità, unite all’abilità, all’attitudine, alla passione che appartengono anche al socio Renato Davite che si occupa del reparto  produzione, hanno creato il successo della “Davite & Delucchi”: un team di oltre 50 persone, abili  ed esperti orafi, che da più di  40  anni opera in eccellente sinergia nella produzione di preziosi gioielli esclusivamente “Made in Italy”. Gioielli pensati e creati con orgoglio e fierezza perché l’anima che esce dalla “Davite & Delucchi” va alla clientela quale emblema di qualità, di valore, di pregio. Sono due i Marchi con i quali la “Davite & Delucchi” firma le proprie collezioni: la DD Gioielli per le linee più importanti e la DD Fashion, easy e giovane per una clientela che desidera il bello di qualità, però raggiungibile. Un bel gioiello ha bisogno anche di essere presentato con eleganza e in questo la “Davite & Delucchi” si é affidata all’interpretazione di affermate testimonials: Martina Colombari, Aida Yespica e Elisabetta Gregoraci, negli ultimi due anni. Sono loro ad “indossare” i gioielli, presentandoli nel corso di importanti campagne pubblicitarie su riviste mensili e settimanali di grande diffusione: messaggi non solo economici e pubblicitari, ma anche un apporto culturale perché il cliente possa gustare il bello. Con lo stesso spirito di iniziativa, il gioiello valenzano realizzato dalla “Davite & Delucchi”, viene promozionato nelle principali fiere e mostre di settore in Italia e all'estero, dove l'Azienda allarga sempre la propria presenza e ottiene sempre più l'approvazione e l'ammirazione per i suoi “gioielli” dal gusto raffinato. La “mission” di Fausto Delucchi é sempre stata e continua ad essere quella di sapersi mettere in gioco nella vita e nella creatività professionale, inventando qualcosa di più e al top per rimanere al passo con i tempi, donando stupore e incanto.

Andrea Sibilio di Alessandria “Oscar per l’artigianato artistico”
Un sogno da ragazzi che diventa passione per un lavoro che si intreccia tra arte e artigianato, tra creatività e manualità. Così è nata la Liuteria Sibilio dei Fratelli Andrea e Riccardo, cresciuti in una famiglia di musicisti e che negli anni '80 frequentano la classe di violino presso il Conservatorio di Alessandria. Dallo studio dello strumento, l'interesse passa al come è costruito e quindi al passo successivo: la scoperta della liuteria. In Piemonte non si può non ricordare nello scorso novecento Arnaldo Morano di Rosignano Monferrato e con lui molti importanti liutai divenuti famosi nel mondo. E' grazie a questo Maestro liutaio e alla fiducia di un importante collezionista, che i Fratelli Sibilio possono dare corso alla loro passione: da venticinque anni operano nella costruzione di strumenti ad arco e a pizzico; al loro restauro con il recupero delle lavorazioni dei materiali utilizzati per i decori e gli intarsi, in modo da riportare lo strumento non solo a suonare ma anche alle sue condizioni estetiche originali. La successiva collaborazione con i musicisti che utilizzeranno questi capolavori, li porta a specializzarsi nella fase della messa a punto dello strumento, permettendo al concertista la massima qualità del suono. Dal 2001 si aggiunge la costruzione del contrabbasso, strumento in cui la Liuteria Sibilio ha trovato una propria eccellenza: non per niente, nel 2003, ha ricevuto dalla Regione Piemonte il riconoscimento di “Eccellenza Artigiana” nel settore strumenti musicali. E' il “Nobel” concesso a chi pratica l'artigianato artistico nella nostra realtà regionale con nobiltà, tradizione, capacità. La Liuteria Sibilio ha il vanto e l'onore di essere richiesta e presente a Mostre ed Esposizioni di grande qualità: nel 2005,  “Esposizione di strumenti ad arco Piemontesi dal XVII al XX secolo” dedicata all'importante figura del Conte Cozio di Salabue; nel 2008 “La Chitarra-quattro secoli di capolavori” tenutasi a Palazzo Monferrato; nel 2013 “Stradivari a Palazzo” in occasione dei campionati di sci nordico. Un bel “blasone” nel settore degli strumenti musicali ma ai Fratelli Sibilio, giustamente non basta perché bisogna tendere e ricercare obiettivi sempre più alti e ambiziosi per loro e per la comunità civile in cui operano. Ecco allora i molteplici progetti vedranno Andrea e Riccardo Sibilio presenti in nuove Esposizioni con restauri e strumenti unici, realizzati con la passione che fin da ragazzi li incita e li anima.

Giuseppe Spinoglio di Pietra Marazzi “Oscar per la medicina e ricerca”
Ogni malato desidera sempre per sé un medico che gli garantisca scienza e coscienza. La scienza capace di fornire le migliori cure al paziente che ne ha bisogno, e la coscienza che agisca  fornendo cure efficaci nel rispetto della persona malata e del suo diritto di accedere all'utilizzazione delle cure con disponibilità e qualità. Giuseppe Spinoglio sa unire quelle due prerogative nella sua figura di medico specialista e di chirurgo valido e capace, svolgendo la sua missione professionale nell'Ospedale del nostro capoluogo di provincia ove  il suo incarico è di Direttore di Unità Operativa di Chirurgia Generale ad indirizzo Oncologico dal 2002, incarico che va dalla chirurgia oncologica, alla chirurgia palaroscopica anche in singolo accesso, alla chirurgia robotica avanzata, in particolare colorettale, gastrica e con singolo accesso robotico. Alterna la Sala operatoria in Ospedale con la cattedra all'Università. Dal 2002 ad oggi è Professore a Contratto in Tecnica Operatoria e Anatomia Chirurgica presso la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale dell'Università degli Studi Avogadro. Medline, il database internazionale di bibliografie di scienze della vita e discipline biomediche, ha censito 26 pubblicazioni di Giuseppe Spinoglio in inglese e 13 pubblicazioni in italiano, mentre sono 6 i libri in italiano e inglese che ha scritto nelle materie in cui gli sono riconosciuti i meriti e i valori della competenza, dell'intelligenza, della perizia.  Fra i suoi incarichi internazionali, frutto delle sue ricerche avanzate, ricordiamo: la direzione del Centro Insegnamento Europeo per chirurgia robotica, la docenza a Parigi all’Università  di Chirurgia  Renè Descartes fino alla presidenza della Clinical Robotic Surgery Association con elezione a  Chicago nel 2012. Guardando il proprio curriculum Giuseppe Spinoglio può sentirsi orgoglioso dei successi professionali conseguiti: ma il successo più bello sta nei riconoscimenti continui che riceve dai suoi pazienti. A loro riserva un “contatto” diretto e con loro sa stabilire compartecipazione attiva, psicologica, consapevole, umana al procedimento terapeutico, realizzando un’unione operativa di forze e di sforzi congiunti nei confronti della malattia oggi più insidiosa: quella di natura oncologica.
11/10/2014

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