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Provincia

Cuccioli di capriolo "non toccateli, non sono abbandonati"

E' in crescita il fenomeno dei ritrovamenti di cuccioli in prati e boschi. L'allarme dal Centro di recupero della fauna selvatica: "non sono abbandonati, ma se vengono toccati la madre non li riconoscerà più". Nel 2011 sono 220 gli animali portati al centro, soprattutto uccelli
E' di nuovo allarme, in provincia, per il numero di ritrovamenti di cuccioli di capriolo. Basta fare una passeggiata in un bosco tra le nostre colline e non è impossibile scorgere i piccoli accovacciati tra l'erba. Viene istintivo raccoglierli, ma è un errore da non fare. Ecco perchè. "Il problema è molto rilevante soprattutto nella provincia di Alessandria già da molti anni", dichiara Carlo Carbonero, Responsabile del Centro di Recupero della Fauna Selvatica del Piemonte Orientale, (struttura del Parco Fluviale del Po e dell’Orba per la cura degli animali selvatici in difficoltà, più precisamente feriti, avvelenati o debilitati). "In questo periodo estivo nascono piccoli caprioli soprattutto nei prati dove l’erba è alta, il loro ambiente naturale. La madre è solita nascondersi nelle vicinanze e lasciare il piccolo da solo finché non torna la sera tardi per allattarlo. Perciò tanti cuccioli vengono trovati da soli, nei prati, da chi passeggia, e il primo pensiero che viene in mente è che siano abbandonati, ma questo non succede quasi mai nella natura, ed è importante ricordarlo, a patto che i genitori non vengano catturati o uccisi." Dopo il ritrovamento, i piccoli vengono spesso portati a casa, vengono nutriti, ovviamente con gli alimenti sbagliati, la maggior parte icon latte vaccino, che non è assolutamente adatto perché causa seri problemi all’intestino e i cuccioli rischiano di morire dopo 2 o 3 giorni. 

Un errore che non viene effettuato al centro di recupero, dove possono essere portati i cuccioli. Ma nache in questo caso, si pone un altro probelma. "Chi sopravvive ha, poi, grandi difficoltà a reinserirsi nel proprio habitat, perciò il ritorno nella natura avviene dopo qualche anno dalla presa in carico del Centro di Recupero". Il problema consiste nell’abitudine che questi animali sviluppano alla costante presenza dell’uomo, "perciò una volta in libertà cercano le cascine e gli altri posti abitati, rischiando involontariamente la propria vita e la nostra quando si ritrovano spaesati sulle strade e le autostrade e provocano incidenti a volte mortali".
Il Parco del Po insieme alla Provincia di Alessandria collaborano intensamente per sensibilizzare la popolazione a non toccare gli animali e a non portarli via quando vengono trovati. Se non sono “feriti, avvelenati o debilitati” la miglior cosa da fare è lasciarli vivere senza interferire, altrimenti si causano più danni di quanto non si creda. Dà più garanzie lasciarli dove vengono trovati.


Quest' estate sono arrivati 9 caprioli, purtroppo soltanto 2 sono sopravvissuti. Negli anni passati ne erano arrivati molti di più. Sono stati trovati anche tantisimi volatili, tanti piccoli di civette ai loro primi voli, che si sono poi ritrovati nei cortili delle case. Succede spesso che, per evitare che cani e gatti li prendano, i padroni in causa li portino al Parco del Po, ed in effetti quest'anno sono arrivate 30 piccoli di civetta da tutto il territorio alessandrino. Il numero varia ogni anno anche per gufi, allocchi, poiane, ricci, merli , piccoli caduti o usciti dal nido.
"Nel 2011 sono arrivati al Centro di recupero 220 animali, nel solo mese di giugno 96 esemplari, il che è un buon segno che sono ancora tanti, ma se fossero lasciati lì, potrebbero vivere una vita nella natura e avere più speranze di vita. Il Centro aiuta gli animali a rimettersi in piedi, laddove c'è ancora speranza, ma non può insegnare a cacciare, a volare, a vivere in libertà, una volta che sono rinchiusi a contatto con l'uomo. Si può salvare, diciamo, solo a metà quello che è un'animale selvatico."
31/07/2011
Marie Christine Selea - redazione@alessandrianews.it

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