Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione
Alessandria

Housing sociale: scandalo ad Alessandria

I 4 progetti avviati nel 2008 e vincitori di un bando della Regione per quasi 2 milioni dovevano essere finiti entro il 2012, ma ad oggi nessuno di questi è pronto. A San Michele il rischio è quello che si crei un “ghetto” per persone in difficoltà, costato sulla carta 1 milione e mezzo di euro
ALESSANDRIA - Questo cartello oggi può essere il simbolo del naufragio dell’housing sociale in città. Un’immagine sbiadita, senza più un senso, con nomi e cifre grattati via dal tempo. Lo si trova affisso al cancello d’ingresso in un grande immobile a San Michele, finanziato con più di un 1 milione e mezzo di euro, che doveva essere consegnato nel 2012 e che non si sa neppure se verrà mai finito. Chi sono i responsabili di questo scandaloso spreco? In un periodo in cui la lotta per la casa riguarda migliaia di persone è ancora più doloroso sollevare il velo su quanto stiamo per raccontare.

Housing sociale ad Alessandria: un po’ di storia
Nell’ottobre 2008 la Giunta comunale Fabbio inizia l’iter, dopo essere stata ammessa al finanziamento regionale, per la realizzazione di 4 progetti sperimentali di “social housing”. La Regione annuncia la disponibilità di 1 milione e 898 mila euro, integrati dagli altri soggetti partners (Comune, Atc, Caritas, Cissaca, Asl), per una cifra complessiva che supera di poco i 2 milioni di euro. I fondi vengono così ripartiti:

395 mila euro per il “Progetto donna”: 5 alloggi per ospitare temporaneamente donne sole senza fissa dimora, in fase di reinserimento lavorativo o sociale, più uno destinato a un’operatrice notturna per presidiare la struttura. Viene scelto per ospitarlo un immobile in via San Giacomo della Vittoria, messo a disposizione del Comune (con un comodato d’uso gratuito trentennale) dalla Diocesi di Alessandria.

La restante parte (circa 1 milione e 600 mila euro) viene destinata alla ristrutturazione e all’adeguamento di un insieme di alloggi tutti posti nello stesso luogo a San Michele, in un immobile messo a disposizione dalla proprietà, la Parrocchia dei Santi Michele e Carlo, guidata da Don Ivo Piccinini, mediante anche in questo caso un comodato d’uso gratuito trentennale.

L’immobile sarebbe dovuto servire per ospitare, l’uno accanto all’altro, tre differenti progetti, così finanziati:
675 mila euro per il progetto “Verso l’autonomia”: 6 alloggi di residenza temporanea e microcomunità rivolti a persone per le quali la risposta residenziale assistita costituisce una componente essenziale di un più ampio progetto di aiuto;
770 mila euro per il progetto “L’autonomia”: 6 alloggi di residenza temporanea e microcomunità rivolti a persone che hanno completato positivamente percorsi diversi di autosufficienza e a persone che, a seguito di un evento critico - lutto, licenziamento, crisi familiare - hanno perso la loro abitazione o non sono più in grado di sostenerne i costi, pur conservando capacità di vita autonoma;
202 mila euro per il progetto “Un tetto per tutti”: 6 alloggi di residenza temporanea destinati a persone sole con figli, in disagio abitativo e a persone con necessità abitative temporanee determinate da contratti di lavoro di natura precaria, ragioni di studio, cura, assistenza o perdita di occupazione professionale.

(Più di) qualcosa va storto
I lavori sarebbero dovuti terminare, con la consegna delle chiavi per accedere agli spazi e iniziare ad accogliere le persone in difficoltà entro il 2012. Ad oggi però nessuno degli stabili è stato consegnato: se la situazione è già grave per quel che riguarda lo stabile di via San Giacomo della Vittoria, si prospetta disastrosa per il futuro dei progetti legati a San Michele.

Facciamo il punto
Via San Giacomo della Vittoria
I lavori, realizzati in parte dalla diocesi e in parte da un’impresa - poi fallita - individuata dall’Atc, hanno subito più di un rallentamento e hanno comportato spese maggiori del previsto perché il tetto, pare mal sistemato, ha provocato gravi infiltrazioni d’acqua all’interno di alcuni spazi, finendo per vanificare interventi già conclusi, con spreco di soldi e denaro (ad esempio, gli intonaci, nuovi nel 2012, sono già da risistemare per via dell’umidità). Sistemata questa situazione, l’Atc ha consegnato una prima volta le chiavi alla Caritas (a fine 2014), che insieme al Cissaca e agli altri partecipanti al tavolo per le emergenze sociali in città dovrebbe gestire la struttura. Opere di Giustizia e Carità (che di Caritas rappresenta il “braccio operativo”) ha però riscontrato gravi irregolarità, specialmente nella certificazione di alcuni lavori idraulici, con l’ipotesi che la stessa sia stata falsificata, facendo risultare a norma un impianto che in realtà non lo era. Risultato: l’Atc ha ripreso in mano i lavori e sta provvedendo a sue spese (cioè comunque nostre ndr) a risistemare una seconda volta la struttura. Intanto sono passati quasi 3 anni dai tempi previsti di consegna, e ci sono chissà quante donne che avrebbero avuto bisogno di quel tipo di accoglienza e non l’hanno potuta ricevere. “Ci hanno comunicato che la nuova consegna è prevista dopo le vacanze estive, o comunque prima della prossima emergenza freddo”, spiega Marco Santi, presidente di Opere Giustizia e Carità. Vedremo.

Lo stabile di San Michele
Come documentano anche le foto delle due gallerie che vi proponiamo, i lavori procedono molto a rilento. Nel 2014 è stato chiesto (e ottenuto) un ulteriore finanziamento, questa volta da parte della Compagnia di San Paolo, per realizzare alcuni laboratori e magazzini al primo piano e provare a ultimare i lavori (gli alloggi sono praticamente finiti, ma il resto delle parti comuni e dello stabile no), ma i soldi ancora non bastano (bisognerà capire perché ndr) e il Comune ne sta cercando altri (almeno ancora 80 mila euro). Le stime parlano di un’ultimazione degli interventi strutturali non prima del 2016, ai quali bisognerà aggiungere il tempo per realizzare tutti gli allacci. Si parla quindi di almeno 4 anni di ritardo rispetto ai tempi previsti all’inizio.

Purtroppo non è tutto
Il progetto è infatti sostanzialmente inattuabile, e lo sarà anche se i lavori di ristrutturazione dovessero essere conclusi. “Con l’obiettivo di vincere il bando regionale si è infatti proposta la realizzazione di una struttura che ad oggi risulta nei fatti ingestibile”, come confermano sia l’assessore Mauro Cattaneo che il presidente del Cissaca Mauro Buzzi. La collocazione è infatti lungo una strada di campagna neppure asfaltata, fuori dal complesso di case del paese, e pone in un medesimo spazio diversi soggetti svantaggiati, con problematiche differenti ed esigenze d’intervento non omogenee. “Il rischio di creare un ghetto e di acuire l’emarginazione di queste persone esiste - spiega Mauro Buzzi - ma erano già stati inclusi nel progetto iniziale interventi da realizzare per stimolare la partecipazione di tutto il borgo di San Michele ad attività di animazione e integrazione delle persone ospitate lì. Il problema è che oggi il Cissaca non ha certo a disposizione le risorse che aveva nel 2008, e molti degli interventi che erano stati pensati allora non sono più realizzabili. In effetti una struttura di quel tipo richiede un massiccio intervento da parte degli operatori sociali, che dovrebbero presidiare costantemente quegli spazi, ma i soldi non ci sono. L’unica cosa che si può provare a fare è, via via che i lavori proseguiranno, discutere con gli altri partners del progetto quale differente destinazione dare alla struttura, sempre se si otterrà il permesso della Regione, che la sta finanziando”. L’operazione però non è facile perché gli alloggi sono mediamente molto piccoli, adatti a ospitare una sola persona e non un nucleo familiare.

Il dilemma
Sulla vicenda interviene anche l’assessore Mauro Cattaneo, che spiega la difficile scelta da prendere a questo punto: “stiamo valutando diverse possibilità. Il rischio da un lato è quello di finanziare con altri fondi, che ad oggi sono da trovare, l’ultimazione di uno spazio che poi finirebbe per rimanere inutilizzato, perché non ci sono le risorse per farlo funzionare e lasciato a se stesso diventerebbe un ulteriore problema e non una soluzione. Dall’altro, l’ipotesi è quella di utilizzare i fondi che ancora si possono racimolare per finanziare interventi differenti a sostegno della lotta alla povertà in città, finendo però per allungare i tempi di ultimazione di questa struttura residenziale” (con il conseguente ulteriore deperimento naturale che una struttura incompleta incontra di fronte agli agenti atmosferici e a eventuali atti vandalici, per ora scongiurati per la presenza, seppure intermittente, degli operai che lavorano lì quando le attività riprendono a ogni trance finanziata ndr). Da ricordare che, al termini dei 30 anni, l’intero stabile tornerà a piena disposizione della parrocchia, che ne è proprietaria (e che lo ha offerto in comodato d’uso gratuito al Comune, ricevendone in cambio la ristrutturazione). Senza aver ancora potuto utilizzare la struttura ne sono già passati praticamente 4.

Quale che sia il problema (della Regione che eroga fondi a singhiozzo, di qualche dirigente che avrebbe dovuto vigilare meglio di come non sia stato fatto, delle imprese che hanno eseguito i lavori, la lista potrebbe continuare ancora) andrà accertato come stanno le cose. Il rischio, assai concreto, è di aver buttato un mare di soldi pubblici e 4 anni di tempo in un progetto sul quale oggi nessuno si sente più di scommettere.

Su alcuni di questi aspetti non è escluso che verrà chiamata la magistratura a fare chiarezza (come sulle controverse certificazioni presentate per l’alloggio di Via San Giacomo della Vittoria), su altri ci aspettiamo che siano gli stessi protagonisti, di allora e di oggi, a far luce e rendere conto di fronte alla cittadinanza di quanto sprecato.
Housing sociale non vuol dire costruire ghetti ingestibili
Al netto di tutte le considerazioni che potranno essere fatte, restano almeno 2 quesiti ai quali è urgente che venga data risposta. Di chi è la responsabilità per i 4 anni di ritardo accumulati e per l’utilizzo dei fondi erogati? Com’è possibile pensare di progettare interventi di housing sociale scegliendo un’unica struttura nella quale raccogliere persone con problemi differenti, e, come se non bastasse, farlo selezionando un immobile lontano da tutto con costi di gestione insostenibili?
 
27/04/2015

Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione


 
blog comments powered by Disqus

Facebook


Centri sportivi: dalla Giunta la proposta per la ricerca di un partner privato
Centri sportivi: dalla Giunta la proposta per la ricerca di un partner privato
Alessandria-Arezzo 2-3. Le foto di Gianluca Ivaldi
Alessandria-Arezzo 2-3. Le foto di Gianluca Ivaldi
Inaugurato il nuovo laboratorio di chimica organica all'Istituto 'A.Volta'
Inaugurato il nuovo laboratorio di chimica organica all'Istituto 'A.Volta'
Viaggio nel mondo della sicurezza con l'Ispettorato del Lavoro di Alessandria
Viaggio nel mondo della sicurezza con l'Ispettorato del Lavoro di Alessandria
Da Osaka ad Alessandria
Da Osaka ad Alessandria
Bimbi in maschera e dolci sorprese per il Carnevale
Bimbi in maschera e dolci sorprese per il Carnevale
Carnevale al Cristo: le premiazioni
Carnevale al Cristo: le premiazioni
Carnevale al Cristo: la sfilata in corso Acqui
Carnevale al Cristo: la sfilata in corso Acqui
Droghe e alcol: impennata di consumo fra i più giovani
Droghe e alcol: impennata di consumo fra i più giovani
Case vuote, persone senza casa
Case vuote, persone senza casa