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Alessandria

"Far nascere i bambini vuol dire lavorare per il futuro"

1.400 parti nel 2012, e un ruolo di “tutoraggio” per i casi a rischio sul territorio delle province di Alessandria e Asti, con un universo di riferimento di complessive 4.500 gravidanze. Il dottor Diego Gazzolo, primario del reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale Cesare Arrigo, racconta la complessità, e la bellezza, di un’attività “che si fa per passione, non certo per denaro o ambizione”
ALESSANDRIA - “Ricordo che un paziente mi disse tanti anni fa: ‘voi neonatologi siete medici fortunati, perché lavorate per il futuro’. Io aggiungo che per farlo bisogna non solo avere entusiasmo, ma essere un po’ talebani, ossia crederci completamente”. Il dottor Diego Gazzolo è il direttore del reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell'Ospedale SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria, e una “storica” prima pagina del Secolo XIX incorniciata e appesa al muro alle spalle della sua scrivania tradisce, assai più dell’accento, le sue radici liguri. “Sono genovese per nascita e studi, e ho lavorato a lungo al Gaslini, prima di avere il primariato a Catania, e poi qui ad Alessandria. E il Cesare Arrigo, lo ricordo agli alessandrini magari più distratti, è davvero un vanto per questa città: una delle strutture ospedaliere infantili con una maggior tradizione, il che nel nostro settore significa anche cultura, e competenza”.

La Neonatologia, in particolare, è struttura completa, e riferimento per tutto il “quadrante” sanitario delle province di Alessandria e Asti: nel senso che esistono naturalmente altri reparti “neonatali” (ad Asti, Novi, Tortona, Acqui, Casale Monferrato), ma Alessandria fa da riferimento per tutto il territorio per tutti i casi a rischio, che necessitano di assistenza complessa e avanzata: dai neonati prematuri o di basso peso, a quelli con difetti congeniti o con malattie metaboliche. “In realtà abbiamo anche – spiega il primario – non pochi casi di pazienti provenienti da altre parti del Piemonte, e da fuori Regione. Nel 2012 abbiamo avuto circa 1.400 parti diretti qui ad Alessandria, ma se guardiamo all’area complessiva a cui noi forniamo assistenza per i casi a rischio, l’universo di riferimento è stato di 4.500 gravidanze. Va considerato che siamo al fianco delle future mamme fin dal primo controllo prenatale, soprattutto in tutti i casi ritenuti appunto delicati. I nostri specialisti cercano immediatamente di capire quale tipo di terapia adottare prima per la donna incinta, poi per il neonato, appena nascerà. Siamo, ad esempio, uno dei 20 centri in Italia che adottano un innovativo progetto di tecniche di rianimazione neonatale”.

Ma, al di là delle diverse patologie che possono colpire sia la futura mamma che il neonato, quanto il fattore “peso” condiziona il futuro del nascituro? “Tantissimo naturalmente – spiega il dottor Gazzolo –, e chi, per qualsiasi motivo, nasce di 500-600 grammi, naturalmente ha bisogno di assistenza immediata, e rimane con noi in genere almeno un paio di mesi, per poi, nel caso si tratti di famiglie residenti in altre parti della provincia o della regione, essere affidato agli altri reparti di Neonatologia esistenti sul territorio, una volta superata la soglia critica”. In quei mesi di degenza del piccolo (o della piccola) al Cesare Arrigo, anche le mamme, sia pur dimesse in anticipo, possono beneficiare di un contatto costante con il neonato, grazie all’esistenza, all’interno dell’ospedaletto (al piano sopra la sala parto) di una struttura di ospitalità con 6 posti letto, realizzata con il contributo della Fondazione McDonald Italia.

Ma è vero che l’età media delle mamme tende costantemente ad aumentare? E ci sono anche ad Alessandria casi di mamme post cinquantenni, come l’attrice Carmen Russo, di cui le cronache hanno parlato di recente? “Mamme non più giovani, diciamo così, - spiega il primario di Neonatologia – ci sono anche da noi, ma non essendo personaggi pubblici hanno naturalmente diritto alla privacy. Più in generale, l’età media delle mamme si è certamente alzata per le donne italiane, anche se il fenomeno è parzialmente attenuato dalle straniere, che mediamente hanno figli in più giovane età: e i bambini nati da genitori non italiani sono stati da noi, nel 2012, circa il 30%”. Sul fronte dell’organizzazione del reparto, il dottor Gazzolo ci tiene a sottolineare la fortissima sinergia che esiste tra personale medico e paramedico: “i medici in organico sono 9, e naturalmente non ci spiacerebbe essere un po’ di più: ma davvero vorrei rimarcare che, nel nostro reparto, il ruolo del personale infermieristico è assolutamente centrale, e fortemente specializzato e strategico”.
Un altro aspetto decisivo è quello rappresentato dalle nuove tecnologie, e anche su questo fronte il contributo dei privati (si tratti di fondazioni, aziende, lasciti privati) si è rivelato in questi anni decisivo per dotare il reparto di Neonatologia di una serie di strumenti sempre più essenziali nella messa a punto del percorso di assistenza, e di terapia. Capitolo delicatissimo è poi quello della mortalità infantile, e sul tema il dottor Gazzolo è molto chiaro: “va sfatata la convinzione – spiega – che la mortalità infantile sia scomparsa. Non è così, purtroppo, anche se oggi si tende a dare per scontato che, proprio per i passi in avanti della medicina, l’evento infausto sia sempre scongiurato. Non è così: e quando, nostro malgrado, ci muore un neonato, è un trauma per tutti noi. I dati degli standard internazionali comunque dicono che circa 1 neonato su 100 nasce sotto il chilo e mezzo di peso, considerata appunto la soglia a rischio. Di questi, la mortalità è intorno al 18%, mentre nella nostra struttura siamo tra il 12 e il 14%, quindi in una fascia decisamente positiva. Anche se, ripeto, non è mai sufficiente, e lo sforzo è massimo per migliorare, di anno in anno”.

La Neonatologia del Cesare Arrigo di Alessandria è anche centro di riferimento nazionale per il protocollo di protezione cerebrale del neonato colpito da asfissia: “si tratta di un importante progetto internazionale – precisa Diego Gazzolo – di cui noi siamo riferimento italiano, e che comprende un dottorato di ricerca, per cui nel 2010-2012 abbiamo seguito l’attività di 10 giovani neonatologi, e altri 8 li seguiremo fino al 2014”. Quello della “vocazione” pare essere uno dei punti critici del settore: “è indubbio che, a fronte di un percorso formativo molto lungo e qualificato, spesso i riscontri economici non sono tali da stimolare molti giovani, che preferiscono orientarsi su altre specialità, o fare i medici di base. Ma tra i nostri compiti c’è certamente anche quello di trasmettere ai colleghi più giovani le soddisfazioni che essere un neonatologo comporta, e che appunto non possono ridursi ad un percorso di carriera e retribuzione. Naturalmente ci vuole una passione vera, questo è indubbio”. Tra le altre qualificate collaborazioni della Neonatologia alessandrina spicca un legame molto forte con l’Università de Il Cairo, in Egitto (“una realtà da circa 36 mila parti l’anno, per dare un senso delle proporzioni”), e con università italiane, olandesi e americane, tra cui la Columbia University di New York.
 
2/03/2013

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