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Tortona

Corridoi umanitari, ne parla una conferenza

Giovedì 30 novembre il Vescovo, Mons. Vittorio Viola e la pastora della Chiesa Evangelica Metodista di Alessandria, Lucilla Peyrot saranno relatori in una conferenza sul tema dei corridoi umanitari ritenuti un modello efficace di accoglienza e integrazione
TORTONA - Giovedì 30 novembre p.v., con inizio alle 20.45 , a Tortona, nella Sala Convegni della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, il Vescovo, Mons. Vittorio Viola e la pastora della Chiesa Evangelica Metodista di Alessandria, Lucilla Peyrot saranno relatori in una conferenza, promossa dal MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) sul tema dei corridoi umanitari; porteranno una testimonianza diretta Claudio Bagnasco e Samir Hanna della Comunità di S. Egidio di Genova.

Mentre le cronache riferiscono continuamente di situazioni sempre più drammatiche che coinvolgono i migranti, l’Italia, prima in Europa, sta sperimentando con successo i progetti dei “Corridoi Umanitari”. Si tratta di un protocollo d’intesa, sottoscritto dalla Comunità di Sant'Egidio, dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e dalla Tavola Valdese con i Ministeri dell'Interno e degli Esteri, la prima volta il 15 dicembre 2015 e rinnovato il 7 novembre scorso. Grazie a questi accordi è possibile per i profughi giungere in Italia in sicurezza e legalmente. Già 1000 profughi, in gran parte famiglie siriane in condizioni di vulnerabilità (cioè con bambini o anziani malati), sono stati accolti con il primo di questi progetti, interamente autofinanziati dai promotori e che permette ai migranti non solo di evitare le rischiosissime traversate del Mediterraneo, ma anche di integrarsi più facilmente nel nostro Paese.
Oltre, al rinnovo del progetto già sperimentato con il Libano, a gennaio 2017 è stato attivato dalla Conferenza Episcopale Italiana, con il supporto della Comunità di S.Egidio, della Caritas e della Fondazione Migrantes, un altro protocollo per l’Etiopia.
Se l’immigrazione è un problema che deve essere affrontato senza pregiudizi e in modo corale, questo modello italiano, ecumenico e civile ha già dato prova di essere efficace, riproducibile e funzionale, tanto alle esigenze di sicurezza del paese d’arrivo (perché i controlli sull’identità e sullo status sono fatti dal Governo nei campi profughi dei paesi di provenienza, prima della partenza), quanto alle irrinunciabili esigenze di salvaguardia e dignità della vita umana (perché i trasferimenti sono con voli organizzati).
Anche in Francia e in Belgio si sta mutuando questo modello, poco noto, ma di grande portata umanitaria: è quello che papa Francesco ha definito “l’ecumenismo della carità”.
 
30/11/2017

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