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Ovada

Consiglio Parrocchiale: ''Pazienza e voglia di perdersi a insegnare''

Riceviamo e pubblichiamo il messaggio del Consiglio Parrocchiale della città che parla del ruolo che tutti devono assumere nel progetto educativo delle nuove leve. Nei mesi scorsi si è molto discusso della condizioni dei giovani nella nostra comunità

OVADA - Nei mesi scorsi si è molto discusso della condizioni dei giovani nella nostra comunità, soffermandosi più sui comportamenti negativi che sugli aspetti degni di essere sottolineati. A questo proposito riceviamo e pubblichiamo il messaggio del Consiglio Parrocchiale della città che parla del ruolo che tutti devono assumere nel progetto educativo delle nuove leve.

"Di fronte alle crescenti difficoltà che ogni giorno riscontriamo nell’impegnativo compito dell’educazione dei giovani; di fronte a ragazzi sempre più confusi e disorientati, di fronte a fatti di cronaca che spesso coinvolgono il mondo giovanile, anche purtroppo di recente a livello locale, come genitori, come comunità civile e cristiana ci sentiamo chiamati a riflettere sul nostro ruolo di adulti/educatori, non spettatori passivi nei confronti degli sbagli ed errori, ma responsabili della crescita e della formazione dei giovani. La vita è un dono, frutto dell’amore umano e divino, è un pezzo scritto a più mani, è una collaborazione che non finisce quando un essere umano viene al mondo, ma è un costante amorevole lavoro di costruzione. “Farsi uomo è tutto un programma, che richiede i suoi tempi, che non può essere bruciato con riassunti superficiali o abbreviato con scorciatoie di comodo ” diceva monsignor Tonino Bello. Occorre tanta pazienza e la voglia di perdersi ad insegnare: molto spesso le parole non bastano, a volte sortiscono l’effetto contrario; sovente hanno più valore la testimonianza e la vicinanza.  Esserci, testimoniare e prenderci cura dei ragazzi e dei giovani è un compito impegnativo e meraviglioso che ha al contempo una matrice ed una destinazione comunitaria. È innanzitutto una responsabilità collettiva che abbiamo verso tutti i giovani, anche nei confronti dei figli non nostri geneticamente. Ma allo stesso tempo non siamo soli in questo cammino: nella comunità incontriamo persone, esperienze, occasioni che ci possono essere di esempio e di sostegno. Lo stimolare i ragazzi a partecipare ai gruppi cittadini presenti nella nostra realtà, incoraggiarli a seguire con costanza il cammino di catechismo, aiutarli a sentirsi parte attiva di una comunità che li ama e li segue è senza dubbio un aiuto per loro e per noi. Senza dimenticare il cammino di fede che non dobbiamo aver timore di proporre come aiuto a dare un senso alla propria vita. Il compito educativo è un impegno che ci dobbiamo sentire addosso perché, come diceva San Giovanni Bosco “dalla buona o cattiva educazione della gioventù dipende un buon o triste avvenire della società”.

25/02/2018

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