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Alessandria

Buoni o cattivi? Miti da sfatare per qualche mal di pancia in meno

Quest'anno le chiamate non sono state tante, pochi i funghi in circolazione. Al centro micologico dell'ASL sanno riconoscere un fungo buono dal suo sosia tossico, a volte salvando letteralmente la vita a cercatori incauti
ALESSANDRIA -  Non c'è stato grande lavoro per gli esperti del servizio micologico dell'Asl, nella stagione da funghi che sta per concludersi, purtroppo o per fortuna. Poco raccolto nei boschi, come del resto per gran parte dei frutti della terra.

Ma il servizio di controllo funghi è ancora attivo, tutto il lunedì o su appuntamento. Ogni sede Asl in provincia ha i suoi esperti che possono riconoscere le specie edibili e quelle pericolose. Sono a disposizione di tutti i privati cercatori che avessero dubbi sui funghi raccolti, ma soprattutto sono una grande mano per i sanitari dei centri antiveleni o dei pronto soccorso, quando si imbattono in casi di intossicazioni alimentari.

“Se consumiamo funghi freschi” siega il responsabile del servzio, Enrico Cosmello, “Sarebbe buona norma conservarne qualcuno per campione, in caso di necessità”. Solo dal fungo intero – sempre se è stato raccolto così – gli occhi e i nasi dei 'fungologi' possono fugare qualsiasi dubbio sulla tossicità delle spore.

Quest'anno un paio di chiamate ci sono state e qualche mal di pancia c'è stato di chi ha confuso i galletti con i loro sosia cattivi.

Negli ultimi sette anni però sono stati accertati almeno cinquanta casi di intossicazione da funghi, alcuni dei quali molto gravi: “Nel 2015 una famiglia intera di quattro persone ne aveva mangiata una varietà mortale”, ricorda il collega Mario Savina, “li avevano raccolti ai bordi di un campo da calcio, tra Felizzano e Quattordio. Per fortuna ci hanno avvisato in tempo e abbiamo capito subito la gravità delle tossine in circolo”.

Sono tanti gli stranieri che si avventurano nelle campagne o anche solo nei fossi a bordo strada per portarsi a casa qualche chiodino o ovulo, confidando solo nella somiglianza con qualche altro mangiato in patria. “Capita che le differenze siano solo di sfumature di colore o visibili se completamente sviluppati. Proprio perché metà degli incidenti ormai capita agli stranieri la Regione ha predisposto dei foglietti illustrativi multilingue”. In arabo, russo, macedone e bulgaro.

Cosmello e Savina ci tengono a sfatare alcuni miti su come riconoscere i funghi commestibili. Non è vero che un cucchiaino nell'acqua di cottura annerisce se i funghi sono velenosi, né l'aglio diventa nero. Al taglio non tutti diventano scuri: l'amanita falloide, velenosissima, non lo fa. E non ci si può neppure fidare degli animali. Quelli che sono tossici per l'uomo, possono non esserlo per lumache, cinghiali, cani o gatti. Ecco perché “Una signora prima li faceva assaggiare al marito”, ricordano scherzando, probabilmente in mancanza di un gatto in casa. E soprattutto i funghi velenosi possono crescere attaccati agli alberi e nelle stesse aree di proliferazione dei cugini mangerecci.

“Non c'è altro metodo se non la profonda conoscenza”, concludono gli esperti cercatori, “la micologia ha fatto passi avanti grazie alle analisi di laboratorio. È capitato che funghi ritenuti commestibili negli Anni Sessanta oggi siano considerati tossici”.
12/11/2017

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