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Femminicidio

Un terzo delle donne subirà violenza: fino a quando?

La settimana contro la violenza sulle donne è ormai passata ma gli episodi di maltrattamento, sia psicologico che fisico, purtroppo non si fermano. E troppi luoghi comuni restano ancora da sfatare. I dati dicono che una donna su tre nella sua vita verrà maltrattata. Dalle istituzioni proposte per combattere ogni discriminazione
Il tentato omicio avvenuto a Fubine qualche giorno fa è solamente l'ultimo caso eclatante di un'escalation di violenza nei confronti delle donne che, anche nel nostro Paese, pare non conoscere sosta.

Nei giorni scorsi sono state presentate alcune nuove iniziative messe in campo per contrastare questo odioso fenomeno, a partire dagli interventi proposti da diversi comuni del Tortonese, fermamente risoluti nella decisione di dire basta alla strumentalizzazione del corpo femminile nei cartelloni pubblicitari. Per questo Tortona e altri comuni limitrofi hanno scelto la strada di una moratoria di tutte quelle comunicazioni commerciali che, per attirare l'attenzione, scelgono di puntare su immagini e pubblicità lesive della dignità della donna. Solamente un primo passo, ma pur sempre nella direzione di costruire una cultura finalmente paritaria e priva di discriminazioni. 

Una voce si è alzata anche da Odalengo Grande, comune della Valcerrina che a dicembre ha visto i suoi amministratori impegnati - spiega Andrea Zanello, consigliere comunale - "per chiedere a Governo e Parlamento di ratificare in tempi brevissimi la Convenzione del Consiglio d'Europa firmata ad Istanbul anche dall'Italia (che vincola i Paesi aderenti ad azioni ed iniziative importanti di contrasto alla violenza sulle donne), e ad attuare per intero il Piano Nazionale Antiviolenza, pensando a finanziamenti adeguati da erogare a tutti i centri antiviolenza aderenti alla Rete Nazionale. Si tratta di una goccia nel mare vista anche la dimensione del nostro comune che non supera i 500 abitanti, ma la speranza è che altri comuni più grandi vogliano seguire il nostro esempio". 

Pensare alla violenza sulle donne come a un fenomeno estremo, caratteristico di situazioni al margine della società, di contesti dove regna la povertà e l’ignoranza è un’operazione tanto facile e diffusa quanto sbagliata. In realtà è difficile circoscrivere con precisione il fenomeno, perché solo i casi più gravi vengono alla luce, e l’esperienza dice che difficilmente sono le prime manifestazioni di violenza a essere denunciate.

Di seguito presentiamo qualche dato, offerto dal centro d’ascolto Me.dea, che può però servire a sfatare almeno i pregiudizi più grossolani.

Nel 2007 le donne che, in provincia di Alessandria, hanno dichiarato di aver subito violenza sono 538, di cui 361 italiane, pari al (66,98%). I dati del 2008 e 2009 denotano un aumento del fenomeno, e in particolar modo dei casi relativi a cittadine italiane, saliti al 74% (su 547 episodi del 2008 e 556 del 2009), con un trend in crescita anche per le ragazze minorenni, passate da 30 a 35. Tra il 2010 e il 2011 il numero è cresciuto a circa 650 all’anno, con più di 400 donne accolte da Me.dea dal 2009 a oggi.

Sono aumentati i casi o è aumentata la capacità delle donne vittime di violenza di denunciarle?
Difficile rispondere a questa domanda, mentre più semplice è smentire chi pensa a compiere violenza siano soprattutto estranei. I numeri parlano forte e chiaro: il 70% dei reati avviene fra le mura domestiche a opera del partner. Quando c’è un legame d’affetto che lega la vittima al carnefice, o quando esiste una situazione di convivenza, è ancora più difficile denunciare: la paura, la vergogna, la dipendenza economica, o le minacce spesso hanno la meglio e fanno sì che tutto resti sotto silenzio.

Il fenomeno della violenza riguarda donne di tutte le età. Il 16,9% dei casi scoperti riguarda donne che hanno dai 16 ai 24 anni, il 20,3% dai 25 ai 34, il 37,3 dai 35 ai 44, il 15,3% dai 45 ai 54 anni e il 10,2% ha sopra i 55 anni. La stessa trasversalità si ritrova anche nel titolo di studio, dove poco meno del 20% ha la licenza media, il 60 circa ha il diploma o una qualifica professionale e ben il 23% ha la laurea. Più del 50% delle donne è sposata o convivente e il 65% circa delle violenze avviene per opera del partner o dell’ex compagno. Ad aggravare ulteriormente la situazione (se possibile) vi è il dato che conferma che solamente il 17% delle donne che si sono rivolte ai centri non ha figli, mentre la stragrande maggioranza delle donne vittima di violenza finisce per accettare gli abusi proprio per paura delle conseguenze e delle ritorsioni che potrebbero riguardare i figli.

Fino a quando la nostra società rimarrà così incivile da permettere tutto questo? 
31/01/2013

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