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Provincia

Rifiuti: “siamo tutti fuori legge”

Discariche o inceneritore (anche se tecnicamente si chiamano impianti di termovalorizzazione)? Meglio puntare alla “produzione rifiuti zero”, secondo dell'associazione Pro Natura che nei giorni scorsi ha fatto il punto della situazione in Provincia e in Regione
ALESSANDRIA – Discariche o inceneritore (anche se tecnicamente si chiamano impianti di termovalorizzazione)? Meglio puntare alla “produzione rifiuti zero”, secondo dell'associazione Pro Natura che nei giorni scorsi ha fatto il punto della situazione in Provincia e in Regione.
Un tema controverso e complicato quello della raccolta e smaltimento rifiuti, tra leggi nazionali, regionali e direttive europee, spesso disattese, business reali o presunti.
Per lungo tempo si è sostenuto che i rifiuti sono una risorsa e le aziende e i consorzi sembrano essersi mosse in questa direzione. In realtà possono essere una risorsa nella misura in cui si recuperano. Altrimenti sono un costo, per l'ambiente.

La situazione alessandrina
E' Pierlugi Cavalchini di Pro Natura ad illustrare la situazione alessandrina. In questo momento il dibattito all'interno del Consorzio Smaltimento Rifiuti, che riunisce i comuni dell'area del capoluogo, è quello di trovare un'alternativa alla discarica di Solero, attiva da cinque anni e già sull'orlo dell'esaurimento.
“E' stata usata massicciamente negli ultimi anni, accogliendo anche rifiuti provenienti dalla Liguria, nell'ambito di accordi. E' possibile che venga chiesta una proroga. Ma il punto è che siamo ben distanti dagli obiettivi fissati dalla legge del 65% di differenziata”. Alessandria è, infatti, il fanalino di coda della Regione, con una media di differenziata pari al 47% per la sola città capoluogo e del 50% a livello provinciale.
Perchè accogliere i rifiuti dalla Liguria? Oltre ad essere frutto di accordi e, forse, anche di spirito collaborativo verso la regione confinante, è anche una questione economica. Accogliere l'immondizia di altri “rende” in termini di soldi.
All'interno del consorzio si starebbe, quindi, iniziando a ragionare dove trovare nuovi siti per lo smaltimento o quale strada alternativa percorrere.
C'è poi la questione non secondaria dell'assetto societario. Se non ha senso, o comunque ha dei limiti, una gestione parcellizzata (nella sola provincia ci sono diversi Consorzi e una miriade di società di raccolta) entrare in una rete più grande parrebbe inevitabile ma anche rischioso. “Si parla di una rete pubblico / privata, con Iren. Non deve spaventare, ma ci auspichiamo che se ne discuta apertamente, non in camere chiuse come spesso accade e sta accadendo”, rileva Cavalchini. Se si fa questo passo, “che si faccia bene, in modo chiaro e con obiettivi precisi”.
L'obiettivo non può prescindere dal raggiungimento di quel famoso 65% di differenziata e, l'unico modo per arrivarci, secondo l'associazione Pro Natura, è quello di tornare ad un sistema di raccolta differenziata “di qualità”, con cassonetti in strada per plastica, carta e vetro e il porta a porta spinto per la frazione di organico e indifferenziato. “Sul tipo di raccolta c'è stato un brusco dietro front da parte delle giunta precedente e i risultati dicono che la differenziata è crollata”. Un ritorno al futuro è possibile ed auspicabile, secondo l'associazione ambientalista e, accanto al porta a porta condominiale, dove possibile, “occorre creare una rete di controllo, di volontari o di guardie”.

Il quadro generale
L'esempio di Vercelli dovrebbe fare scuola. A parlarne è Piero Claudio Cavallari, ex cd Amiu.
La città era partita da uno scarso 23% di raccolta differenziata, per arrivare nel giro di 2 anni al 70%. Ora l'obiettivo, raggiungibile, è “rifiuti zero”. Come hanno fatto? Chiudendo l'inceneritore, reintroducendo il porta a porta e supportandolo da un'azione di “educazione” civica dei cittadini.
Nel frattempo anche la Regione Piemonte si è dotata, nel giugno 2015, di un piano regionale che, però, “contiene delle contraddizioni”. A partire nei limiti fissati che, se nel 2013 erano di 450 chilogrammi di rifiuti in un anno per abitante, ora sono di 455 chilogrammi. Altro che rifiuti zero.
C'è l'inceneritore di Torino che ha “bisogno” di rifiuti da bruciare. Costato 500 milioni di euro (e ceduto dal comune a 126 milioni) è' attualmente tarato per 421 mila tonnellate ma sta per essere ampliato di ulteriori 80 mila tonnellate all'anno.
Saltano tutte le ipotesi di un nuovo impianto, tra cui quello tra Asti e Alessandria di cui si è discusso per un certo periodo.
25/01/2016

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