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Economia e Lavoro

Le aziende fanno "rete": "i lavoratori delle imprese non sono di serie B"

Arrivano anche ad Alessandria le proposte di Rete Imprese Italia al mondo della politica: stop all'aumento Iva, ridimensionamento della pressione fiscale, sburocratizzazione. In provincia "chiuse 3 mila imprese in un anno e cassa integrazione in crescita". E ad Alessandria "il dissesto non aiuta. I dipendenti delle ditte fornitrici non sono di serie B rispetto ai comunali"
ECONOMIA E LAVORO - Anche Alessandria risponde all'appello di Rete Imprese Italia, che ha indetto una giornata di mobilitazione nazionale per testimoniare l'impegno del mondo dell'impresa nell'uscire dalla crisi e per proporre delle politiche di rilancio dell'economia italiana.
Sul palco, allestito nella sala riunioni della Camera di Commercio, la "casa delle imprese", come l'ha definita il presidente Piero Martinotti, si sono alternati i rappresentanti della associazioni di categoria, commercianti, artigiani, quelle "piccole imprese" che costituiscono il tessuto economico italiano e provinciale "e di cui si parla troppo poco rispetto alla grande industria", come sottolinea Adelio Ferrari di Confartigianato.
“Il nostro futuro è messo in discussione non solo da una crisi senza eguali nel dopoguerra, ma da meccanismi fiscali, creditizi, in materia di lavoro e burocratici, nazionali ed europei, che ci stanno inesorabilmente affossando” dice Luigi Boano, Ascom - Confcommercio, ed è questo il motivo dell'incontro, dar voce alle piccole e medie imprese e proporre una soluzione attiva al problema.
Non solo proteste, ma anche "proposte", concrete: no all'aumento dell'Iva al 22% che rischia di far crescere l'inflazione; meno burocrazia; una diversa pressione fiscale, più equa. Queste alcune delle idee emerse nel corso dell'incontro. 

I dati
Le valutazioni partono dai numeri, allarmanti: “Sono oltre 5 milioni le imprese attive in Italia, oltre 400 mila in Piemonte ed oltre 40 mila in provincia di Alessandria. Ma nel corso del 2012 vi sono state più di 400 mila cancellazioni a livello nazionale (una al minuto), 35 mila nella nostra regione e 3 mila in provincia”, dati allarmanti quelli esposti da Luigi Boano che prosegue: “nel 2012 i consumi hanno registrato una flessione reale pro-capite del 4,4% (pari a 734 €), mentre il reddito disponibile pro-capite è diminuito del 4,8% (879 €) e per il 2013 sono previste ulteriori riduzioni di entrambi i valori”.
Le conseguenze più evidenti di questa crisi sono quelle che riguardano il mercato del lavoro, attualmente caratterizzato da un forte incremento della disoccupazione, oggi all'11% a livello nazionale, a livello provinciale passata negli ultimi quattro anni dal 4,6 al 6,7% e prevista in crescita per il 2013, il gap che ci separa dall'Europa per quanto riguarda il rapporto natalità/mortalità delle imprese che in Italia è attualmente negativo ma, soprattutto, l'aumento esponenziale della cassa integrazione: “i dati provinciali evidenziano che, rispetto allo stesso periodo del 2011, nel quarto trimestre del 2012 la cassa integrazione ordinaria ha registrato un aumento del 66,9%, quella straordinaria del 175,6% e quella in deroga del 37%” aggiunge Boano.
Alla base del calo dei redditi e, conseguentemente, dei consumi c'è il costante aumento della pressione fiscale effettiva, che nel 2013 passerà dal 55,2 al 56,1%: “se il nostro livello di prelievo fosse uguale a quello medio europeo, ogni famiglia italiana disporrebbe di un reddito aggiuntivo di 3400 euro all'anno, circa 10 euro al giorno e l'ulteriore spinta inflazionistica che dovrebbe arrivare a luglio con l'aumento dell'iva al 22% ridurrà ancora di più i consumi” precisa Manuela Ulandi, Confesercenti.
Un altro dato importante viene evidenziato da Adelio Ferrari: “vanno sbloccati i finanziamenti, anche Banca d'Italia ha sottolineato una riduzione (del 7,2%) nell'erogazione degli stessi, con una differenza del 30% tra le pratiche di richiesta e i mutui effettivamente erogati. In questo periodo le nostre imprese hanno fatto da ammortizzatori sociali ed è importante che non si parli sempre e solo di Fiat e Ilva ma anche e soprattutto delle piccole e medie imprese che costituiscono l'ossatura del Paese. Non ci si può dimenticare dei 200 imprenditori che, ad oggi, si sono tolti la vita non riuscendo più ad andare avanti. Il prossimo governo dovrà affrontare sfide importanti in tempi rapidi e tutte le parti sociali dovranno essere disposte a cedere qualcosa.”

Le proposte e i commenti
È Manuela Ulandi a parlare delle proposte di Rete Imprese Italia, esponendo un calendario di interventi sul quale intendono confrontarsi con le forze politiche, con le altre confederazioni delle imprese e con i sindacati dei lavoratori dipendenti. I punti forti del programma saranno “l'attuazione di un piano quinquennale di riduzione della pressione fiscale con l'obiettivo di ricondurla al 40% entro il 2017, l'annullamento del già fissato aumento dell'Iva dal mese di luglio, revisione delle aliquote e degli scaglioni di reddito dell'Irpef partendo da quelli più bassi e dai monoreddito, la rimodellazione della tassazione sulle imprese consentendo la compensazione crediti/debiti con la pubblica amministrazione e, infine, attenuazione del redditometro e e introduzione del “Riccometro 2.0” per cercare di colpire i cittadini che abusano dei servizi sociali assistenziali utilizzando risorse destinate a fasce più deboli”. 
Ad Alessandria lo stato di dissesto non aiuta di certo: "I dipendenti delle ditte dei fornitori non sono lavoratori di serie B; l'impegno della classe politica nel tutelarli deve essere il medesimo di quello profuso per i dipendenti pubblici". 

È concorde anche Daniele Borioli, candidato al Senato per il Pd, con questo programma “bisogna agire su tre fronti: fisco, credito e regole del mercato del lavoro. È giusto spostare il peso fiscale, estendere l'Imu ai beni strumentali e soprattutto la semplificazione burocratica sulla base delle direttive UE: ogni nuova norma deve essere migliorativa rispetto a quelle precedenti. Bisogna inoltre dare fiato agli enti locali, allentando le norme del patto di stabilità”. Ma Borioli aggiunge anche un ulteriore obiettivo di cui dovrà farsi carico la parte politica, condiviso anche da Boano, ritenuto fondamentale per aiutare le imprese ad uscire dalla crisi: “sebbene sia impossibile pensare di raggiungere nel breve periodo i 35 giorni previsti in Germania per il pagamento di beni e prestazioni, è fondamentale riuscire a uniformare le tempistiche italiane a quelle francesi, assestandosi su un pagamento a 45 giorni. I 180 attualmente previsti nel nostro mercato sono una delle principali fonti di problemi e di carenza di liquidità”.
Presenti in aula anche i candidati Riccardo Molinari (Lega), Renato Balduzzi (Lista Civica), Marco Botta 8Fratelli d'Italia), Nadia Pastorina (Idv per Ingroia), Cristina Bargero (Pd).
L'impresa deve tornare ad essere al centro dell'agenda, conclude Piero Martinotti in una insolita veste "pessimsita". "La disoccupazione temo crescerà fino a toccare il 13%. Forse la provincia di Alessandria potrebbe soffrirne un po' meno, ma i livelli sono comunque preoccupanti. I segnali c'erano già, dal 2008, ma il sistema Europa e Italia non li ha colti. I politici non considerano l'impresa al centro dei problemi sociali, ma lo è". 
29/01/2013

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