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Opinioni

Polvere siamo e polvere torneremo?

Tra due giorni soltanto, mercoledì 1 marzo, con il gesto austero delle ceneri poste sul capo, i cristiani inizieranno il tempo di quaresima. Un tempo carico di storia e che una volta regolava i ritmi della vita umana, ma che oggi sembra piuttosto difficile da capire e privo di senso, in un mondo distratto, dove persino il carnevale è più incisivo e più presente
OPINIONI - Tra due giorni soltanto, mercoledì 1 marzo, con il gesto austero delle ceneri poste sul capo, i cristiani inizieranno il tempo di quaresima.
Un tempo carico di storia e che una volta regolava i ritmi della vita umana, ma che oggi sembra piuttosto difficile da capire e privo di senso, in un mondo distratto, dove persino il carnevale è più incisivo e più presente. È un “tempo debole”, rispetto ai “tempi forti” degli interessi personali, del commercio o dello svago. Coloro che credono, così, sono chiamati a scongiurare il rischio di svilire la forza di questi quaranta giorni di penitenza e di digiuno, di preghiera e di opere di carità. Il profeta biblico Gioele esprime in maniera compiuta il senso di questa conversione, parlando al popolo a nome di Dio: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti (Gl 2,12).

Con il segno penitenziale delle ceneri, sorto dalla tradizione biblica e conservato fino ai nostri giorni, viene espressa così la condizione dell’uomo che confessa esternamente le sue colpe ed esprime la volontà di una conversione che vuole essere anche e soprattutto interiore. Infatti, subito, lo stesso profeta corre al riparo e chiarisce: “Laceratevi il cuore e non le vesti!”.
Significativamente l’imposizione delle ceneri è accompagnata da alcune parole: “Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai”, secondo la formula biblica e tradizionale, a cui si è aggiunto più recentemente un più positivo e propositivo “Convertiti e credi”.

Quella cenere, accompagnata dall’espressione biblica, vuol dire certamente penitenza e richiesta di perdono, ma soprattutto mostra qualcosa di umanamente molto semplice e chiaro, anche se la nostra società sembra volerlo negare: siamo deboli e fragili, siamo “polvere”.
L’uomo di oggi che si innalza e si sente potente (e ognuno ha i suoi modi per innalzarsi e sentirsi potente), domani non sarà più niente e con sé non porterà nulla. Quest’uomo che si impone e si sente forte, ostenta denaro e sicurezza, domani rischia di scoprirsi tragicamente debole. Siamo tutti polvere… E una volta all’anno la cenere sul capo ce lo ricorda, con un gesto non ambiguo e non bigotto.
Questo segno, infatti, non è dato per aumentare la paura nei sempliciotti o per soggiogare i creduloni: la debolezza e la fragilità sono dimensioni inscindibili dalla vita, anche se oggi – ma forse da sempre –cerchiamo di sfuggirle.
A pensarci bene, proprio per noi, oggi, c’è qualcosa di liberante in un gesto che ci fa riconoscere fragili e mancanti, nel non dover sempre essere all’altezza o fingere di essere forti, senza macchia e senza contraddizioni.

La vera forza sta nel considerare apertamente la propria debolezza e nel tenere vivo il senso di umiltà e di sobrietà. Imparare a vivere nella semplicità e nella sobrietà è una conquista di ogni giorno, capaci di prendere in mano con serenità tutte le cose, anche gli attaccamenti dietro cui ci affanniamo ogni giorno, ed essere in grado – almeno qualche volta – di congedarli uno per uno fino a sentire il cuore più libero e più leggero.
Quest’unico mercoledì dell’anno ci viene incontro con quel segno delle ceneri, che se ben ricordiamo servivano una volta anche per bucato delle nostre nonne, in una straordinaria coincidenza di significati: pulire… togliere le macchie… convertirsi, così genuina e vera, che ritorna oggi di grande attualità.
27/02/2017
Stefano Tessaglia - redazione@alessandrianews.it

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