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Società

Per i consumatori è fondamentale l’etichetta d’origine

Continua la battaglia di Coldiretti per la rintracciabilità trasparente. Con il Progetto per “filiera tutta italiana e tutta agricola” più sicurezza, qualità, sostenibilità e serietà nel lavoro
PROVINCIA - Il consumatore deve essere agevolato nella rintracciabilità attraverso adeguate etichette. In questo modo, tutte le imprese dell’intera filiera produttiva sono responsabilizzate perché rispondono in prima persona di eventuali mancanze nel processo di produzione. Infatti, la rintracciabilità permette di offrire al consumatore garanzie di sicurezza alimentare e qualità del prodotto. I requisiti fondamentali che un prodotto deve avere sono due: la sicurezza alimentare e le notizie sulla sua origine. Con la rintracciabilità si possono individuare tutte le imprese di una filiera produttiva. Il sistema garantisce, in caso di pericolo per la salute del consumatore, di individuare l’anello debole della filiera e di intervenire così direttamente su di essa. Inoltre, il consumatore viene informato sulla zona di produzione della materia del prodotto, sulla composizione, sui materiali e sui metodi stessi della produzione. L’origine è, dunque, uno dei criteri fondamentali per i consumatori quando acquistano prodotti alimentari. Attualmente, secondo la normativa Ue, l’origine deve essere obbligatoriamente indicata in etichetta per i seguenti alimenti: olio di oliva, pesce (a meno che non sia in scatola o preparato), carne bovina (fresca, refrigerata, congelata o tritata), pollame fresco o congelato di origine extracomunitaria, vino, frutta fresca, verdura, miele e uova.

Per tutti gli altri alimenti l’etichettatura di origine è solo volontaria; questo fa sì che per certi prodotti sia davvero difficile per il consumatore capire la vera origine del cibo che si appresta ad acquistare. Ma i consumatori vorrebbero conoscere il Paese specifico di provenienza. Sei persone su dieci vorrebbero conoscere sia il Paese in cui l’ingrediente principale di un alimento è stato trasformato, sia dove è stato coltivato e raccolto il prodotto agricolo e il Paese dove il cibo è stato prodotto.  Per i prodotti trasformati a base di carne (ad esempio il prosciutto o le salsicce), la maggior parte dei consumatori vorrebbe conoscere sia il Paese in cui l’animale è stato allevato che il Paese in cui la carne è stata trasformata. Queste richieste sarebbero finalizzate a prevenire le pratiche commerciali scorrette. Ma non solo. Spesso infatti anche l’utilizzo di bandiere, simboli o immagini utilizzati sulle etichette degli alimenti possono suggerire un’origine che non è la vera origine del prodotto alimentare.  È il caso, ad esempio, della bandiera italiana sulla confezione di salsa di pomodoro prodotta in Cina, che induce erroneamente il consumatore a credere si tratti di un prodotto di origine italiana mentre così non è. Il Regolamento (Ue) 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio che si applicherà a partire dal dicembre 2014 si propone di accrescere la trasparenza sull’origine dei prodotti alimentari commercializzati sul mercato dell’Ue.

L’etichettatura di origine diverrà obbligatoria su carne fresca, congelata e refrigerata di maiale, pollame, ovini e caprini. Tuttavia, il contenuto delle informazioni da visualizzare in etichetta è ancora da decidere (luogo di nascita degli animali e/o di allevamento e/o di macellazione). Quando l'origine di un alimento è volontariamente dichiarata dal produttore, i consumatori devono essere informati se gli ingredienti primari del cibo hanno una diversa origine. Tuttavia, quella che dovrebbe essere considerata come l'origine di questi ingredienti primari è ancora oggetto di discussione (luogo di produzione o Paese dove è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale?).

“Negli ultimi anni, con la mobilitazione a favore della trasparenza dell'informazione, la Coldiretti è riuscita a ottenere l'obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva, ma ancora molto resta da fare e l’etichetta resta anonima per circa la metà della spesa dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta – affermano il presidente e il direttore della Coldiretti alessandrina Roberto Paravidino e Simone Moroni – Basti pensare che, in attesa di modifiche e nuove normative, due fette di prosciutto su tre vendute come italiane sono provenienti da maiali allevati all'estero, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta viene ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere ma chi acquista non può saperlo”.
31/01/2013

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