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Milwaukee

Milwaukee: qui si vive meglio (se sei del ceto medio)

Le tasse: se ne hai pagate troppe, ti viene restituita la differenza in poche settimane, ma se ne devi ancora, le devi subito tutte. Furti? Ce ne sono pochissimi. Se camminando ci si incrocia, ci si sorride, è normale. Il consolato italiano di Chicago funziona benissimo
MILWAUKEE - Nei miei articoli, in questi nove mesi, vi ho parlato di molti aspetti della vita in una città medio-grande degli Stati Uniti, come Milwaukee, una città che, nonostante il suo milione di abitanti, per certi aspetti, è un paesone e anche un po’ provinciale, proprio come Alessandria. Se molto spesso vi sono sembrata troppo positiva e vi ho dato l’impressione che tutto qui funzioni come un orologio svizzero, non è perché io non veda i difetti e le cose che non vanno, ma è che molto qui funziona bene e la vita quotidiana è oggettivamente più semplice. Se una persona è, come me, di ceto medio e con un introito da lavoro, ed è arrivata dall’Italia e quindi può fare paragoni tra la vita quotidiana in Italia e qui, non può alla fine dire altro che qui si vive meglio. È un dato di fatto.

Ho voluto mettere l’accento però sul ceto medio (o alto, naturalmente) perché se ci sono difetti in questa società, sono sulla poca protezione ai ceti meno abbienti: nella sanità, per esempio, ma ve ne parlerò con attenzione un’altra volta. Lasciamo perdere la ricerca degli ingredienti per cucinare: è vero che in Italia si mangia meglio e l’alimentare costa meno. Ne ho parlato già abbondantemente e da molte angolature. L'obesità che qui è causata dalle povere scelte alimentari perché il cibo spazzatura o il fast food costa meno di latte e frutta. La poca cultura alimentare anche potendo spendere per il cibo. Qualsiasi italiano che viene a contatto con la vita americana si lamenta e si arrangia. Si cucina di più, si fanno cose (come il pane, la focaccia, la pasta fatta in casa) che magari in Italia si scendeva a comprare velocemente in qualsiasi negozietto sotto casa. Ma dopo questo? Se penso a cosa mi rende facile la vita quotidianamente qui, penso subito al cibo? No! Penso a molte altre cose.

Per prima cosa penso alla chiarezza delle regole e delle leggi, che quindi non danno spazio ad interpretazioni personali e, pur essendo certe volte brutali e crudeli, danno una chiara linea di comportamento. Faccio un esempio molto stupido, ma che fa capire come funzionano le cose. Lo stop in macchina. Ci si deve fermare, questo è chiaro. Ma dove è la linea dello stop in un incrocio americano? Almeno un metro e mezzo indietro rispetto all’incrocio stesso. Dunque uno può pensare che fermarsi è sufficiente, anche con mezza macchina oltre la linea... così si può vedere se arriva qualcuno. Eh no, miei cari! Errore, fate così e se vi beccano vi fanno una bella multa, oppure se state cercando di passare l’esame della patente, bye bye, alla prossima volta. Bocciati! Bisogna fermarsi alla linea, mentalmente contare un po’ di secondi e poi avanzare lentamente poco a poco. Vengono seguite queste regole? Sì. Seguendole, anche in città grandi come Chicago (ci sono stata ieri) il traffico è relativamente ordinato, viene data la precedenza ai pedoni o alle biciclette, che devono a loro volta seguire le stesse regole delle automobili. Io ho guidato a Chicago, New York, allora come mai quando sono sull’Aurelia a Finale Ligure o in circonvallazione ad Alessandria, mi sembra di essere in un videogioco? È perché in Italia c’é l’anarchia totale, c’é la regola del più forte: mors tua vita mea!

Poi penso ai servizi che come cittadino che paga le tasse mi vengono dati. Che paga le tasse, ripeto. Perché le mie tasse vengono controllate subito e se ne ho pagate troppe, mi viene restituita la differenza in poche settimane, ma se ne devo ancora le devo subito tutte (ma quello anche in Italia... è quando deve esserci una restituzione che tutto diventa improvvisamente difficile e lento). Le tasse negli Usa sono super chiare, vengono pagate in 4 rate, durante l’anno in corso, e sono basate sul reddito dell’anno precedente. Sono tenute più alte di quello che probabilmente si dovrà pagare, cioè preferiscono averle prima e poi restituirle. Ci sono tasse federali, statali e locali. Quelle locali sono basate sul valore della casa dove si abita e vengono usate dalla città per i servizi locali: dalle scuole, alla polizia alla pulizia strade.

In un sobborgo americano che potrebbe paragonarsi alla Pista o agli Orti (anzi in Pista o agli Orti ci si conosce di certo di più) la gente vive con la porta aperta, il garage aperto e tutto lì ben visibile. Crimini ce ne sono? Molto meno. La polizia passa molto spesso, se ti suona l’allarme antincendio (perché magari hai bruciato l’arrosto) i vigili del fuoco e l’ambulanza arrivano in pochi minuti. La prima volta per un falso allarme non si paga niente, se la cosa si ripete (con un altro falso allarme) dopo poco tempo, ti fanno pagare la chiamata. Mi sembra giusto. Furti ce ne sono pochissimi, d’altra parte è considerato furto anche prendere un giornale dalla buca da lettere del vicino.

Ci si impegna a comunicare alla polizia ogni sospetto, da una macchina che si vede un po’ troppo e non appartiene al vicinato, al rumore molesto che arriva dalla casa del vicino. La Polizia arriva, subito, anche per fare solo un bel fondello ai ragazzini troppo rumorosi mentre i genitori non erano a casa. Apriti cielo e conseguenze se i ragazzini vengono beccati a bere e non hanno ancora l’età per farlo... altro che pacca sulla spalla e “lo diciamo a papà”..

La posta. Tutto viaggia per posta, tutto si paga per posta. Le tasse, le bollette e i conti si pagano con un assegno messo in una busta normale con una affrancatura normale, che si lascia al mattino affrancata (tutti in casa hanno mazzette di francobolli e etichette con il proprio indirizzo di ritorno per non dovere andare in posta a comprarli) nella buca delle lettere, si alza la manovella rossa e il postino quando passa a lasciare la posta, prende quello che si deve spedire.

Le utenze. Quando ci siamo trasferiti da Pittsburgh a qui, con alcune telefonate abbiamo chiuso tutte le utenze della casa vecchia trovandoci tutto collegato a migliaia di km di distanza quando siamo arrivati qui. Non abbiamo perso un minuto di lavoro, non credo di dover aggiungere altro. Documenti, certificati: tutte le procedure sono snellite, ma la volete sapere una cosa? Basta trasferirsi e anche il macchinone burocratico farraginoso italiano funziona e bene! Il consolato italiano di Chicago è una macchina ben oliata con persone gentili ed efficienti! Allora ce la possiamo fare anche noi!!!

Le persone. Mi mancano i miei familiari, i miei amici, mi mancano i bar della Piazzetta dove ci si incontra per un aperitivo e la facilità di incontrare gente che si conosce, che provavo quando vivevo ad Alessandria. Ma gli sconosciuti? Qual è il rapporto che si ha con chi non sa chi sei? Pensateci e vi dico invece cosa succede qui. Sono cose superficiali lo ammetto, ma rendono la vita tanto più facile. Un sorriso, un gesto o un complimento senza secondi fini, oppure una piccola generosità possono cambiare una giornata. Ieri, Chicago, metropoli, cercavamo un posteggio, era tutto pieno. Finalmente vediamo una signora che carica la macchina e pazientemente ci mettiamo ad aspettare, lei ci vede e arriva con il suo biglietto del posteggio. Ce lo allunga e dice “ci sono ancora due ore”. Pay it forward, dai e riceverai. Adesso tocca a noi fare un gesto gentile a qualcuno.

Se camminando ci si incrocia, ci si sorride. È normale. La gente ha un atteggiamento positivo, magari è anche un po’ ingenua nei confronti del prossimo. Noi guardiamo invece sempre un gesto gentile con sospetto a priori. Tenere una porta aperta in un negozio, aspettare che una persona anziana arrivi e non debba aprire una porta pesante, sono atteggiamenti normali e belli. Le armi, le stragi nelle scuole, nei cinema, nelle chiese: lo so succedono e sono purtroppo le notizie che arrivano all’estero e scioccano chiunque, perché che una signora allunghi un biglietto del posteggio a degli sconosciuti non fa notizia, ma a me è successo già parecchie volte qui e mai mi è successo in Italia. O sono particolarmente sfortunata oppure è fuori della nostra mentalità. In Italia le facce incavolate e scure, gli sguardi sospettosi e mai un grazie in risposta ad un gesto gentile tra sconosciuti, questi non me li sono immaginati!

Amo l’Italia e queste mie parole non vogliono essere una critica sterile, basterebbe poco, perché eravamo così... ma dove siamo finiti? Cosa è successo?
29/06/2014
Claudia Pessarelli - Marquette University - redazione@alessandrianews.it

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