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Opinioni

La purificazione della memoria

Si tratta di una tappa imposta dal dovere e caratterizzata da forte valenza etica: ricordare, riprendere per la memoria collettiva quanto la ferocia dei totalitarismi ha scatenato tra le due guerre non può ridursi alla celebrazione e dunque …

shoaOPINIONI - Si tratta di una tappa imposta dal dovere e caratterizzata da forte valenza etica: ricordare, riprendere per la memoria collettiva quanto la ferocia dei totalitarismi ha scatenato tra le due guerre non può ridursi alla celebrazione e dunque alla ripetizione delle onoranze anniversarie del 27 gennaio, data che ci riporta al 1945, quando l’armata rossa liberò gli internati sopravvissuti allo sterminio di Auschwiz. E per non limitarsi alla celebrazione è necessario un bagno di verità di ripresa consapevole di tutte le vicende di un eccidio inedito, di un genocidio senza precedenti che se esprime gli aspetti più devastanti nella tentata soppressione del popolo ebraico con la shoah, marca tuttavia molte altre esperienze tragiche di cui si conoscono ormai i contorni, i fatti e le motivazioni.

Per questo va valutata con positiva attenzione l’attività degli istituti medio/superiori della provincia alessandrina che su iniziativa dell’Assessorato alla cultura dell’amministrazione e per l’impegno specifico del prof. Gian Piero Armano, tutti gli anni propone alla memoria, un tema dello sterminio di massa da imputarsi al nazismo hitleriano. Anzi a ma pare che nell’anno in corso si sia proposto uno spaccato essenziale e, per certi aspetti fondante la natura razzista del genocidio, la soppressione delle “vite indegne di essere vissute”, delle vite improduttive, delle vite di coloro che non autosufficienti “pesano” economicamente sulla comunità: persone da sopprimere, da rottamare (attenzione alla ripetizione perversa di certe espressioni!), perché ritenute incapaci per sé e per gli altri. Giustamente è stato sottolineato che di lì si è partiti, che l’eutanasia degli “inutili” ha costituito o voleva costituire un banco di prova per un programma ben più tragicamente “ambizioso” di pulizia etnica e che come tale va riproposto per una memoria complessiva, per una memoria di verità.

E la verità costituisce anche l’elemento fondamentale per una giusta risposta alle tante domande di purificazione della memoria che negli ultimi tempi hanno costituito il registro ricorrente dei dibattiti in corso. Per molti, forse anche con cadenza eccessiva, purificazione della memoria, ha significato deporre gli scontri delle ideologie, le diverse e contrapposte valutazioni su coloro che sono stati i protagonisti degli eventi che hanno sconfitto il tentativo di una delle esperienze più devastanti dei genocidi del XX secolo; ha significato riconoscimento delle reciproche e diverse posizioni degli uomini che hanno combattuto in parti opposte, dal momento che in tutte le parti si è pensato di lottare per una giusta causa, in perfetta buona fede ed in considerazione della pietà dovuta ai morti di tutte le parti.

Tutto vero se si pone il problema etico della “buona fede”, meno vero se dalla sfera morale si passa a quella politica, perché non si possono mettere sullo stesso piano le scelte che hanno cercato la liberazione da una delle esperienze più devastanti dei totalitarismi, e quelle che hanno, sia pure in buona fede, favorito i loro programmi.

Io penso però che questo sia solo uno degli aspetti e forse neanche il più impegnativo, anche se non facile, della “purificazione della memoria”; altra questione resta quella di rivalutare la ricerca scientifica sui fatti, liberata da ogni tentazione polemica o apologetica. Su questo vorrei proporre, solo per chiarire, una breve quanto schematica riflessione circa una questione ancora aperta e chissà per quanto ancora, che, a mio modesto parere, è essenziale all’evento della “purificazione”. Il tema di quest’anno porta indirettamente (o forse fin troppo direttamente) agli impegni assunti dalle istituzioni contro gli eccidi del nazi/fascismo; in particolare agli impegni della Chiesa cattolica. Infatti se il programma di eliminazione delle “vite indegne” ebbe a subire una battuta d’arresto fu grazie all’intervento deciso di parte dell’episcopato tedesco ed in particolare alle prediche tenute nel 1941 ed ancora in anni successivi  dal vescovo di Munster, von Galen, creato cardinale da Pio XII nella primavera del 1946 e morto improvvisamente appena un mese dopo aver ricevuto la porpora.

La questione è inquietante perché ci si potrebbe chiedere (e qualcuno se lo è chiesto) se un’analoga presa di posizione della Chiesa ed in particolare di Pio XII in difesa degli Ebrei avrebbe potuto sortire effetti altrettanto positivi. E resta inquietante perchè si apre proprio qui un capitolo importante anche se certamente non unico della purificazione della memoria: il fatto è che non esiste purificazione se si lascia l’interpretazione dei fatti a sostegno delle dinamiche ideologiche ed alla polemica di parte e viene sottratta all’indagine storiografica.

Si tratta di un’indagine in corso; e l’indagine ci dice che sicuramente il papa Pio XII era a conoscenza dal 1942 quanto avveniva del popolo ebraico, ma ci dice anche che quando intervenne nell’estate del 1942 l’episcopato olandese contro le deportazioni ebraiche la situazione nei mesi successivi, per probabile rappresaglia, peggiorò notevolmente; ci dice che accanto a pressioni sul papa perché intervenisse, altre gli ponevano freni di prudente attenzione. Ci prospetta in particolare il contesto di una tradizione antigiudaica propria di tutte le culture emergenti dal secolo XVIII in poi che, pur non condividendo la componente razzista dell’antisemitismo, ne favoriva indirettamente le risultanze più spietate e ci dice pure che in queste culture aveva vissuto anche la Chiesa e che di queste culture subiva i condizionamenti.

A questo livello si possono anche richiamare le responsabilità, a prescindere dagli aiuti concreti delle istituzioni ecclesiastiche per la salvezza dei perseguitati, Ebrei in particolare. Non per accusare o per difendere: per capire, dal momento che non c’è purificazione nell’ignoranza e nella prevaricazione polemica.

[Dal blog appuntialessandrini.wordpresss.com

27/01/2013
Agostino Pietrasanta (Appunti Alessandrini) - redazione@alessandrianews.it

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