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Economia

La guerra del grano si tinge di giallo

Coldiretti in piazza anche con la trebbiatura per sensibilizzare i (non molti) cittadini sul problema del prezzo e di un mercato che mette a rischio molti produttori. Oggi una manifestazione a Torino di Cia e Confagricoltura, mentre lunedì prossimo è in programma un incontro in Camera di Commercio, ad Alessandria, tra gli operatori della filiera
 ECONOMIA - La ‘guerra del grano’ continua fra manifestazioni di piazza, incontri istituzionali e distribuzione gratuita di pane prodotto dalle aziende di ‘Campagna Amica’. Coldiretti Alessandria rilancia così la protesta. E in corso Crimea, di fronte alla sede provinciale e sull’area intorno al monumento ai caduti che ospita una volta alla settimana proprio il mercato di Campagna Amica, ha portato decine di produttori e coltivatori, allestito alcuni stand in cui è stato distribuito gratuitamente il pane prodotto da imprese associate (l’organizzazione parla di mille sacchetti distribuiti, ma di cittadini non ne sono passati molti) e simulato la trebbiatura utilizzando una grande mietitrebbia ‘Orsi’ di inizio Novecento. “La battaglia del grano va combattuta insieme” ha ripetuto al microfono Roberto Paravidino, presidente provinciale Coldiretti. Intorno a lui il viceprefetto, Raffaele Ricciardi, il sindaco di Alessandria e presidente della Provincia, Rita Rossa, il consigliere ecclesiastico di Coldiretti, don Ivo Piccinini. Intorno, la suggestiva coreografia, all’insegna del giallo, il colore associativo, e degli slogan: ‘no grano, no pane’, ‘salviamo il pane quotidiano’, ‘stop alle speculazioni’, ‘etichettatura subito’. Paravidino ha ripreso i temi forti della battaglia a partire dalle “cinque multinazionali che non fanno gli interessi dei consumatori, governano il mercato e, legittimamente, gestiscono flussi di prodotto che però può essere anche vecchio di tre o quattro anni, conservato con modalità differenti da quelle usate in Italia e che una volta importato viene mescolato con quello italiano di qualità”. Ecco perché “serve più trasparenza sul mercato con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano impiegato nella pasta e nel pane, ma è anche necessario estendere i controlli al cento per cento degli arrivi da Paesi extracomunitari dove sono utilizzati prodotti fitosanitari vietati da anni in Italia e in Europa e fermare le importazioni selvagge a dazio zero che usano l’agricoltura come mezzo di scambio nei negoziati internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale”.

Rita Rossa non ha esitato a salire con la fascia tricolore sulla mietitrebbia, salvo poi stemperare con autoironia le battute già scattate sulla battaglia del grano di mussoliniana memoria. “Lo dico subito io per anticipare commenti di vario genere. In ogni caso – ha aggiunto – ringrazio la Coldiretti per avermi dato l’opportunità di provare una emozione che mi ha riportato alla mia infanzia quando mia nonna mi portava nei campi proprio durante la trebbiatura”. Sul fronte istituzionale, ha poi precisato il primo cittadino, è stato annunciato l'avvio del confronto con il ministero delle Politiche agricole (“Ho chiesto al ministro Martina di farsi carico della difficile situazione e trovare soluzioni concrete che non si arenino a Bruxelles”) e la prossima apertura di un tavolo tecnico in Comune parallelamente all’impegno “di rivedere il Piano regolatore urbano di Alessandria per definire nuove norme per tutelare le coltivazioni di pregio”.

Dal grano al pane i prezzi aumentano in media del 1450 per cento con il grano che è oggi pagato come trenta anni fa su livelli al di sotto dei costi di produzione attuali. Sulla lievitazione del costo pesa, nell’Alessandrino, la scomparsa di una filiera strutturata e delle lavorazioni intermedie a cominciare dai mulini. Attualmente in provincia sono coltivati circa 33.000 ettari con una resa media di cinquanta/sessanta quintali per ettaro per una produzione annua pari a circa 1.800.000 quintali. Il problema del prezzo equo, peraltro, non è solo alessandrino o italiano. Il valore del grano è legato a una economia mondiale in mano a poche multinazionali e a un sistema internazionale di quotazione analogo a quello dei future del petrolio e quindi profondamente soggetto a manovre speculative. Non manca, poi, la questione dei dazi che sono a zero per le importazioni, ma invece pesano per diversi punti percentuali quando, per esempio, si esporta la pasta in Paesi extraeuropei. Il ‘Made in Italy’ è forse il più apprezzato al mondo, però se le regole non valgono per tutti allora si creano quelle distorsioni che fruttano almeno sessanta miliardi di euro di fatturato internazionale per i falsi prodotti agroalimentari marchiati con il tricolore.

Alessandria è stata scelta per l’anteprima della mobilitazione nazionale della Coldiretti perché è la provincia che produce più grano tenero nel nord Italia (l’altra è quella di Bologna). “Con questi prezzi gli agricoltori non possono più seminare – ha aggiunto il direttore di Coldiretti, Leandro Grazioli - e c’è il rischio concreto di alimentare un circolo vizioso che ha già provocato la delocalizzazione degli acquisti del grano e degli impianti industriali di produzione della pasta con la perdita di un sistema produttivo che genera ricchezza, occupazione e salvaguardia ambientale”.

La mobilitazione prosegue con Cia e Confagricoltura che oggi, dalle 9, organizzano a Torino un presidio in via Roma angolo piazza Castello per spiegare a cittadini e istituzioni il perché del grido di allarme sul futuro del grano. Lunedì prossimo è invece in programma un incontro in Camera di Commercio, ad Alessandria, tra gli operatori della filiera, dai produttori ai panificatori, dagli artigiani ai commercianti. L’iniziativa è sempre promossa da Cia e Confagricoltura.

Massimo Berutti, consigliere regionale di Forza Italia, ha infine presentato un ordine del giorno in Consiglio regionale che impegna la Regione “ad aprire un tavolo di crisi per stimolare un confronto costruttivo tra enti, associazioni e tutti i soggetti interessati, anche della filiera cerealicola, al fine di mettere in atto le necessarie azioni per il superamento della crisi e fissare un prezzo minimo garantito del grano”. Intorno alla produzione di grano si “sviluppa una filiera di attività economiche strategiche per il nostro territorio che oggi – conclude Berutti - rischiano la chiusura con conseguenze disastrose per l’intero Piemonte”.
28/07/2016

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