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Lavoro

Ferraris: “scenario tragico, ma possiamo ripartire dalle energie intellettuali”

Il segretario provinciale di Cisl, Alessio Ferraris, indica nel dialogo e nell’istituzione di tavoli anti-crisi una possibile via d’uscita del tunnel della stagnazione. “La cosa migliore è chiedere alle imprese che cosa può fare il territorio per renderle più competitive”
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Novantacinque fallimenti di aziende nel 2011 nell’alessandrino che hanno causato la perdita del posto di lavoro ad oltre 500 dipendenti. E’ solo l’ultimo degli aspetti negativi di un anno davvero cupo per l’economia. Ne abbiamo parlato con Alessio Ferraris, segretario provinciale della Cils.

Dottor Ferraris, ormai la situazione di crisi è sotto gli occhi di tutti. In una nostra recente intervista all’assessore provinciale al Lavoro, Barbadoro, si parla di una disoccupazione che potrebbe toccare quota 40 mila. Ma c’è chi sostiene che potrebbe essere un dato sottostimato. Quali proiezioni per il 2012 sul fronte occupazionale dal vostro osservatorio?
Il dato dei circa 38 mila lavoratori è potenziale e presupporrebbe una totale e completa assenza di ricollocazione. Ciò detto, se la situazione perdura è purtroppo uno scenario tragicamente concreto.

Quali settori stanno subendo i maggiori contraccolpi? Metalmeccanici, commercio, gomma, settore orafo?
Credo che sia importante una lettura non tanto o non solo settoriale, ma geografica. Da questo punto di vista il Casalese ed il Valenzano versano in una situazione di estrema difficoltà che perdura; guardando ai dati settoriali c’è un generale miglioramento del comparto metalmeccanico, tiene il commercio, ma solo la grande distribuzione.
E’ crollato il settore orafo, sono poi in difficoltà l’industria del legno, della carta e in parte della gomma, mentre tiene il settore chimico, plastico ed il polo dolciario..
In generale soffrono di un rallentamento più marcato le aziende che operano prevalentemente sul mercato interno, anche se è a rischio l’export verso i Paesi dell’Unione Europea, va meglio invece a chi esporta nelle aree extra-europee.
Infine va sottolineato come il settore edile sia attraversato da una crisi senza precedenti: questo non fa notizia perché è costituito da piccolissime imprese, ma le difficoltà sono grandi.

Soffrono maggiormente le piccole e medie imprese o la grande industria? Ci sono casi eclatanti in provincia?
Soffre chi non ha mezzi propri per far fronte al finanziamento d’impresa, problema che tocca un po’ tutti, ma in modo particolare la piccola e media industria: la questione del credito è uno dei problemi prioritari, d’altra parte il sistema bancario è sotto pressione come non mai e gli sforzi da parte degli istituti di credito territoriali, che vanno orientati, sono importanti ma insufficienti; specie se si tiene conto che abbiamo tante situazioni di scarsa liquidità delle imprese dovute al ritardo dei pagamenti, un fenomeno, questo, in crescita.

Pubblica amministrazione: neppure questa è più un’isola felice. Le recenti vicende del comune di Alessandria ne sono forse l’esempio più evidente (mancati pagamenti ad Atm, Cissaca, Aristor), ma non l’unico. Basti pensare alla scuola. Che segnali avete come sindacato?
La situazione degli enti locali risente in generale dei continui tagli ai trasferimenti da parte dello Stato. Ciò vale in generale ed è una situazione che metterà a rischio i servizi alle persone e farà lievitare il costo degli stessi.
Ci sono però amministrazioni che nonostante le difficoltà sono decisamente più virtuose di altre, mi sembra dunque sbagliato e ingeneroso generalizzare.

Permangono le vostre criticità nei confronti del governo Monti. Quale alternativa? La concertazione è davvero a rischio?
Il Governo Monti, libero dalle catene elettorali, sta facendo in nome e per conto della politica ciò che la politica nell’ultimo decennio non ha avuto il coraggio o la capacità di fare. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ed il rischio è veder vanificati i sacrifici degli italiani se non si agisce in fretta sul fronte del lavoro, vera piaga sociale ed economica dell’Italia, e sul versante del contrasto all’ evasione ed elusione che in Italia è insopportabile.
Le avvisaglie sono negative perché il Governo Monti, aumentando l’età pensionabile, ha bloccato il turnover, che rappresenta realmente l’unica possibilità per i giovani di trovare un lavoro. Inoltre primo Ministro pensa che lasciando libere le aziende di licenziare si aumenti l’occupazione? Trovo ciò falso e assurdo: l’occupazione si crea se si dà alle imprese una pubblica amministrazione efficiente, se si applica una tassazione più bassa al mondo del lavoro, se si investe in ricerca e in infrastrutture materiali e non.
Aspettiamo di vedere se il Governo Monti intenderà affrontare le questioni vere oppure, come il Governo precedente, prenderà tempo con le conseguenze che si sono verificate.

Esiste una via d’uscita da questa crisi? Quale?
Credo che sul nostro territorio tutti debbano sforzarsi per far ripartire l’economia provinciale, le energie intellettuali non mancano, ed i rappresentanti delle associazioni datoriali hanno dimostrato di avere grande interesse sull’argomento.
Il Tavolo anti-crisi istituito dalla Provincia ha dato frutti importanti, ma tutti sul versante del sociale. Sono convinto che quel tavolo di lavoro si possa trasformare con idee ed il contributo di tutti in un vero motore per lo sviluppo dell’Alessandrino; penso che la cosa migliore sia chiedere alle imprese che cosa può fare il territorio per renderle più competitive.
La prima cosa che stona è la collocazione geografica degli istituti scolastici, scollegata dalla vocazione del nostro territorio. Pensiamo ad esempio ad una formazione professionale che nasca, progettualmente, dal bisogno effettivo di figure specialistiche da parte delle aziende.
Proseguendo, può un interporto come quello di Rivalta Scrivia, secondo in Europa, essere servito ancora dalla vecchia strada statale?
Si può ipotizzare di concentrare gli incentivi alle imprese secondo i bisogni delle stesse e soprattutto indirizzarli in una dimensione di azienda reale per la Provincia?
Esempi ce ne sono tanti, dipende dalla volontà dei soggetti e dalla voglia di mettersi in gioco, la Cisl è pronta.

Un'ultima domanda. Cisl ha preso una sua chiara posizione circa la alle liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali in vigore dal 1° gennaio 2012. Quale?
Non si sentiva certo il bisogno di questo intervento a gamba tesa. Ritengo possa avere conseguenze negative sui diritti dei lavoratori del settore, altro che incrementare occupazione e consumi”.

Dello stesso avviso Cristiano Montagnini, segretario generale della Fisascat Cisl di Alessandria: “Nel contratto nazionale è previsto in maniera chiara che gli argomenti su organizzazione e orari di lavoro devono essere discussi da noi con le associazioni territoriali dei commercianti. Il motivo è semplice: sono solo gli attori del territorio che possono ravvisare una reale esigenza di modificare gli orari ed è il sindacato in grado di valutare una eventuale necessità e renderla compatibile con le esigenze di chi lavora, specialmente se donne. Mi rivolgo alle controparti, che, sono sicuro, condividono questa linea; attendiamo una convocazione a livello nazionale, tra Anci, sindacato, istituzioni e associazioni datoriali in merito”.

11/01/2012


 
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