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Sanità

Federalismo e sanità, ecco come funziona in Piemonte

Dal Rapporto 2011 dell'Osservatorio civico sul federalismo in sanità emerge come il Piemonte sia in ritardo sul fronte del contenimento delle liste di attesa
“Il federalismo è troppo spesso utilizzato come un alibi: le differenze strutturali esistenti tra le Regioni sono state di fatto legittimate, giustificandole come inevitabili. Questa è una visione che noi, come cittadini, non possiamo accettare. Non è infatti giustificabile che in alcuni territori sia data per scontata la violazione sistematica di alcuni diritti fondamentali come l’equità e l’universalità, garantiti invece dalla nostra Costituzione, e in netta controtendenza rispetto alle politiche europee e alla recente Direttiva sui diritti dei pazienti. Di fatto, ogni regione si organizza come vuole e come può” – le dichiarazioni di Francesca Moccia, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, sottolineano uno degli aspetti più “fastidiosi” del federalismo sanitario fotografati nel Rapporto 2011 dell’Osservatorio civico sul federalismo in sanità, presentato a Roma a fine settembre.

Il rapporto si sofferma su alcune specifiche aree dell’assistenza: rete dell’emergenza, rete oncologica, lista di attesa, cronicità riferite a diabete ed artrite reumatoide, assistenza protesica ed integrativa e il percorso nascita.
Quale è la situzione del Piemonte in base ai dati raccolti?
Le liste di attesa è l’area in cui le Regioni tardano a mettersi in regola con quanto prevedono le normative nazionali, anche il Piemonte è in ritardo soprattutto perché non ha ancora istituito il Cup regionali (Recup). Il Piemonte si distingue positivamente rispetto alle altre regione perché ha stabilito i tempi massimi d’attesa per 125 prestazioni mentre, ad esempio, l’Umbria li ha stabiliti solo per 33. In Piemonte, come in Abruzzo, Liguria e Sardegna, il numero delle aziende che ha attivato un servizio di prenotazione che distingue il canale pubblico-istituzionale da quello intramurario è pari tra il 50 e il 90%, solo 11 regioni su 21 hanno attivato questo servizio (nel 90% delle aziende). Il Piemonte si distingue negativamente perché non ha ancora attivato i Piani regionali di contenimento dei tempi di attesa (il 30 luglio era l’ultima scadenza per presentarli) nonostante avesse già annunciato la pubblicazione. Per quanto riguarda il percorso nascita il Piemonte, come altre 7 regioni, sta attivando una razionalizzazione dei punti nascita con la riduzione progressiva di quelli che effettuano meno di 1000 parti all’anno. Questo ha comportato la chiusura di diversi punti nascita e le proteste della popolazione che non viene informata e coinvolta in queste decisioni.

L’opinione di Cittadinanzattiva è che le istituzioni e le aziende dovrebbero individuare soluzioni attraverso il confronto con i cittadini e mantenere ben saldi la sostenibilità e l’universalià del servizio, non basarsi solamente su valutazioni economiche che porterebbero al taglio delle prestazioni e dei servizi. E’ per questo motivo che è stato proposto alle Regioni e Ministero della salute un nuovo “Patto civico per la salute”, in cui i cittadini possano partecipare, alla pari di Ministero, Regioni ed enti locali, alle decisioni sul servizio sanitario nel proprio territorio.
31/10/2011

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