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Opinioni

Don Andrea Gallo ed i percorsi del Vangelo

Un vescovo di questa Chiesa mi ripeteva con insistenza che nel Vangelo ci sono le indicazioni ben precise del giudizio del Padre. Se avrete un po’ di pazienza le trovate nel capitolo 25 di Matteo (vv.34/40)…

galOPINIONI - Un vescovo di questa Chiesa mi ripeteva con insistenza che nel Vangelo ci sono le indicazioni ben precise del giudizio del Padre. Se avrete un po’ di pazienza le trovate nel capitolo 25 di Matteo (vv.34/40); e sono tanto chiare, quanto imperative: non se ne scappa! “…ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, ero pellegrino e mi ospitaste, nudo e mi copriste, infermo e mi visitaste, ero in carcere e veniste a trovarmi”. Come vedete, semplicissimo: non ci sono formulette, non ci sono prescrizioni, non c’è precettistica, c’è un’indicazione di comportamento concreto. Non solo, ma quando coloro, credenti, diversamente credenti o che non ritengono di condividere fede alcuna, in virtù di comportamenti coerenti si sentiranno rivolgere l’invito della beatitudine, rimarranno stupiti, si sentiranno tranquillizzare ancora dal Padre: “ tutto quello che avete fatto a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me”.

Don Gallo riveste il carattere nudo ed essenziale di questo comportamento; un comportamento che descrive il percorso del Vangelo, un percorso condiviso da molti, anche da tanti amici che mi dichiarano di non poter condividere la mia fede. Don Gallo non ha avuto paura di sporcarsi, non ha esitato a condividere (espressioni di papa Francesco) l’odore del gregge ed, alla lettera, di sentirlo appiccicato alla sua persona, di stringere la mano fatta di carne viva e spesso malata, se non umanamente ripugnante.

Comportamenti, è ovvio, non sempre capiti, ma non diciamo nulla di nuovo, dal momento che anche il Cristo per comportamenti analoghi  è stato definito semplicemente “un pazzo”, dai benpensanti del tempo, molto numerosi in ogni epoca, non esclusa la nostra. Certo per seguire la radicalità di certe indicazioni si ricorre spesso a qualche azzardo, tanto che il giornale dei “Vescovi italiani” ha avuto facile motivazione nell’affermare che, prete degli ultimi, don Andrea molto spesso si è comportato in modo difforme dagli insegnamenti della Chiesa. Tutto vero, ma intanto le indicazioni ed i percorsi dell’Evangelo stanno lì e non si possono discutere come, anche davanti alla sequela di Cristo, si discutono i comportamenti dei “pazzi” della ragione cristiana; una ragione che sconvolge e scardina le certezze degli uomini “per bene”.

Eppure c’è una premessa umana in tutto questo, una premessa che non può non essere condivisa da ogni persona ragionevole e razionale. Parliamo di un prete che è il frutto, oltre che della sequela al Vangelo, anche del suo presupposto di libertà dal conformismo radicato, purtroppo nelle strutture dell’uomo e, spesso, anche nell’istituzione ecclesiastica. In una occasione, durante un colloquio,  un altro prete di qualche anno più anziano di don Gallo, un prete che non esitò a raggiungere i partigiani in montagna, per condividere la lotta alla degenerazione della prepotenza e dell’ingiustizia; un altro prete, anche lui formato nello stesso ambiente, mi confermò che solo la libertà e l’autonomia del giudizio danno spazio ad un salto di formazione aperto all’amore cristiano. Mi aggiunse anche che, grazie a questi presupposti di libertà ed autonomia, non avrebbe mai potuto evitare di ribellarsi al fascismo. E sono cose che non si improvvisano, sono cose che si imparano, che fanno parte di una formazione; solo nella responsabilità, ne sono convinto, si accettano le sequele di Cristo ed  i percorsi indicati dal Vangelo.

Don Gallo fa parte di una generazione formata al senso di questa responsabilità; cresciuta in un contesto i cui protagonisti, progressisti o conservatori, non si accontentavano, in ogni caso, di formule e di prescrizioni. E chi ha voluto imparare, lo ha fatto; sempre pagando di persona. 

27/05/2013
Agostino Pietrasanta (Appunti Alessandrini) - redazione@alessandrianews.it

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