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Provincia

“La discarica di Sezzadio non è un'opera di pubblica utilità”

In commissione ambiente provinciale ripercorse le tappe che hanno portato alla richiesta di maggiori garanzie prima di concedere il via libera alla discarica di Sezzadio. A chi spetta dire “no” al sito che nessuno sembra volere? L'assessore Rava: “la Provincia non ha competenza politica, ma solo quella di fare rispettare le leggi in materia ambientale”
PROVINCIA - Nessuno sembra volerla quella discarica, ma nessuno si prende la briga di dire “no” a chiare lettere. La politica demanda alla parte tecnica, i tecnici si appellano alla politica. E, così, si rinvia, in attesa di un ulteriori accertamenti tecnici, affidati alla ditta richiedente. E' il quadro che emerge dopo una precisa ricostruzione sulla vicenda “discarica di Sezzadio” tracciata nel corso della commissione ambiente della provincia di Alessandria alla quale va dato il merito, se non altro, di aver fatto un po' di chiarezza.
La scorsa settimana la conferenza dei servizi che avrebbe dovuto esprimersi sulla richiesta di autorizzazione all'insediamento di una discarica di inerti e rifiuti non pericolosi in località cascina Borio a Sezzadio era terminata con un rinvio, in attesa di approfondimenti tecnici. Ma non erano passate inosservate le prese di posizione critiche dei gruppi politici: Udc, Pd, Idv, Rifondazione Comunista, senza contare i No Tav e i comuni dell'acquese che si sono già espressi. 
Prova a rimettere i tasselli a posto l'assessore all'Ambiente Lino Rava che non si è esposto con dichiarazioni, né ha ha intenzione di farlo: “Non siamo noi, come Provincia, che dobbiamo dire se vogliamo o meno una discarica in un posto o nell'altro. Sul piano politico c'è un comune (quello di Sezzadio, nda) e un Ministero, nel caso in cui la cava sia di interesse per il terzo valico. A noi spetta fare rispettare le leggi”.
La cava a Cascina Borio c'era già, da tempo. Ora c'è una richiesta della ditta Riccoboni a trasformarla in discarica. Nel contempo c'è un interesse di Cociv, consorzio di imprese per la realizzazione del terzo valico, che ha individuato il sito per il deposito di smarino. “Ma è stata inserita in fascia 'C' e ci sono quindi poche possibilità che venga utilizzata a questo scopo”, precisa l'ingegnere Claudio Coffano, dirigente tecnico della Provincia che rappresenta l'ente in conferenza dei servizi. C'è poi il piano territoriale delle acque della Regione che, nel 2007, ha individuato quella zona come un'importate riserva idrica, la più importante della Provincia, probabilmente. Un bacino prezioso, in grado di “garantire l'approvvigionamento per 200 mial persone, dall'alessandrino alla valle Scrivia”. Una discarica, di qualunque natura, “non è del tutto compatibile” con quel piano, dirà la Regione in uno dei pareri presentati in conferenza. Però manca la legge attuativo del piano, ossia il passo successivo all'individuazione della riserva. “Se ci fosse stato quello, non sarebbe stato neppure necessario andare in conferenza. La discarica non si sarebbe potuta fare”.
Del senno di poi sono piene le fosse... e anche le discariche. Il piano attuativo non c'è e la confernza dovrà decidere. “Abbiamo chiesto ulteriori approfondimenti perchè mentre la prima falda sembra permeabilizzata, sulla seconda non c'è garanzia”, dice Coffano. Tanto basterebbe, secondo Vincenzo De Marte dell'Idv e Francesco Bonafè, per dire “no”: “se non ci sono certezze per la tutela della fonte idrica, non rischiamo”, è il loro pensiero.
Non tanto distante è quello di Federico Fornaro, capogruppo del Pd. Però, c'è un … però. A chi spetta dirlo? Alla Provincia, al Comune di Sezzadio? Alla Regione? “Ciascuno si prenda le proprie responsabilità. Se il parere dei tecnici della Regione dice che non il sito non è del tutto idoneo, il passo successivo non può che essere un no. Non può scaricare la decisione sulla Provincia che non ha una competenza politica”, dice Fornaro.  
In mezzo a tanta confusione, la Provincia, per voce di Coffano, una certezza la vuole dare: “essendo una richiesta per una discarica di un'azienda privata non può essere considerata un'opera di pubblica utilità. Quindi il comune di Sezzadio non può demandare ad altri la variante urbanistica.” Ecco l'uovo di Colombo: “il comune di Sezzadio - secondo Coffano - potrebbe semplicemente non dare avvio alla variante urbanistica per trasformare l'area da cava a discarica. Magari non in via definitiva, ma fino a che non vi sarà la certezza della tutela della risorsa”. A quel punto, visto che la decisione spetterebbe al Consiglio Comunale, organo politico e non tecnico, si chiuderebbero le porte ad eventuali ricorsi davanti al Tar che la società privata potrebbe presentare.
Diverso sarebbe il discorso di un intervento di Cociv se la cava dovesse servire come deposito per lo smarino: “in quel caso entrerebbe in gioco la pubblica utilità”. Ma “l'ipotesi è remota”. Prenderà il coraggio il comune di Sezzadio? O i tecnici chiederanno ulteriori approfondimenti (e rinvii?)
29/01/2013

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