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Economia

Didier: “ripartiamo dal confronto”

Dipendenti delle Province a rischio, sanità in subbuglio, terzo valico. Il punto della situazione con il neo segretario Cisl di Asti e Alessandria Sergio Didier: “se nel 2014 abbiamo toccato il fondo, nel 2015 non ci può che essere una risalita”
 ALESSANDRIA – Se dovesse scegliere una parola che contraddistingua la sua “filosofia” sceglierebbe “dialogo”. Sergio Didier (nella foto) ci tiene a questa caratteristica, l'apertura al dialogo, sia all'interno del sindacato Cisl, di cui è stato eletto segretario generale per le province di Asti e Alessandria, sia all'esterno.
“Cisl è stata forse antesignana nell'unificare le province di Asti e Alessandria – dice -
Era giunta l'ora di superare i campanilismi. Cisl ha fatto questa scelta un anno e mezzo fa. C'è fiducia reciproca ora ed è stato fatto un passo avanti. Sento il peso di questa responsabilità, di rappresentare alla pari di due territori” dice.

Di unione si parlava anche a livello provinciale: Asti e Alessandria, però, non sembravano molto d'accordo. In ogni caso, la riforma Delrio ha superato il dibattito: nessuna unione ma uno “trasformazione” delle attuali Province che, come risultato, per ora, ha portato alla “minaccia” di lasciare a casa il 50% dei dipendenti. Giusto segretario? Proprio alla vigilia di Natale Cgil, Cisl e Uil erano davanti a palazzo Ghilini per chiedere al governo di ripensarci.

“Occorre tentare ogni via, nel migliore dei modi, tenendo conto di quella che è la normativa, per preservare i posti di lavoro. Quindi va bene anche il corteo.
Sentiamo l'esigenza di un confronto con gli enti, partendo dalla Regione, per definire quale sarà il ruolo della Provincia. Chiediamo di individuare modalità e criteri in merito ai dipendenti. Due gli obiettivi: in primo luogo garantire il mantenimento dei posti di lavoro; in secondo luogo mantenere le sedi di lavoro e i diritti di anzianità acquisiti. Se dobbiamo prevedere agevolazioni per prepensionamento o altri istituti, va bene, ma nessuno deve perdere il posto di lavoro”.

Il criterio dovrebbe essere, nelle intenzioni del legislatore, attribuire meno funzioni alle province, quindi minor necessità di personale?
Dipendenti e servizi vanno di pari passo. La Provincia aveva un funzioni sociali importantissime. Pensiamo all'ambiente, all'edilizia scolastica, alla manutenzione delle strade. Qualcuno i servizi li deve garantire ai cittadini. Occorre definire bene chi fa cosa. Noi abbiamo siglato un protocollo d'intesa con la Regione per calendarizzare una serie di incontri per discutere, appunto, di servizi e gestione del personale. Mi sembra un buon primo passo verso il dialogo.

Sembra però che le finanze della Regione non consentano di assorbire altro personale, proveniente dalle province.
La Regione ha un buco, vero. Ma non possono essere i dipendenti o i cittadini a pagare. Un conto è recuperare deficit, un conto lasciarlo a carico dei cittadini.
Per quanto ci riguarda siamo aperti al dialogo. Proprio per questo chiediamo di vedere il bilancio regionale, per avere un confronto serio e responsabile.

Lei è stato segretario generale Cisl ad Asti. Quali sono le differenze di situazione tra Asti ed Alessandria e quali i punti di analogia?
A parte l'estensione del territorio, le problematiche sono simili. Il comune di Asti non è in dissesto, in compenso la provincia ha dichiarato una sorta di pre-dissesto. Tutte e due le realtà pubbliche hanno problemi, come nel resto del Paese. C'è però la disponibilità da parte delle amministrazioni di trovare soluzioni, reagire. E' quindi un elemento positivo.
Con il comune di Alessandria sono in programma una serie di incontri con il governo di palazzo Rosso per condividere le scelte e individuare soluzioni: a gennaio si parlerà di bilancio per “immaginare” come sarà il documento contabile 2015, base di partenza di qualunque azione.

Il settore privato come è messo. Ci sono settori che soffrono più di altri dal vostro osservatorio?
Ci sono ovunque grandi problemi da risolvere ma non basta la buona volontà a livello locale. Occorrono scelte fatte a livello nazionale, per fare ripartire lo sviluppo e l'occupazione. Abbiamo, come sindacato, chiesto al governo di discutere con noi sulla base di un documento volto ad attivare una politica industriale che, fino ad oggi, non è mai esistita. Non sono sufficienti piccoli provvedimenti ma occorre una seria e complessiva politica industriale che inquadri un percorso di crescita, da declinare, poi, localmente.
La politica occupazionale non esiste. Non dico che manchi del tutto il confronto con questo governo. Ma sicuramente ci sono ampi margini di miglioramento. Noi abbiamo espresso la piena disponibilità ad un dialogo, che è imprescindibile. Il confronto tra governo e sindacato è insostituibile, lo dice la legge, che delega le organizzazioni sindacali a rappresentare al governo le esigenze dei lavoratori, disoccupati e pensionati. Di questo il governo ne deve tenere conto. Non bastano i sondaggi via internet per fare delle scelte.

Qui in provincia si gioca, a differenza di Asti, la partita del terzo valico. Il fronte del “si” sembra che sia meno compatto, visto le ultime prese di posizione di molti?
Il terzo valico è il simbolo di una società che si trasforma, ma che deve stare attenta a non lasciare indietro dei pezzi e che deve trovare un ampio consenso. E' quanto mai opportuno sensibilizzare tutti sulle opportunità che una grande opera può portare per il territorio, ma anche i rischi. Solo così sarà una scelta di progresso. Il nostro impegno deve andare, e va, per chi vi lavora, che deve essere messo in condizioni di farlo seriamente e serenamente. Si devono cioè creare le situazioni di sicurezza e legalità. Non possono pagare i lavoratori per scelte sbagliate fatte da altri.

Connessa al terzo valico c'è la logistica. Se ne è fatto un gran parlare negli anni passati, ma l'impressione è che, poi, di concreto ci sia ben poco.
E' una branca enorme e il suo sviluppo necessita di tutta l'attenzione possibile perchè la logistica, come i trasporti, sono l'elemento di sviluppo fondamentale per questo territorio. Sarebbe opportuno attivare ad Alessandria una vera volontà che coinvolga le parti sociali, datoriali, imprenditoriali e gli enti.

Altre criticità?
C'è tutta la partita delle Camere di Commercio e della Sanità. Si sta ridefinendo l'impianto sanitario. Serve un sereno e serrato confronto prima di disporre chiusure di pezzi di ospedale qui e la.

Cosa ci aspetta nel 2015, secondo lei?
Spero che il 2015 porti miglioramenti. Nel 2014 è stato forse toccato il fondo. Ora ci deve essere la risalita, ma occorre l'impegno di tutti, un impegno collettivo. Lo sforzo di accantonare le diverse colorazioni istituzionali, sindacali e politiche per avere tutti insieme soltanto una collocazione, quella dell'impegno.
29/12/2014

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