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Provincia

Castelletto comune virtuoso e 'riciclone', dove la juta prende il posto della plastica

A Castelletto Monferrato la raccolta del verde si fa con i sacchi di juta, "totalmente biodegradabili, traspiranti e più resistenti di quelli in plastica". Il sindaco Colletti: "Da noi differenziata all'86%, ridurre la Tari nei comuni virtuosi come il nostro". L'idea del vice sindaco: "Sostituire il polistirolo per imballaggi con i pop corn"


PROVINCIA - Castelletto Monferrato è da anni un comune virtuoso per la raccolta differenziata, “una realtà dalla quale dovrebbero prendere esempio tante amministrazioni”, sostiene il presidente della Provincia Gianfranco Baldi. Nella mattinata di martedì 19 a Palazzo Ghilini è stata presentata l'iniziativa 'Ricicla, riusa, riduci' promossa dal comune monferrino: per la prima volta in Italia un'amministrazione comunale fornirà ai propri abitanti sacchi di juta al posto dei classici (ed inquinanti) sacchi di plastica nera per la raccolta porta a porta del verde (sfalci, fogliame, ramaglie e potature). 

“Si tratta di un'idea innovativa" commenta Baldi, "fondamentale per il territorio. Spero faccia proseliti anche in altri comuni della provincia, magari anche in quelli più grandi e popolosi”. Castelletto Monferrato è stato inserito da Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta tra i primi posti nella lista dei 'Comuni ricicloni' per il 2018. Un caso virtuoso che meriterebbe però riconoscimenti ed incentivi anche dal punto di vista economico, “e non soltanto attestati di stima che certamente fanno piacere ma che nella sostanza servono a poco”, sottolinea il sindaco Gianluca Colletti, “penso ad esempio ad una riduzione per i comuni più meritevoli della Tassa sui Rifiuti, che invece tende ad aumentare di anno in anno. Ad oggi abbiamo raggiunto l'86% nella raccolta differenziata, al momento in Provincia siamo secondi solo a Pontecurone, che vanta il 91%. Noi continueremo a fare da esempio ma sarebbe forse il caso che anche gli abitanti delle città più grandi iniziassero a darsi seriamente da fare”. Per dare un'idea del 'gap' che divide un comune virtuoso come Castelletto Monferrato da altri meno attenti al tema del riciclo (se pur decisamente più popolosi) basterebbe prendere come esempio il dato che riguarda Alessandria, dove meno del 50% della popolazione differenzia i propri rifiuti. Più o meno la stessa situazione a Valenza. Percentuali invece più incoraggianti ad Acqui Terme e Ovada, "città che negli ultimi tempi stanno facendo registrare ottimi risultati. A Cassine, paese che amministro, in poco tempo abbiamo già raggiunto il 70% nella raccolta differenziata” afferma Gianfranco Baldi. 

I 4000 sacchi di juta acquistati dal Comune di Castelletto al costo di 40 centesimi ciascuno sono riciclati a loro volta, “si tratta infatti di sacchi per il caffè arrivati dalla Colombia e dal Venezuela, sterilizzati dall'Amv di Valenza per essere poi destinati alle circa 600 famiglie del nostro comune” spiega il sindaco Colletti. Totalmente biodegradabili, traspiranti e quindi contro i cattivi odori, riutilizzabili più e più volte e decisamente più resistenti di quelli in plastica, i sacchi di juta saranno distribuiti ai cittadini di Castelletto e delle frazioni limitrofe durante i due incontri informativi di giovedì 21 nella Sala Consiliare municipale e di giovedì 28 al Centro Condominiale Valverde (entrambi alle 21). Il ritiro 'porta a porta' del verde sarà effettuato da aprile ad ottobre tutti i lunedì, “e da maggio in poi almeno tre volte la settimana”. 

Il riciclo dei materiali e la raccolta differenziata sono certamente pratiche fondamentali nella lotta all'inquinamento e al degrado ambientale. Il cambio di paradigmi produttivi rappresenta però lo 'step' probabilmente decisivo. Nella nostra provincia, ad esempio, esistono aziende impegnate nella conversione di materie prime agricole in materie essenziali per l'industria in un'ottica di sostenibilità e tutela per l'ambiente. “La Roquette di Cassano Spinola trasforma il mais in plastica – spiega Giordano Lucato, vice sindaco di Castelletto – allora perché non sostituire, ad esempio, il classico polistirolo per imballaggi con i pop corn? Non garantirebbero forse lo stesso effetto protettivo? A mio modo di vedere la trasformazione delle materie prime rappresenta il vero 'uovo di Colombo' che, per ovvie ragioni, in troppi preferiscono ignorare”.
20/03/2019
Alessandro Francini - redazione@alessandrianews.it

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