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Lavoro

Cambio di proprietà alla Bundy. Kme tra luci e ombre

Bundy di Borghetto Borbera ha un nuovo proprietario, un gruppo scozzese. La vecchia proprietà, un fondo di investimenti americano, aveva appena presentato un piano di ristrutturazione al tavolo ministeriale per ottenere la cassa integrazione straordinaria. Kme Brass (ottone) conclude la trattativa sull'integrativo aziendale, ma la "sorella" Sct (rame) resta nell'incertezza
LAVORO – Non si abbassa la guardia dei sindacati neppure nel settore metalmeccanico dove gli ultimi movimenti nella compagine aziendale di due importanti stabilimenti per il territorio stanno creando apprensione.

La notizia più clamorosa arriva da Borghetto Borbera, dalla Bundy. Solo lo scorso settembre avevamo dato la notizia dell'accordo trovato in sede ministeriale tra la proprietà, un fondo di investimenti americano, e i sindacati, per il congelamento di 60 esuberi e l'avvio della cassa integrazione straordinaria per i dipendenti, circa 170.
Ora, a distanza di pochi mesi, la notizia è quella dell'acquisizione dell'attività a Borghetto Borbera di una società scozzese. “La vecchia proprietà, Sun Capital Partnership, un fondo americano, ha diviso e ceduto il gruppo a due diversi soggetti: Marcegaglia che ha rilevato le attività in Messico e Colombia e Granholm Group, scozzese, che ha acquisito gli stabilimenti in Italia, Ungheria, Turchia, Germania e Brasile”, confermano i sindacati. Insomma, il classico "spezzatino".

“La nostra preoccupazione – spiegano Angelo Paternò di Fiom Cgil e Luigi Della Chiesa di Fim Cisl – è quella di sapere se la nuova proprietà ha intenzione di farsi carico degli impegni appena presi al tavolo ministeriale”.
Subito dopo la notizia della vendita, lo scorso 13 novembre, le Rsu avevano avuto un incontro con la direzione dello stabilimento, senza ottenere però le risposte attese sul futuro. “Abbiamo chiesto un nuovo incontro che si terrà l'11 dicembre, con la proprietà”.
Intanto, manca ancora la firma sull'autorizzazione alla proroga della cassa integrazione straordinaria, concordata. Un mero passaggio burocratico ma, visto il cambiamento di scenario “l'attenzione è massima”, confermano i sindacati.
“Il calo di ordinativi, benché fisiologico e legato al mercato, è stato superiore rispetto alla media del periodo, ulteriore elemento di preoccupazione”, aggiungono. Gli scenari che si potrebbero aprire sono l'attuazione del piano di riorganizzazione, con una crescita dei volumi, oppure una riconversione della produzione, viste le difficoltà del settore del freddo.

Luci ed ombre anche alle Kme, dove la situazione è più complessa vista la coesistenza, negli stessi impianti a Serravalle, di due lavorazioni diverse, le barre di ottone e il rame.

Per quanto riguarda Kme Brass (ottone) la buona notizia riguarda il recente accordo sul contratto integrativo e sulla dichiarata intenzione dell'azienda di aumentare il carico di lavoro. Sulla base di queste premesse, è stato firmato anche in questo caso un accordo al tavolo ministeriale che ha allontanato la prospettiva di trenta esuberi. “Il progetto prevede l'avvio della lavorazione della cosiddetta 'barra grossa' – spiega Paternò – C'è sul piatto un milione e mezzo di investimenti. Monitoreremo affinchè l'azienda mantenga gli impegni e si passi dalla parole ai fatti”.
“E' nostra intenzione – prosegue Luigi Della Chiesa – fare verifiche periodiche, anche perchè gli esuberi sebbene congelati non sono stati ritirati. Sono tuttavia scesi a 20, grazie alla mobilità volontaria”.
La firma dell'accordo dopo Roma c'è, ma non è ancora arrivata l'autorizzazione ministeriale che consente il pagamento della cassa integrazione, in questi mesi anticipata dall'azienda stessa. 

Per quanto riguarda, invece, la Sct Cupori (rame) scadrà a febbraio l'accordo tra Kme Italia e il partner francese (Cupori). “Anche in questo caso chiediamo di sapere se ci sarà continuità aziendale”. L'incontro è già stato richiesto e fissato al 13 dicembre.
Sono 250 i lavoratori in Sct che lavorano con un orario ridotto per l'applicazione dei contratti di solidarietà. “Il rame è da tempo un settore in crisi – spiega Paternò – e, a maggior ragione, è importante capire le intenzione dell'azienda, visto che alla scadenza di febbraio non manca molto. Ritenimo sia importate, al momento, consolidare i volumi di produzione e non esiteremo a richiedere lo stesso percorso attraverso i tavoli ministeriali avviato già per Brass”.
27/11/2018

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