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Economia

Alessandrino, terra di stranieri

Domenica la giornata nazionale dell’agriturismo promossa dalla Cia. Breve viaggio nell’acquese dove per tutta l’estate le presenze dall’estero sono la maggioranza
 ECONOMIA - Il turismo straniero? Esiste. Arriva dalla Germania e dal nord Europa, dalla Francia e dell’Inghilterra, dagli Stati Uniti, dal Canada e dalla Nuova Zelanda. Non è un turismo sporadico o dalla presenza concentrata solo in alcuni periodi. “Gli stranieri sono la stragrande maggioranza durante l’intera estate. Prenotano via web, arrivano guidati dagli smartphone, su suggerimento di amici. Si fermano anche diversi giorni perché per loro questo territorio è una scoperta continua e del tutto nuova”.

Che sia una cantina vitivinicola, un ristorante o un bed & breakfast, il parere è sempre uguale. E un motivo ci sarà: valori comuni condivisi, autenticità, qualità dei prodotti e dell’accoglienza. La decima giornata nazionale dell’agriturismo che la Cia (Confederazione italiana agricoltura) celebra domenica 26 giugno è l’occasione per scoprire la ricchezza di una offerta che spazia “dai laboratori didattici ai mercati contadini, dalle attività sociali e sportive alla valorizzazione dei prodotti biologici e biodiversi” sottolinea Turismo verde, l’associazione di settore della Cia.

L’Alto Monferrato, nella zona dell’acquese, è un esempio che deve fare riflettere. Investimenti costanti negli anni per recuperare antichi casali, miglioramento dei servizi agli ospiti, lingua inglese sempre più diffusa, sinergie sul territorio fra la ristorazione, i b&b, le cantine e le strutture termali. Sicuramente c’è moltissimo ancora da fare, ma alcune realtà imprenditoriali dimostrano come tutto questo sia possibile e possa davvero fare crescere un’intera area.

La giornata nazionale di domenica ha rappresentato l’occasione per mettere a confronto alcune realtà che hanno in comune queste caratteristiche così come dimostrano che l’alessandrino, e in questo caso l’acquese, sia un territorio in cui stanno investendo in particolare i giovani. È il caso di Marco e Silvia, originari di Novara, che nel 2009 arrivano nell’acquese, comprano un cascinale, ristrutturano, ampliano e oggi guidano l’agriturismo ‘Costa dei platani’ (b&b e cantina) circondati da tre ettari di vigneti in cui non manca, oltre ai vitigni tradizionali, anche un Timorasso (quello autoctono dei colli Tortonesi) reinterpretato grazie al terreno, al clima e all’esposizione di queste vigne. Al Podere Luciano, sempre sulla collina acquese, ecco Guido e Marina che dal 2004, accanto ai vini (“Produzione naturale, senza prodotti di sintesi e lieviti selezionati”) frutto del lavoro nei due ettari che circondano l’azienda, mettono a disposizione alcuni appartamenti nella storica casa cui si aggiunge il valore aggiunto di Guido: fabbro artigiano. Sue le opere che arricchiscono gli ambienti, suoi i lavori che sta realizzando per la Strada Astesana: enormi panchine che collocate sulla via del vino (si trovano già a Fontanile, Moasca, Coazzolo, Canelli) aiutano gli adulti “a guardare il mondo con gli occhi dei bambini”. Affonda le radici nella storia la Cascina Marcantonio, un luogo di quiete circondato dal panorama delle colline dell'Alto Monferrato, un luogo di bellezza, valori della tradizione e sapori di un tempo. Guido Rapetti oggi guida un agriturismo ricavato all’interno di una cascina e un fienile le cui origini risalgono all’inizio dell’Ottocento e che fino a quindici anni fa era solo una azienda agricola. Clara e Franco, i genitori di Guido, sono i custodi della tradizione contadina e della cucina, mentre le nove stanze hanno i nomi di altrettanti colli piemontesi “più ardui e mitici” che tradiscono, volontariamente, la passione del titolare: la bicicletta. Intorno, una grande teoria di vigne dove regnano Barbera e Dolcetto.

Da Acqui a Strevi dove un’altra presenza storica, all’interno di una cascina dei primi del Novecento, testimonia il valore della tradizione: l'agriturismo Il Campasso. Nato dalla passione di Michela e Alessandro per la buona cucina, propone una originale fusione tra piatti della tradizione piemontese e i sapori della tradizione campana, il tutto accompagnato dai vini di produzione locale. Quella dei titolari è una bella storia anche sul piano personale. Si sono conosciuti dodici anni fa grazie a tre bottiglie di Brachetto d’Acqui. Non a caso.

Per informazioni dettagliate sulla giornata dell’agriturismo: www.ciaal.it.
26/06/2016

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