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Provincia

Alessandria alleata con Milano e Meldola per la ricerca ospedaliera

L’azienda guidata da Giovanna Baraldi ha firmato due convenzioni con il ‘Mario Negri’ e l’Istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei tumori. Fra i punti di forza alessandrini i rapporti con i centri più qualificati del Piemonte e della Liguria, con l’università e il mondo delle imprese
PROVINCIA - Ricerca ospedaliera, nuovi farmaci, formazione, rapporti internazionali: “Alessandria è una città di confine che ha opportunità straordinarie, non solo dei limiti”. La riflessione è di Giovanna Baraldi, direttore generale dell’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo, guida da poco più di un anno un ospedale su cui ruotano le province di Alessandria e Asti, una struttura di rilevanza nazionale e che sta puntando tutto sulla ricerca e le specialità. Senza naturalmente tralasciare l’attività quotidiana, ma scontando i limiti fisici di edifici datati e inadeguati e una riorganizzazione dei servizi ospedalieri territoriali che dovrebbe avvenire d’intesa con l’Asl Al, ma che è ancora molto lontana dagli obiettivi di riordino.

Da un lato le difficoltà di tutti i giorni, dall’altro un impegno preciso: la qualità di prestazioni di eccellenza che sposano anche la ricerca pura. Il confronto costante con le altre aziende ospedaliere piemontesi, la ‘rete’ degli ospedali infantili in cui è inserito il ‘Cesare Arrigo’, i rapporti con l’Università del Piemonte Orientale e l’Ateneo di Torino sono alcuni dei fronti di sviluppo dell’azienda guidata da Giovanna Baraldi. “Il nostro modello di pediatria integrata con gli adulti – afferma - è ritenuto molto interessante dal resto del Paese e guardando a quanto stiamo avviando anche con il ‘Gaslini’ di Genova dico che stiamo lavorando alla pari di altri ospedali”. Lo sviluppo di nuove linee di ricerca che consentono anche un più efficace controllo dei costi e alcune sperimentazioni che rappresentano una opportunità per reperire fondi sono la nuova frontiera del ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’. Ricerca, formazione e sviluppo non a caso fanno capo a una struttura interna, diretta da Antonio Maconi, che ha curato, recentemente, la messa a punto della convenzione quadro con l’istituto di ricerche farmacologiche ‘Mario Negri’ di Milano (il direttore è Sergio Garattini) e l’Istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei tumori di Meldola (città di diecimila abitanti della provincia di Forlì Cesena) che è interamente dedicato alla cura, alla ricerca clinica, biologica e traslazionale e alla formazione in campo oncologico.

Con il ‘Mario Negri’ viene avviata una collaborazione scientifica con particolare riferimento alle malattie rare, alle polipatologie e conseguenti politerapie nell’anziano e nelle malattie neurologiche. Fra i punti di forza che hanno portato alla firma della convenzione vi sono la presenza, all’interno della struttura di Anatomia Patologica di Alessandria, della Banca biologica del mesotelioma maligno, i progetti di ricerca finalizzati a valutare l’applicazione di materiali polimerici e la telemedicina nel settore biomedicale, la ricerca nel campo della robotica e della domotica, progetti di ricerca in campo traslazionale con riferimento all’ambito oncoematologico. “I rapporti che l’azienda ospedaliera ha avviato finora – spiega Giovanna Baraldi – vanno strutturati in modo solido e con metodo e i rapporti internazionali che abbiamo devono diventare di sistema”. I pazienti potranno avere a disposizione farmaci sperimentali di avanguardia gestiti attraverso modelli di assistenza e accompagnamento che vedono avere un ruolo fondamentale anche gli infermieri appositamente formati.

L’intesa con l’istituto di Meldola guarda anche a nuovi modelli organizzativi. “Il Day Hospital oncoematologico di Forlì – racconta Baraldi – è uno di quelli che stiamo studiando, insieme ad altri, per mettere a punto il nostro (la sede è in fase di realizzazione al Padiglione Fiandesio, ndr) che deve nascere sulla base di un confronto che ci permetta di fare meglio”. C’è un aspetto organizzativo, interno alle attività dei reparti coinvolti, che spinge a consolidare la rete di collaborazioni, a fare squadra e a “non essere provinciali negli approcci” (parole di Giovanna Baraldi), ma anche uno molto più alto: diventare un Irccs, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. L’azienda ospedaliera ha mosso i primi passi, i rapporti con il ministero della Salute sono stati avviati, la Regione Piemonte sembra vedere di buon occhi il progetto anche se allo stesso tempo ragiona su più livelli di riorganizzazione e non ultimo quello di una futura azienda unica al posto di Asl e Aso.

Una prospettiva di qualificazione come quella di un Irccs rappresenta un potenziale di sviluppo di grande valore per un ospedale che occupa circa duemiladuecento persone, gestisce decine di migliaia di pazienti, ha rapporti sempre crescenti con il mondo universitario e sta stringendo alleanze con il mondo delle imprese private.
29/06/2016

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