
La
data da ricordare sarà quella di
venerdì 13 luglio: un venerdì nero per la città di
Alessandria che è
ufficialmente il
primo Comune capoluogo di provincia ad aver dichiarato il dissesto finanziario. Cinque lunghe ore di Consiglio comunale che hanno portato dopo l’una di notte alla votazione finale: la delibera di Giunta di dichiarazione di
dissesto passa con 21 voti a favore (ovvero la maggioranza al completo) e 2 astenuti (Sarti della Lega Nord e Foglino dell’Udc). Il Movimento 5 Stelle decide di non partecipare al voto, lasciando nella fase conclusiva l’aula;
il Pdl percorre la stessa strada, quella della non partecipazione, ma restando in aula e “togliendo la tessera”.
Cinque lunghe ore di discussione e dibattito che hanno confermato le posizioni politiche dei diversi gruppi consiliari, vecchi e nuovi. Fuori da ogni conformismo il
Movimento 5 Stelle che, estraneo a molti fatti per l’assenza nel corso della precedente consigliatura, “ha dato contro” ad entrambe le parti, ovvero la vecchia maggioranza di governo e la vecchia opposizione (oggi maggioranza): “La passata amministrazione dovrebbe assumersi le proprie responsabilità – affermano i tre rappresentanti del Movimento in tre distinti interventi – ma lo stesso dovrebbe fare l’allora opposizione per non aver attuato alcuna forma di denuncia”. Più "freddi" i gruppi dell’
Udc e della
Lega – nonostante quest’ultima abbia ripercorso le tappe della propria storia e responsabilità nella passata legislatura – che pongono l’attenzione sì a quello che ci aspetta ora, ma alla necessità di pensare a ripartire e di guardare perciò a “cosa fare nel futuro” per far riprendere la città, oggi caduta in dissesto.
La maggioranza, nelle sue differenti forze politiche e rappresentanze in Consiglio, fa emergere tutta la
coesione che li ha portati a governare la città con la vittoria delle elezioni di maggio: il
dito viene
puntato verso “chi ha le responsabilità” di questa drammatica situazione, restituendo al mittente (l’ex sindaco) le accuse di essere stati la causa – con i primi provvedimenti della nuova Giunta del sindaco Rita Rossa – del dissesto, ma guardando anche all’ottimismo di una ripartenza. Nella tragicità di questa data, di questo provvedimento, in molti trovano parole di forza per andare avanti, per ricostruire Alessandria, ovviamente con l’aiuto e la collaborazione di tutti, dei cittadini per primi.
Queste sono anche le
parole del sindaco Rita Rossa e dell’assessore al Bilancio Pietro Bianchi che hanno aperto la seduta di Consiglio: “A pagare saranno i cittadini, ma questo è un atto obbligato. Il dissesto lo ha creato la mala gestione dell’Ente della precedente amministrazione, di Fabbio e Vandone.
La decisione di oggi è un atto di responsabilità, per poter dare una nuova possibilità alla città, anche se viene fatto con pena nel cuore. 
Un atto irrinunciabile al quale siamo costretti, non per colpa nostra”. Questo dissesto per l’amministrazione e la maggioranza tutta ha un nome, un responsabile: Piercarlo Fabbio. “
Ci rimettiamo in gioco con la passione di chi ci prova e l’entusiasmo di chi ci crede. Insieme possiamo farcela” erano le parole conclusive del lungo discorso di apertura del sindaco, dove sono stati fatti esempi, dati numeri, descritti atti illegittimi che della precedente amministrazione che hanno portato fin qui, oggi, al dissesto. Di finanza creativa ha riparlato l’assessore al Bilancio Pietro Bianchi, anche lui ripercorrendo i passaggi di “crescente aumento di una situazione di deficitarietà che in più occasioni è stata espressa dalla Corte dei Conti di Torino”. Il riferimento ai numeri è sempre legato, citandola, alla delibera della Sezione Controllo di Torino: 66 pagine che delineano le colpe, e i colpevoli.
Insomma è vero che i giudici, sia in campo amministrativo che penale, faranno il loro lavoro e saranno loro a giudicare, ma i responsabili un nome sembrano averlo già “e sono i fatti a dimostrarlo”, come è stato detto da più parti. I primi a prendere parola in difesa – almeno in parte – dell’operato dell’ex sindaco sono
Emanuele Locci e
Davide Buzzi Langhi. “Non sono venuto qui - come fanno tutti e come qualcuno mi ha consigliato – per attaccare Fabbio, perché la strada che voglio percorrere non è quella di affondare la politica – è intervenuto Locci – E non ho nemmeno l’atteggiamento di chi deve, per forza, essere ‘con o contro’. Quello del dissesto è un tema tecnico, ma io mi voglio fermare a ragionare su quello che è il ruolo, sulle scelte, della politica, su ciò che è chiamata a fare”.
A scatenare invece il fuoco, nel corso della risposta successiva, del sindaco Rita Rossa (forse anche un po’ di rabbia, come lei stessa l’ha definita) è stato però il discorso portato avanti dal consigliere Buzzi Langhi, successivamente rincarato dal capogruppo Fabbio.
“Forse questo dissesto lo potevano votare tutti – ha dichiarato Buzzi Langhi – ma se solo l’amministrazione ci avesse dimostrato di aver fatto tutto il possibile per evitarlo. Se avessimo visto più voglia di chiedere tempo alla Corte nell’audizione di giugno, una squadra cioè più combattiva nel cercare di evitarlo questo dissesto”.

Su questa scia in parte si concretizza anche l’intervento di Piercarlo Fabbio: oltre ai soliti temi che vedono “uno contro l’altro” l’ex sindaco e l’attuale, come i 15 milioni della gara Amiu/Iren, i 2,5 milioni della Tia, la questione investimenti, il disavanzo d’amministrazione (precedente al 2006 per Fabbio nella sua criticità), i “gioielli di famiglia”, i debiti fuori bilancio (colpa dei tecnici/dirigenti e non della politica sempre per Fabbio), le farmacie, le rose, le penne… e chi più ne ha più ne metta. “Illegittimità degli atti” presi dalla Giunta Fabbio per il primo cittadino. Mentre l’ex sindaco imputa ai provvedimenti presi dall’attuale amministrazione la causa del peggioramento della situazione registrata dalla Corte. E aggravata dal fatto di non aver proposto un piano di risanamento, ma di puntare sempre e solo il dito contro atti che portano la firma di Fabbio.
Insomma la consapevolezza di capire che sarà dura, che la situazione è difficile e che tra poche settimane tutto il “passato” sarà gestito dall’organo di liquidazione (i 3 commissari mandati da Roma) c’è. Manca la presa di responsabilità, che come una “patata bollente” continua a passare di mano in mano, di bocca in bocca. Forse dopo toni di voce che si scaldano, scontri tra ex e nuovi, tra Fabbio e Rossa, c’è una frase che li accomuna (perché era stata detta anni addietro da Fabbio ed è stata ripresa dalla Rossa ieri sera, ndr):
“la festa è finita, il circo è chiuso”. Questa frase racchiude una profonda verità: per i prossimi anni la festa, ad Alessandria, è proprio finita. E il dissesto ne è la conferma.
[QUI IL DISCORSO DEL SINDACO]