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Politica

Piccoli comuni a Torino: il Piemonte "s'è desta"

Grande partecipazione dalla provincia di Alessandria alla manifestazione di Torino per protestare contro il decreto che vuole accorpare i comuni con meno di mille abitanti. In provincia sono oltre cento gli enti interessati
C’erano i gonfaloni di Morbello, Grognardo, Cartosio, Denice, Casaleggio Boiro, Mornese ed altri ancora. C’erano tutti i sindaci della Valcerrina, c’erano quelli della Val Borbera e della Val Curone. Primi cittadini con fascia tricolore, assessori e consiglieri sono scesi in piazza Castello a Torino per fare sentire la voce del Piemonte profondo contro l’articolo 16 della manovra aggiuntiva che vuole abolire consigli e giunte dei comuni con una popolazione inferiore a mille abitanti. E, di fatto, li cancellerebbe dalla carta geografica. Anci, Anpci (l’associazione dei piccoli comuni), Lega delle autonomie ed Uncem, che raggruppa le comunità montane, li avevano chiamati a raccolta per andare a fare sentire le proprie ragioni davanti alla prefettura di Torino. Prima, però, il presidente della giunta regionale Roberto Cota, insieme all’assessore agli enti locali Elena Maccanti, ed agli assessori Quaglia, Cirio e Ravello ne ha incontrato una delegazione. “I piccoli comuni sono un patrimonio identitario del Piemonte” ha detto il presidente della Regione assicurando che il governo subalpino farà quanto in suo potere perché la norma venga modificata durante il dibattito parlamentare. Sulla stessa linea anche l’assessore Maccanti che ha partecipato alla delegazione che ha poi incontrato il vice prefetto Ruberto. L’assessore, rivolgendosi ai sindaci gli ha detto che “la vostra non è una poltrona comoda”. Soddisfazione è stata espressa dal presidente dell’Anci regionale, Amalia Neirotti, per la partecipazione di amministratori e cittadini in piazza Castello, nonostante il periodo ancora semifestivo, mentre il presidente dell’Uncem Lido Riba (già assessore all’agricoltura del Piemonte) ha parlato di “un 8 settembre per i Comuni piemontesi che sono toccati dal provvedimento”. La manifestazione ha avuto toni civili, ad eccezione di qualche grido di “vergogna” lanciato da alcuni esponenti del movimento No Tav all’indirizzo del presidente della Provincia di Torino, Antonino Saitta, zittiti, tra l’altro, da alcuni sindaci. Dopo l’incontro in prefettura, la delegazione ha riferito a tutti gli amministratori e cittadini che erano rimasti in piazza che verrà inviato un telegramma ai due rami del Parlamento, chiedendo il superamento dell’articolo 16 e la convocazione di un tavolo tecnico che consenta di affrontare serenamente il riordino delle autonomie locali, senza tagliare indiscriminatamente proprio quelle persone che il più delle volte dedicano il loro tempo a costo zero a favore della comunità. I sindaci della val Borbera e val Curone chiedono che la proposta venga rivista, imponendo (e non lasciando alla libera scelta) la gestione dei servizi associati da parte delle comunità Montane, “come avviene in Francia", dice il presidente Vincenzo Caprile.
“La retribuzione di 12 deputati corrisponde a quello che percepiscono gli amministratori dei 1963 comuni con popolazione al di sotto dei mille abitanti. – fa presente Gianni Benvenuti, sindaco di Bergamasco - Chi sceglie la strada dell'amministratore di un piccolo comune non lo fa per potersi arricchire ma bensì mosso da un profondo senso civico, dalla voglia di concedersi e rendersi utile con la speranza di poter contribuire a migliorare lo stato delle cose e garantire un futuro migliore ai nostri figli intendendo per figli non solamente i quelli naturali ma tutti i cittadini dei quali, ripeto, noi pretendiamo essere servitori”.
Intanto “Gioventura Piemonteisa” ha distribuito una proposta di ordine del giorno per l’abolizione delle prefetture in Piemonte e per la trasmissione delle loro funzioni alla presidenza della Regione Piemonte.
22/08/2011

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