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Ovada

"Per la sanità lavoriamo su soluzione alternative"

"Fino a oggi abbiamo visto tagli e ristrutturazioni a diminuire i servizi, sono persuaso valga almeno la pena provare a immaginare appunto nuovi modelli e valutarne i costi"
OVADA -  Gentile Direttore, nelle ultime settimane il Suo giornale ha ospitato interventi che trattavano di Sanità. Ho apprezzato lo sforzo di aprire una discussione e in qualche modo sentitomi tirato in gioco, Le chiedo uno spazio per esprimere attraverso queste pagine qualche pensiero. “Meglio un ospedale che ci cura oppure un ospedale vicino”. Un titolo che è sufficiente per aprire una lunga discussione. Antistorico dire “ Meglio un ospedale che ci cura … vicino”. Parto di qui, con molta semplicità e senza alcuna pretesa di conoscere perfettamente la materia, e forse non avendo tutti gli elementi per le valutazioni scientifiche, le interpolazioni nazionali, europee…. Amministro Ovada in mezzo alla gente, parlo con i miei concittadini, mi confronto con storie, raccolgo purtroppo la fatica di molti ad arrivare alla fine del mese, rifletto molto quando sento: Sindaco ho male ai denti ma il dentista costa troppo e quello della mutua...” si, da noi per molti è ancora quello “ della mutua”.  Ancora : “ Sindaco, mio marito è a Tortona...ma mio figlio vive distante...”, “ a Casale come arrivo….mi ci porta Lei...”. Potrei raccontare per pagine o ore…

Mi sento dunque di dover esprimere questo primo pensiero: esiste un minimo, esiste un valore sotto il quale lo Stato, la Regione, il Comune non devono scendere nell’erogare servizi? Uno standard di servizio applicato alla persona, sia essa residente nei centri urbani piuttosto che nelle zone di confine, quali le nostre. Vale per la sanità, ma altrettanto per i servizi di trasporto pubblico. Collego le due questioni perché sono assolutamente convinto che debbano essere trattate contemporaneamente. Torno alla Sanità. Abbiamo ormai compreso e dunque accettato, che la grande chirurgia, la grande cardiologia,  le eccellenze sanitarie possano essere tali solo se concentrate in presidi specializzati. Corrisponde ad un concetto di efficienza ed economicità che non sfugge ma localmente, sui territori, cosa serve come minimo? Chi ha maggiori competenze del sottoscritto afferma che si debba “rinforzare” la sanità territoriale. Con buona probabilità potrebbe essere una strada, che oggi purtroppo non è ancora sviluppata come dovrebbe, per sostituire i modelli attualmente attivi.  Il modello del presidio ospedaliero di Ovada a noi Ovadesi pare sia il “minimo”, quello standard sotto il quale non si possa e non si debba andare.

Osservo che soddisfare adeguatamente in termini medico infermieristici e strutturali le cronicità legate alle malattie da Cancro e alle patologie da invecchiamento sia oggi e probabilmente nel futuro ancor di più, rispondere ad una esigenza dei territori, tutti i territori. Poter essere seguiti in un ambiente che mantiene la famigliarità tipica delle piccole comunità, essere vicini alle zone di residenza in casi di trattamenti con farmaci antineoplastici o antiblastici,  entrare, varcando la porta di un Ospedale di periferia, nella rete oncologica regionale,  recuperare la mobilità dopo un intervento o un incidente oppure perché  ormai anziano, recuperare una qualità di vita migliore per i giusti trattamenti fisioterapici, sono esigenze vere ed essenziali.

Così come sostenere un piccolo intervento chirurgico senza dover immaginare lunghi viaggi e lunghe attese oppure giungere in un Pronto Soccorso dove essere accolti in una “atmosfera umana”, naturalmente precedentemente presi in carico e “valutati” da un sistema di emergenza in grado di accompagnare il malato là dove è necessario. E ancora, accedere allo stesso pronto soccorso semplicemente, poiché facilmente raggiungibile. L’ospedale di Ovada è tutto questo più alcune interessanti iniziative sperimentali dove sanità territoriale e ospedaliera si incrociano ed integrano, per un servizio davvero efficiente e utile soprattutto alle persone anziane e sole. Sto parlando dei letti di osservazione breve territoriale.

Si  sostanzia un concetto semplice: la sanità con i suoi operatori si avvicina al paziente, funzionale financo alle fasce più deboli delle nostre comunità. Resta chiaro che chi è giovane, automunito, accompagnato, con reddito significativo può cercare la migliore sanità ovunque ritenga meglio, io credo di dover difendere il pensiero che si debba offrire la migliore sanità anche agli ultimi. Per concludere questa che potrebbe parere una difesa campanilistica, aggiungo che l’ospedale di Ovada costa poco, ottiene risultati in termini di efficienza (mensa, gestione rifiuti, ecc), attrae risorse dalla vicina Liguria e dunque  non posso far altro che difenderlo, per il bene della comunità ovadese e - credo - anche del sistema sanitario provinciale.

Gentile direttore, aggiungo un secondo pensiero: si sente affermare che l’attuale assetto dei presidi ospedalieri nella nostra ASL ha costi elevati, forse eccessivi e difficilmente sostenibili, credo che la soluzione a ciò non stia nel misurare  la presenza nei vari nosocomi di medici e di  infermieri, e tentare con esercizi dialettici di giustificarne impieghi più o meno efficienti e performanti, piuttosto tornando al concetto di modello.  I veri risparmi e una migliore risposta ospedaliera verranno da un reale rinforzo della sanità territoriale (ricordo la mia proposta di dotare ogni due medici di medicina generale di un infermiere di famiglia per una sostanziale medicina di iniziativa)  ma anche immaginando un grande nuovo ospedale provinciale magari propiziatorio di una unica organizzazione sanitaria provinciale, costruito con le più moderne tecniche di risparmio energetico ( le spese per raffrescamento e riscaldamento degli attuali nosocomi forse da sole giustificherebbero ragionamenti in questo senso), baricentrico e dunque nell’intorno di Alessandria (non certo a Novi, Casale, Tortona, Acqui ,Ovada).

Nella progettazione dovrà essere integrata la struttura di collegamento su ferro verso i centri zona, e le adeguate risorse per la gestione dei pazienti attraverso trasferimenti interni. E a questo punto ecco che il modello Ovada potrebbe essere esportato in tutti i centri zona, ma con una caratteristica in più: ogni centro zona dovrà rappresentare la porta di ingresso di quel grande ospedale. Chiunque varchi quell’ingresso  sarà preso in carico dalla struttura sanitaria, accompagnato con trasporti interni gestiti dalla stessa organizzazione sanitaria ( estendendo l’idea, con una forte semplificazione che uso per spiegarmi meglio, che se una barella con un malato viene spinta da un addetto ospedaliero per i corridoi di un ospedale, lo si possa fare allungando quel corridoio, con un viaggio in autolettiga, sino all’ospedale di zona, la dove il malato si è presentato). In sostanza un Hub di altissimo livello e performance, collegato a una porta di ingresso in ogni centro zona, strutturata come ho descritto sopra, eliminando gli attuali ospedali. Si realizzerà dunque un accesso a stessi servizi con le stesse modalità a tutti i cittadini dell’ASL.

Un semplice concetto di equità.  Non so fare conti e forse molti sorrideranno di questa immaginazione, ma so che sino ad oggi abbiamo visto tagli e ristrutturazioni a diminuire i servizi, sono persuaso valga almeno la pena provare a immaginare appunto nuovi modelli e valutarne i costi. Se sostenuta da una rete di trasporti pubblici che si possa chiamare tale (anche la domenica!) questa rete, integrata nello stesso progetto del Grande Ospedale, forse potrebbe essere  la miglior sanità per tutti e magari anche a costi minori.

Non vuole essere assolutamente una provocazione, tanto meno vorrei attirarmi gli strali dei colleghi Sindaci dei centri zona, è solo l’invito a riflettere che non è impoverendo le periferie che si risolvono i problemi economici di qualunque servizio, (anche perché allargando quanto basta il punto di osservazione si rischia di diventare periferia di qualcosa di più grande), ma lavorando su soluzioni differenti, alternative, ma che partano sempre dal semplice concetto di equità del servizio erogato al cittadino, sia esso di un centro molto popolato che delle periferie. Essendo amministratore so bene che non vi possono essere risorse per tutto, ma sono altrettanto convinto che sanità e trasporto pubblico, siano in assoluto i principali servizi che generano uguaglianza ed equità tra cittadini e dunque gli ultimi a doversi ridurre.

Tornando ad Ovada, paleso il mio slancio campanilistico. Difenderemo la nostra struttura, il nostro modello, chiedendo però sempre risorse per tutti e mai pensando di sottrarre ad altre strutture e ad altri cittadini quanto di cui necessita l’Ovadese per ottenere “il minimo”.

23/02/2017
Paolo Lantero - Sindaco di Ovada - redazione@ovadaonline.net

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