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Opinioni

Organizzare la speranza

Il possibile dissesto del Comune di Alessandria e le responsabilità dei suoi attori
La sentenza è arrivata. La Corte dei Conti ha espresso un giudizio chiaro ed inequivocabile: “La sezione ritiene che il Comune di Alessandria versi in una situazione di squilibrio strutturale che può preludere al dissesto finanziario, perché la situazione debitoria complessiva, sia di competenza che di cassa, si va aggravando progressivamente, di anno in anno”.

La stessa sentenza, redatta in 48 pagine, dichiara altresì che “ l’ente (il Comune) non ha adottato, se non parzialmente e in modo inefficace, i necessari interventi correttivi ed i conseguenti provvedimenti gestionali diretti a sanare le irregolarità e criticità riscontrate, ripianare la situazione debitoria e ripristinare stabilmente gli equilibri di bilancio”.

Purtroppo la delibera della Corte dei Conti è pesante, grava sulle spalle dell’attuale amministrazione ma drammaticamente avrà ripercussioni sulla vita di tutti gli alessandrini. La dichiarazione di dissesto tecnicamente implica per un Comune: il taglio dei servizi, l’annullamento degli investimenti con i mutui, il licenziamento del personale precario e l’aumento delle tariffe.

Pertanto non c’è motivo di soddisfazione per nessuno ma, al contrario, di forte preoccupazione visto che questo dissesto, qualora venisse confermato, si inserirebbe in quadro macroeconomico nazionale ed europeo già difficile.

Il Sindaco, appena resa nota la sentenza, anziché prendere atto del tracollo complessivo della sua gestione ha scompostamente accusato la precedente amministrazione comunale guidata da Mara Scagni ed ha invocato un giudice super partes in vista dell’ultimo round conla Corte dei Conti previsto per il prossimo 21 Marzo.

Premesso che la magistratura contabile è già di fatto super partes e quindi non si comprende a quale altro organo terzo si riferisca il Sindaco, addossare alla precedente amministrazione la responsabilità dell’attuale situazione è il segno che non si ha più nulla da dire e che si è giunti al capolinea.

A riprova di questo, il Sindaco ha disertato l’ultimo Consiglio Comunale del 20/02 u.s. per “improrogabili impegni di partito” sottraendosi al confronto con i partiti; una scelta irresponsabile che si commenta da sola.

L’attuale amministrazione di centrodestra partita cinque anni fa con un ampio consenso tra gli alessandrini deve ammettere il proprio fallimento ed accettare di farsi da parte “per il bene di Alessandria”.
Da questa situazione si può uscire solo ponendo lo sguardo al futuro e organizzando la speranza!

E’ un appello soprattutto alla coalizione di centrosinistra che, credo, abbia le maggiori chances di porsi autorevolmente come alternativa a ciò che sarà del centrodestra alessandrino.

Si metta a cornice del programma elettorale il motto della nostra città: DEPRIMIT ELATOS LEVAT ALEXANDRIA STRATOS (Alessandria umilia i superbi ed esalta gli umili).

Dentro questa cornice, il cui significato non lascia molto spazio ad interpretazioni soggettive, si declini il quadro programmatico su poche idee forti che mettano al centro i servizi alla persona e alle famiglie (soprattutto quelle più in difficoltà), i giovani, il lavoro, la cultura e l’ambiente.

Su queste idee poi, ci si confronti con gli attori sociali e gli operatori economici della comunità locale e si allarghino e valorizzino i luoghi e gli strumenti di democrazia e di partecipazione.

L’uscita da questa crisi non può risolversi dentro le mura di Palazzo Rosso ma deve diventare un “fatto di popolo”. Si giunga quindi ad un programma essenziale, con alcune proposte precise e condivise, sostenibili dal punto di vista finanziario e la cui implementazione sia verificabile da tutti.

Sullo sfondo di questo quadro, vi sia una campagna elettorale sobria, ricca di contenuti ma non dispendiosa di mezzi che rischiano di suonare stonati alle orecchie dei nostri concittadini già alle prese con problemi economici seri.

Certo non sarà semplice vincere la generale sfiducia nei confronti della politica, in generale, e dei partiti in particolare.

Purtroppo, un certo modo di “fare politica” senza un’adeguata elaborazione teorica (cultura) ed un’ attenta coscienza morale (etica) continua a degenerare inevitabilmente nell’intrallazzo clientelare o nel piccolo cabotaggio dei soliti mestieranti.

Per riannodare il filo spezzato con la fiducia dei cittadini, occorrerà adottare alcune scelte essenziali che rispondano a criteri di novità, moralità e legalità.

Un sano realismo, infine, ci porti a considerare che da questa situazione non ne usciremo in tempi brevi. Pertanto, la celebre frase di don Mazzolari: “La speranza vede la spiga, quando i miei occhi di carne non vedono che il seme che marcisce” sia una esortazione a guardare comunque oltre. 
25/02/2012

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