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Alessandria

Nuova area industriale a San Michele: “quali attività si insedieranno?”

Questa è la prima richiesta di approfondimento arrivata dalla Valutazione Ambientale Strategica (Asl, Arpa e Provincia) per poter valutare realmente l'impatto del progetto di una ventina di nuovi capannoni industriali nell'area fino ad oggi a destinazione agricola tra San Michele e Gerlotti
 ALESSANDRIA - Si tratta ancora di una fase preliminare che ha però già fatto discutere soprattutto in casa 5 Stelle, con una richiesta di “spiegazioni” al vicesindaco Davide Buzzi Langhi in Consiglio comunale per mezzo di una interpellanza. Si tratta del nuovo insediamento industriale nell'area di San Michele, tra il carcere e il bivio per strada Cerca che era un “terreno agricolo”. Tutto nasce infatti dalla richiesta a settembre 2018 per una Valutazione Ambientale Strategica per un Piano Esecutivo Convenzionato proprio per la trasformazione in zona industriale. Un'area di oltre 40 ettari tra S.Michele e Gerlotti, con una ventina di nuovi capannoni. “Assolutamente d'accordo a creare nuova occupazione ma qui parliamo di una ventina di capannoni di piccole dimensioni esattamente come quelli con un cartello 'vendesi' sparsi su tutto il territorio da anni. Uguali a quelli della Pec già autorizzata tra Retail Park e Panorama. Tutto questo mentre in D3, D4 e D5 l'erba sui marciapiedi continua a crescere. Oltre 40 ettari di territorio perfettamente agricolo sacrificati all'ennesima speculazione edilizia?” scriveva a suo tempo il capogruppo pentastellato Michelangelo Serra.

Ora le questioni non sono solo più politiche, poiché i termini per il procedimento sono fissati a giorni, il 7 gennaio, ma una nuova determinazione dirigenziale “aggiorna” su nuovi approfondimenti necessari per questa operazione: è necessario procedere alla seconda fase di valutazione ambientale strategica dopo le osservazioni e le perplessità sollevate dai diversi attori: Asl, Arpa e Provincia di Alessandria.

La prima questione sollevata per poter fare delle reali valutazioni di impatto ambientale che il progetto potrebbe avere sull'ambiente circostante è la più logica e scontata: “è necessario individuare già le tipologie industriali che si insedieranno”. Ovvero che tipo di industria? Che tipologia di lavorazione e di prodotto? Perché al momento si è in una fase di operazione puramente immobiliare da parte della ditta che ha presentato il progetto (la società S.V.A.B. Srl), ma non si conoscono ancora gli eventuali interessati ad insediarsi in questo spazio industriale.

Questa “variabile” è quella su cui ha posto l'attenzione non solo l'Asl Al dipartimento di Prevenzione Servizio Igiene e sanità pubblica, ma anche la Direzione Ambiente e Pianificazione territoriale della Provincia. “Si ritiene che il progetto presentato racchiuda in sé molti punti critici che fanno emergere giustificate perplessità sull’attuazione del Pec così come configurato. Si ritiene opportuno che alcune delle scelte avanzate vengano riviste sotto un profilo più approfondito e che venga effettuata una riflessione sulle possibili alternative di utilizzo delle aree da adibire a servizi. Questo grado di approfondimento dovrà essere esteso anche ad una maggiore specificazione delle attività industriali che potranno occupare il Pec la cui natura consentirà di effettuare una più accurata analisi degli impatto ambientali correlati. Sulla base di quanto sopra argomentato, si ritiene necessaria la sottoposizione alla successiva fase di Valutazione Ambientale Strategica”. Che ha anche dettato prescrizioni nel parere relativo alla “viabilità” della zona, con con il progetto di modifica stradale della Strada Provinciale 31, con inserimento di una rotonda in posizione mediana. Impossibilità di “valutazione ambientale” sottoscritta anche da Arpa Piemonte: “per quanto di competenza che ad oggi non vi siano gli elementi per poter effettuare una valutazione sufficientemente esaustiva delle possibili ricadute ambientali derivanti dall’attuazione delle previsioni del PEC, così come presentato”.

E non è tutto perché tra le richieste c'è anche uno studio idrogeologico così da valutare e definire le profondità delle falde e una più specifica descrizione progettuale delle misure di mitigazione e compensazione relative alla flora, tramite un maggior dettaglio delle sistemazioni a verde con individuazione delle tipologie (prato, arbusti, piante ad alto fusto, ecc.) e delle specie utilizzate anche su planimetria, prevedendo la piantumazione di essenze arboree ed arbustive a rapido accrescimento. Perché nel progetto sono previsti anche “laghetti”...e quello che c'è da tenere presente è che quell'area che era a destinazione agricola non ha nulla. Non è cioè urbanizzata: acqua, luce, fognature, gas. Tutto da fare. E con costi piuttosto alti per chi arriverà.

Tutti approfondimenti che richiedono tempo e dettagli. Forse non si riuscirà a fermare la “cementificazione” come vorrebbe il Movimento 5 Stelle, ma sicuramente il percorso per questo progetto sarà più lento e meditato. Almeno “ragionato” da un punto di vista di possibile impatto ambientale su quell'area.
7/01/2019

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