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Intervista

Morando: “Dico no a questo Terzo Valico”

Oltre 400 associazioni di volontariato, una serie di nuovi progetti a sostegno delle donne, e un nuovo “nodo” contro le discriminazioni di prossima apertura a Palazzo Guasco. Ma con l’assessore provinciale Maria Grazia Morando, arquatese, parliamo anche della “grande opera” più attesa e discussa del nostro territorio
E’ sempre sorridente e portata all’ascolto delle ragioni dell’interlocutore, ma non ama nascondere le proprie opinioni, anche quando sono “spigolose” e possono dare fastidio a qualcuno. Maria Grazia Morando, assessore provinciale in settore delicati come il volontariato, l’immigrazione e le pari opportunità, è appena rientrata da un pranzo con alcuni big locali e nazionali del Partito Democratico, e nel suo ufficio a Palazzo Guasco c’è già la coda degli appuntamenti pomeridiani: “più che di campagna elettorale in queste settimane mi occupo delle emergenze legate ai miei assessorati: ci sono progetti da completare, risorse sempre più scarse ma anche tante idee, spesso per fortuna a costo zero”. Durante la conversazione emerge anche, sul Terzo Valico, una posizione tutt’altro che “accomodante”, destinata certamente a far discutere.

Assessore, la galassia del volontariato alessandrino come reagisce alla crisi?
Con grande energia e determinazione. Qualche volta magari ce lo dimentichiamo, ma la nostra provincia è tra le più attive di tutto il Piemonte su questo fronte: pensi che sono più di 400 le associazioni di volontariato iscritte al nostro albo, e va detto che ce ne sono anche di non iscritte, per cui il panorama è ancora più ricco. Un esercito di persone capaci e altruiste, che si mettono a disposizione del prossimo, e del territorio.

Per sostituire istituzioni un po’ malconce, e in perenne affanno?
Per affiancarle piuttosto, e per arrivare anche là dove l’istituzione, non necessariamente perché malconcia, ma proprio perché istituzione, non riesce ad arrivare. Ossia alla porta accanto, là dove il volontario vive e ha la sensibilità quotidiana per cogliere necessità, e per soddisfarle. Sociale, sanità, tempo libero sono aree che presentano davvero una grande ricchezza di proposte e competenze ben distribuite in tutta la provincia.

E il suo assessorato che compito ha?
Segnaliamo e aiutiamo a sviluppare opportunità e progetti, orientiamo le associazioni nella jungla delle normative, ma anche delle opportunità. E poi svolgiamo una funzione, credo essenziale, di coordinamento. Ecco, tra le iniziative di cui vado più fiera c’è proprio SolidAle, la fiera della solidarietà alessandrina, che in qualche modo dà sostanza e visibilità al lavoro di collegamento tra realtà diverse sul territorio. E’ una tre giorni di lavori, incontri, dibattiti che, tra l’altro, ci costa pochissimo: l’anno scorso si tenne ad Alessandria, nei prossimi giorni decideremo dove organizzarla quest’anno, ma sarà un altro centro zona della provincia.

Parliamo di donne assessore, tra pari opportunità e violenza….
Un quadro difficile, che la crisi complessiva non aiuta a migliorare. Partiamo dalla violenza, che è quasi sempre, purtroppo, di tipo domestico: sono più di 500 all’anno i casi di donne che si presentano ai diversi pronto soccorso del territorio, perché malmenate. E oltre 400 le denunce ufficiali: ma ben sappiamo che chi denuncia è una minoranza, anche se la consapevolezza e la capacità di reagire, per fortuna, crescono. Il nostro centro di ascolto di via S. Maria di Castello 14, la cui gestione è affidato all’associazione Medea, è un bell’esempio di luogo (di confronto con esperti, non di denuncia) in cui le donne trovano personale specializzato pronto ad ascoltarle, e a consigliarle. E sono già più di 300 le persone che ne hanno beneficiato: se mi permette, un bel successo.

Cos’è invece il “nodo” che aprirete in questi giorni qui a Palazzo Guasco?
E’ un progetto a cavallo tra lotta alla violenza e al disagio, e incentivo al lavoro. Nel senso che il “nodo” sarà uno sportello contro tutte le discriminazioni (di genere, religiose, sessuali, lavorative ecc..), e ad esso saranno via via collegate iniziative molto concrete. Due sono già in rampa di lancio: da un lato il collocamento in tirocinio di giovani donne disabili, dall’altro l’inserimento nel mondo del lavoro di giovani laureate, o comunque il reinserimento di donne con più di quarant’anni che sono uscite dal mondo lavorativo per dedicarsi alla famiglia, o per altri motivi.

Assessore, cos’è questa foto alle sue spalle, che la ritrae tra volti noti del mondo dello sport e dello spettacolo?
E’ un momento di una delle tante iniziative di sensibilizzazione a cui, con grande disponibilità, si sono prestati calciatori, artisti e non solo: incontravamo le persone in strada o in luoghi di aggregazione, e lanciavamo messaggi di dialogo e fiducia tra uomini e donne, partendo magari da stereotipi negativi, o da barzellette. Il famoso “donna al volante”, e cose simili. E’ stato divertente, ma anche molto stimolante. Io ho grande fiducia nelle persone, e nei maschi in particolare, sia chiaro: non è che la presenza di una minoranza di maneschi energumeni ci autorizza a generalizzazioni sciocche.

Cambiamo fronte: è vero che, con la crisi, gli immigrati stanno cominciando ad abbandonare anche la nostra provincia, dopo decenni di crescita costante?
Diciamo che ci sono molti segnali in quella direzione, e una ricerca della Caritas nazionale fa emergere un quadro nuovo, in forte evoluzione. Certamente gli stranieri sono tra i primi a riscontrare difficoltà sul piano occupazionale, e proprio perché sono qui per lavorare, sono anche tra i più dinamici a decidere di spostarsi altrove. Noi comunque crediamo molto, da sempre, nei progetti di integrazione, e di mediazione culturale. E spesso i mediatori migliori tra culture diverse sa chi sono? I figli degli immigrati, nati o cresciuti qui: ricordo sempre che, negli anni in cui fui sindaco di Arquata (per due mandati, dal 1997 al 2006, ndr), c’era una ragazzina, intelligentissima, che passava spesso in comune, o mi fermava per strada, per raccontarmi le esigenze e le situazioni, dal punto di vista suo e dei suoi genitori.

Assessore Morando, lei è di Rigoroso, frazione di Arquata. Territorio da Terzo Valico: è pro o contro?
Risposta secca? Sono contro questo Terzo Valico, così come è previsto. Non sono invece contraria per principio, nel senso che prendo atto di quanto sostengono gli esperti sull’utilità prospettica di questa grande opera per un territorio molto vasto. Però confermo il mio appoggio alla delibera approvata all’unanimità dal consiglio comunale di Arquata nel 2005, quando ero sindaco. E mi fa piacere che in questi giorni anche l’attuale amministrazione comunale, di centro destra, abbia ribadito che quella delibera ci rappresenta tutti, e da quella non si prescinde.

Cosa vi spaventa? L’impatto ambientale, il rischio amianto?

Il rischio amianto è emerso più recentemente, ed è certo un altro campanello d’allarme. Che, attenzione, non riguarda solo la Val Lemme, ma diverse aree del territorio provinciale in cui dovrebbe avvenire l’interramento dei detriti. Come Provincia dobbiamo vigilare. Ma la questione è più ampia, in termini di impatto ambientale, di devastazione del territorio e delle falde acquifere. Tre sorgenti sono a rischio, e non è questione che riguarda solo Arquata: a poter rimanere senz’acqua è un’area vasta, che arriva fino a Novi. Su troppi punti il Cipe non ha ancora fatto chiarezza, e questo è inaccettabile. Si nominino dei soggetti, ma davvero indipendenti, a cui affidare valutazioni serie, e ci si prenda delle responsabilità. E’ impensabile cominciare a scavare, e a realizzare un’opera di durata decennale e dal costo di 7 miliardi di euro, senza aver esaminato con rigore tutti i rischi, dando alla popolazione le opportune garanzie.

Assessore, non è che così rischia di mettersi contro il Pd, che invece sembra favorevole al Terzo Valico?
Non credo, o almeno spero di no. Ripeto: non sono contraria al Terzo Valico in assoluto, o per principio. Sono però molto perplessa rispetto a questo progetto, che ha troppe ambiguità e poche certezze per il territorio e i suoi abitanti. Un amministratore locale deve saper dar voce, sempre e comunque, alle esigenze e alla preoccupazione dei cittadini, e su questo tema francamente mi pare che siano in tanti a pensarla come me. Ci dovranno ascoltare, per forza.
30/04/2012

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