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Alessandria

La legge del panino non è uguale per tutti

La sentenza del Tribunale di Torino ha accentuato polemiche e contestazioni. Ad Alessandria si segnalano i primi casi di genitori che vogliono fare portare il pasto da casa, mentre nelle scuole l’atteggiamento è diversificato. Il M5S interpella l’amministrazione comunale: ‘Bisogna fare chiarezza e individuare linee guida’
ALESSANDRIA - Le legge? Anche per il panino in classe non sembra uguale per tutti. Il Tribunale di Torino ha rigettato il ricorso del Ministero dell’Istruzione e ha riconosciuto il diritto degli studenti di portare il pranzo da casa e consumarlo insieme ai compagni. Tutto chiarito? No. Anzi. Prima i dirigenti scolastici in ordine sparso, poi alcuni amministratori locali, adesso l’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) scendono in campo per interpretare, rigettare, chiedere modifiche e chiarimenti. L’Anci si è anche rivolta ai Ministeri dell’Istruzione e della Salute per avere una risposta sulle linee guida da seguire sull’organizzazione delle mense scolastiche. E Alessandria? Da Torino a Milano, da Venezia a Genova le reazioni non mancano e la ‘guerra del panino’ dilaga, nel capoluogo, per ora, non si registrano reazioni ufficiali. Solo la politica, con il Movimento 5 Stelle, si è fatta viva con una interpellanza all’amministrazione comunale, mentre dai Comitati dei genitori, spesso agguerriti in passato, non arrivano reazioni. Solo qualche voce isolata segnala comunque qualche difficoltà. “A mia figlia – racconta un papà – quando ha detto in classe che avrebbe preferito portarsi il cibo da casa, le maestre hanno risposto di no perché ‘se lo fai tu lo vogliono fare anche gli altri’ e la cosa è rimasta in sospeso”. Questi sembrano i giorni in cui si cominciano a tracciare i confini del problema, mentre in alcune zone d’Italia le aziende di ristorazione minacciano di aumentare le tariffe. “In famiglia – è la testimonianza che abbiamo raccolto – abbiamo discusso parecchio e la decisione finale è quella portare il cibo da casa anche in considerazione della qualità di quello della mensa rispetto al quale, non vogliamo dare la colpa ad alcuno, per carità, non siamo personalmente convinti. Esiste una sentenza che adesso lo consente, non capiamo perché non si possa fare”.
E i dirigenti scolastici che dicono? Ufficialmente niente, però Andrea Cammalleri, capogruppo del M5S al Comune di Alessandria, nel comunicato che annuncia la presentazione dell’interpellanza, afferma che “molti dirigenti scolastici si sono trovati a dover affrontare le richieste di parecchi genitori che avrebbero optato per la scelta del pasto da casa per i loro figli. Alcuni – racconta - hanno categoricamente escluso la possibilità di portare il pasto da casa, altri hanno accettato la richiesta solo di un numero limitato di famiglie, mentre altri hanno confinato i bambini per il consumo del pasto domestico in aule separate”. A questo punto solleva una obiezione dei buon senso, sostenendo che "non è possibile che ogni singolo dirigente scolastico possa a sua discrezione, adducendo problemi logistici, negare un diritto riconosciuto dalla Corte di Appello, oppure inventarsi modalità applicative assolutamente discriminanti”. Ecco perché è stata l’interpellanza: “Auspichiamo che l’amministrazione comunale attraverso l’assessorato competente si faccia promotrice e coordinatrice di un tavolo che riunisca i comitati mensa, i rappresentanti dei genitori e i diversi dirigenti scolastici al fine di individuare delle linee guida da applicare in modo omogeneo su tutto il territorio comunale”.
Nella discussione finora non è entrato minimamente l’aspetto legato alla qualità del cibo o del servizio nel complesso. Uno dei problemi maggiori sembra essere dove mettere chi vuole mangiare il pasto portato da casa: insieme agli altri, in un angolo della mensa, nascosto in un’aula? Mentre in provincia di Alessandria non mancano altre novità, come a Ovada dove il Comune e la Camst, la cooperativa che ha vinto la gara per il servizio mensa nelle scuole, hanno annunciato la novità del ‘doggy bag’ che potrebbe arrivare fra un paio di mesi. Sarà consegnata agli studenti di elementari e medie per portare a casa, o consumare a merenda, parte dei pasti avanzati durante il pranzo. Un modo per non sprecare il cibo, seguendo quella che è una tradizione molto diffusa all’estero, dove è normale utilizzare un contenitore per portare a casa il cibo avanzato al ristorante. Certo è che a Ovada la proposta ha già diviso i genitori, sollevando le osservazioni di chi, in particolare, chiede di investire prima sulla qualità dei cibi. Quella che oggi evidentemente spinge molti genitori in tutta Italia a chiedere che i figli possano portare il cibo da casa.
 
28/09/2016

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