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Opinioni

L’Armata Rossa

Reclamare l’impiego dell’esercito, con le sue armi pesanti, i mezzi pensati per altri scopi, l’addestramento rivolto verso differenti modelli di operazioni, è come usare l’antibiotico contro il raffreddore. Inutile, dispendioso e, probabilmente, dannoso
OPINIONI - La questione sollevata dal Sindaco circa la necessità di impiegare l’esercito in funzione di ordine pubblico sul territorio alessandrino merita un dibattito ampio e non superficiale. La questione non è di secondaria importanza e la ricerca dei metodi migliori per affrontare il fenomeno della microcriminalità crescente deve essere estesa al dibattito di tutti i cittadini.

Forse l’appello del Sindaco potrebbe apparire un escamotage destinato a implementare positivamente la propria immagine, ma io preferisco prenderlo per quello che è, una iniziativa che trova il suo fondamento in un preciso metodo di governo. Pensato, dunque, e coerente con la politica attuata dall’attuale Amministrazione comunale.

Dico subito che, pur dando atto di aver aperto il dibattito in maniera forte e incisiva, mi trovo a dissentire dal tono e dalla sostanza delle argomentazioni del Sindaco per alcune ragioni che provo a sintetizzare.

Prima. Innanzitutto c’è una questione di metodo. Ogni cura deve essere coerente e proporzionata alla malattia: curare il raffreddore con gli antibiotici è privo di efficacia e, probabilmente, dannoso sul lungo periodo. Reclamare l’impiego dell’esercito, con le sue armi pesanti, i mezzi pensati per altri scopi, l’addestramento rivolto verso differenti modelli di operazioni, è come usare l’antibiotico contro il raffreddore. Inutile, dispendioso e, probabilmente, dannoso. Il fatto che il costo sia pagato da altri (lo Stato) non ne mitiga l’entità.

Seconda. Invocare l’esercito rischia di indebolire la percezione della forza delle leggi e riduce a meri ruoli passivi i cittadini. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza sono perfettamente in grado di contrastare i fenomeni delinquenziali. Certamente potrebbero fare di più se fossero forniti delle risorse adeguate: problema questo che affligge anche l’attività della magistratura. Suscitare sfiducia nelle istituzioni sta diventando un gioco pericoloso e, se svolto da pubbliche autorità, di una gravità incalcolabile.

Sul versante dei cittadini è troppo semplicistico individuarli come vittime inermi alla mercé di bande criminali che spargono terrore sul territorio. Così facendo si rischia di ridurre le capacità di resistenza e di resilienza, già messe a dura prova dalla crisi, dalla mancanza di lavoro, dal default, dalla chiusura di servizi essenziali, assistenziali, sanitari, educativi, culturali, dall’aumento di tasse e tariffe, dalla riduzione degli ammortizzatori sociali e dei mediatori culturali.

Terza. Il numero degli effettivi della Polizia municipale si è eccessivamente ridotto, lamenta il Sindaco. È vero, ma proprio per questo è giusto che chieda maggiori risorse per arruolare nuovi agenti. Sarebbe difficile ottenerle? Può darsi, ma sarebbe almeno una battaglia condivisibile.

Quarta. La maggiore sicurezza pubblica, infine, dipende anche da fattori che poco hanno a che vedere con l’uso della forza (o con l’esposizione della forza). Dipende dalla presenza di servizi, da una politica tesa alla coesione sociale, da interventi di sostegno ai minori, alle donne, ai soggetti deboli. Dipende insomma da una politica che tenda alla crescita sociale e culturale, centrata sulle scuole, sul dibattito allargato, sulla trasparenza, sullo stimolo a incrementare il benessere della popolazione, sulla partecipazione, sulla solidarietà e non sulla mera repressione.

Quinta. Diffondere un’idea della vita cittadina così negativa da dover richiedere l’intervento dell’esercito getta una luce sinistra sulle condizioni di vita in città e sul territorio. E rischia di allontanare potenziali investitori e turisti di passaggio. Al contrario, bisogna impegnarsi attivamente a far rinascere la Città offrendo così un’immagine che rilanci la competitività di Alessandria e che non deprima ulteriormente il commercio.

Abbiamo bisogno di ritrovarci, riscoprendo quella realtà che ci caratterizza positivamente, piccola e forse un po’ chiusa, ma gradevole e accogliente. E questo si ottiene lavorando attivamente per rafforzare lo spirito della comunità.

25/06/2016
Giulio Massobrio - redazione@alessandrianews.it

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