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Sicurezza

Il Decreto Sicurezza "spacca" gli Enti Locali: la Regione pensa al ricorso, i Comuni si dividono

La legge voluta dal ministro Salvini mostra i primi effetti, producendo schieramenti fra favorevoli e contrari. I sindaci dei centri zona si dichiarano tutti pronti ad applicare la normativa, ma c'è chi lotta per volerla cambiare.
ALESSANDRIA - La legge voluta dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini spacca l’Italia (e la provincia): mentre la Regione Piemonte si prepara a presentare un ricorso alla Corte Costituzionale, ritenendo che il provvedimento vìoli le prerogative delle Regioni, sia discriminatorio rispetto ai diritti dei migranti e pericoloso per i cittadini italiani (perché ritenuto "criminogeno", creando sempre più irregolari senza tutele né controlli, anche sanitari), il sindaco di Alessandria firma (insieme ad altri 450 colleghi della nostra penisola) l’appello per sostenere l’importanza del provvedimento, diventato operativo.

E' sicuramente presto per misurare gli effetti della nuova Legge, anche se è evidente come un irrigidimento di certe posizioni e procedure sia già in atto, ma ciò che oggi si può registrare è una presa di posizione assai variegata da parte degli Enti Locali, a partire da quelli del nostro territorio.

Sul tavolo non ci sono solamente le misure legate all'immigrazione, che pure del Decreto Sicurezza è l'aspetto che ha fatto più discutere: fra i nuovi strumenti a disposizione dei sindaci, come ricordato in una recente intervista dal primo cittadino di Alessandria, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, ci sono un potenziamento delle possibilità di controllo della Polizia Locale, un aumento dell'ambito di utilizzo dei Daspo urbani (i provvedimenti di allontamento da alcune zone della città per soggetti che si siano macchiati di determinati reati, relativi alla sicurezza dei cittadini e al decoro urbano), oltre al pugno duro contro questuanti molesti e occupazioni, fino alla sperimentazione nell'utilizzo dei taser (le pistole a impulsi elettrici utilizzate da tempo dagli agenti statunitensi) per i capoluoghi di provincia. 
 
Abbiamo chiesto a tutti i sindaci dei centri zona il loro punto di vista sulla Legge Sicurezza (Sul Piccolo in edicola oggi gli interventi integrali e un ulteriore approfondimento): le posizioni ricalcano in buona parte gli schieramenti politici di appartenenza, ma un dato unisce tutti. Rispetto ad altre realtà italiane da noi i sindaci si sono unanimemente detti pronti ad applicare la legge, senza tentare la via della "disobbedienza civile". I sindaci di Novi Ligure (Rocchino Muliere), Ovada (Giuseppe Lantero), Tortona (Gianluca Bardone) e Valenza (Gianluca Barbero) si dicono pronti a lottare in seno alle istituzioni per ottenerne un cambiamento, mentre la prima cittadina di Casale Monferrato (Titti Palazzetti) annuncia la creazione di un osservatorio insieme ad altri sindaci del territorio. Critico su alcuni aspetti, ma soddisfatto per altri si mostra invece il sindaco pentastellato di Acqui Terme Lorenzo Lucchini. 

Nel video Monica Cerutti, assessore regionale a Pari Opportunità, Diritti Civili e Immigrazione spiega nel dettaglio le ragioni del ricordo alla Corte Costituzionale, mentre Riccardo Molinari, capogruppo della Lega Nord alla Camera dei Deputati, illustra le ragioni che hanno portato alla Legge Sicurezza recentemente approvata. 
 
15/01/2019

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