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Politica

Il consiglio provinciale approva: Villa Figoli venduta al Comune di Arenzano

Nella seduta di venerdì, il consiglio provinciale ha votato a favore della vendita della colonia di proprietà di Palazzo Ghilini al comune ligure. Approvati anche l'assestamento di bilancio 2012 e la trasformazione del Retroporto di Alessandria in società a responsabilità limitata
PROVINCIA - Villa Figoli sarà ceduta dalla Provincia di Alessandria al Comune di Arenzano per 5 milioni e 300 mila euro. La notizia non è nuova ma è ora ufficiale. Il consiglio provinciale, svoltosi ieri mattina (venerdi 7 dicembre), ha infatti approvato la delibera che prevede l’alienazione della colonia in favore della cittadina ligure.
A far propendere definitivamente l’amministrazione e il consiglio provinciale per il si, sono state le disponibilità date da Arenzano a fornire servizi ai cittadini del territorio alessandrino, una volta che l’immobile sarò ristrutturato. In particolare, verranno ospitate nel periodo estivo persone diversamente abili della provincia di Alessandria. Verrà anche riservata una quota del 20% agli studenti alessandrini, nei corsi di formazione professionale per il personale di bordo della navi da crociera che verranno effettuate all’interno di Villa Figoli. Prima della stipula dell’atto notarile di compravendita saranno definite nel dettaglio le modalità di attuazione di queste convenzioni e saranno approvate dai due enti.
Il vicepresidente provinciale Gianfranco Comaschi ha voluto sottolineare come: “A fronte dei passi importanti in avanti fatti, che cambiano in maniera significativa la decisione della vendita dell’immobile, poter vendere a queste condizioni è una decisione opportuna, importante e utile per la nostra provincia. Per i tagli pesanti che l'ente ha subito dal Governo ci troveremmo comunque nell’impossibilità di valorizzare l’immobile nel futuro, così come non riusciremmo a farvi la manutenzione necessaria. Dal punto di vista del valore se è vero che da un lato è sceso dalla stima periziale, dall’altro si tratta di un immobile gravato da vincoli significativi. Aver salvaguardato la possibilità per i nostri cittadini di usufruire dei servizi, vuol dire che si è ottenuto il massimo possibile”.

Seppur la decisione fosse ormai scontata, il dibattito in aula è stato lungo e articolato. Unanime la posizione favorevole dei consiglieri circa la cessione di Villa Figoli. Diversa l’opinione sul significato da dare all’operazione. Se da un lato c’è chi parla di sconfitta onorevole, dall’altra c’è chi è più critico nei confronti dell’amministrazione provinciale e la definisce una “sconfitta che brucia sulla pelle”.
Della prima schiera fa parte il capogruppo Pd Federico Fornaro che ha tenuto a elogiare “la positiva funzione che ha svolto la commissione bilancio in questa lunga e complicata vicenda. La delibera che ci viene proposta oggi è arricchita dalle proposte della commissione. Questa di oggi è una scelta dolorosa ma obbligata. Dolorosa perché la colonia di Arenzano ha un importante funzione sociale; obbligata perché ci costringono a farlo i tagli apportati alle Province. Ci sono diversi modi per pareggiare i bilanci: sulla carta ’inventandosi’ pareggi che non ci sono, oppure affrontando scelte, anche impopolari, che cerchino di pareggiare il bilancio mettendo dentro incassi e previsioni di entrata che abbiano ragionevole certezza di esserci. Qui comunque non c'è una svendita ma un passaggio di mano, e quell’immobile continuerà a svolgere la sua funzione pubblica e sociale”.
Sulla stessa linea i successivi interventi di Corrado Calvo (Lista Civica), che ha definito la cessione di Villa Figoli: “una sconfitta non per la Provincia di Alessandria ma per il nostro Paese, per come la politica si relaziona con gli enti locali”, Gian Franco Cermelli (Moderati), Maria Enrica Barrera (Idv), che ha voluto ringraziare il consigliere comunale Paolo Berta per il ruolo svolto nella vicenda. Domenico Ottria (Pd) ha parlato di una “scelta ponderata e giusta, non una scelta dolorosa. Dismettere il patrimonio, è una ricetta del centrodestra. Molti comuni, anche della provincia, hanno attuato operazioni di cartolarizzazione” (il riferimento, neanche troppo velato, è a Piercarlo Fabbio ex sindaco di Alessandria e consigliere provinciale del Pdl ndr.). Concordi, pur se enfatiche, le parole di Vincenzo Demarte (Idv): “Oggi noi stiamo vendendo il nostro gioiello più caro. Lo stiamo facendo perché qualcun altro sopra di noi ci sta dicendo di sopperire a una mancanza di qualcuno che ci deve dei soldi ma non ce li sta dando. Vorrei che si capisse il dolore che oggi la provincia di Alessandria sta subendo. Quando si vendono i gioielli di famiglia, beni che ci sono stati trasmessi per un motivo preciso, l’amaro in bocca rimane sempre”.

Su posiziono più critiche gli interventi degli esponenti della minoranza. “I provvedimenti della spending review ci hanno messo in una posizione di grave debolezza per cui abbiamo dovuto accettare il dimezzamento del valore della proprietà. Questo di fatto è una resa, più o meno onorevole, e testimonia la posizione di debolezza in cui siamo –ha detto Vito De Luca (Pdl)-Non è stata una scelta ma un’inevitabile conseguenza. Il provvedimento che dobbiamo votare è la sottolineatura di come questo ente negli anni passati non ha fatto politiche di previsione di una tendenza che evidentemente c’è, c’era e continuerà ad esserci nei prossimi anni. L’aspetto sociale che viene salvaguardato, non è una scelta dell’amministrazione: è quasi inevitabile per giustificare la vendita del bene. Far passare questo concetto fuorviante credo che non sia corretto. Comunque vengono meno i 9,2 milioni che erano indicati come patrimonio dell’ente. E la riduzione del patrimonio dell’ente inevitabilmente va a modificare i rapporti del bilancio dell’ente. Non mi sento di dire che l’ente sta sbagliano ma questa cessione è una sconfitta che brucia sulla pelle”.
Dello stesso avviso il compagno di partito Nicola Sirchia: “Quando in una famiglia si deve vendere un bene per far fronte alle spese di tutti i giorni è ovvio che non è un fatto positivo, anche se questo è un grido di dolore che tutti i livelli amministrativi ormai fanno. Si aggiunga che tra il valore del bene e quello a cui viene venduto c’è una differenza di oltre 3 milioni. Siamo obbligati da fattori contingenti a venderlo a quel prezzo ma è una differenza che pagano i cittadini. Il problema è con quale bene pagheremo alle prossime contingenze negative, dato che una Villa Figoli non l’abbiamo più”.
A conclusioni analoghe arriva Antonio Legnazzi (Lega Nord): “La nostra posizione è senz’altro favorevole all’alienazione per fattori contingenti. Ma, come diceva Sirchia, il bene che oggi abbiamo domani non lo abbiamo più. Non ci può accontentare il fatto di aver raggiunto convenzioni con il comune di Arenzano. Resta il retrogusto della svendita e non vorrei che domani si profilasse la possibilità del controllo di un ente terzo su questa vendita”.
Piercarlo Fabbio ha voluto precisare come “la Provincia stessa, in un documento inviato alla sovraintendenza dei beni culturali per l’autorizzazione alla vendita, ha dichiarato che la vendita dell’immobile entro l’anno solare fosse l’unica possibilità per evitare il dissesto economico dell’ente. C'è poi un altro aspetto: lo stato di manutenzione straordinaria dell'immobile a cui la Provincia non può fare fronte, al punto da dover accollare queste spese all'acquirente, cioè al Comune di Arenzano, fa risaltare come finora vi sia stata da parte della Provincia una pessima gestione del bene, che quasi fa pensare ad un danno erariale".

A mettere il cappello a tutta la discussione ha pensato il presidente della Provincia, Paolo Filippi, che in quattro punti ha sintetizzato le motivazioni che hanno portato alla delibera di cessione di Villa Figoli: “La giunta porta al voto tranquillamente questa deliberazione. Tranquillamente per molti motivi. Abbiamo esperito due aste pubbliche entrambe andate deserte. Potevamo fare un’altra asta ma il comune di Arenzano ci ha fatto pervenire un’offerta con perizia diversa dalla nostra. Noi potevamo contestarla oppure tenere conto che ci sono perizie diverse da quello che abbiamo noi. Noi qui vendiamo a un prezzo di una perizia depositata in tribunale. Secondo: 2 milioni 696 mila euro è il valore a cui abbiamo a patrimonio in bilancio Vill Figoli. Non è vero che la svendiamo. Terzo: vendiamo a un ente pubblico, non a un privato o a una banca. Anche nel caso in cui si guardasse il prezzo di vendita come ribassato comunque da parte di un altro ente pubblico ci sarebbe un corrispondente vantaggio. Quarto: le aste sono andate deserte e lo avrebbero fatto anche quelle successive, probabilmente, perché quell’immobile ha un problema particolare: è un immobile che il Comune di Arenzano ritiene che debba essere vincolato a scopi di natura sociale. Tutti coloro che hanno manifestato intenzione eventuale di acquistarlo hanno capito che non potendoci essere nessuna possibilità di fare variazioni di destinazioni d’uso era inutile comprarlo. Il Comune di Arenazno ha inoltre il diritto di prelazione. Tutto ciò ha impedito l’acquisto da parte di terzi
Se si è giunti a questo punto – ha concluso Filippi - è perché questo ente ha dovuto tagliare 14 milioni sulla spese corrente, su un totale di meno di 100 milioni, facendoli gravare su un semestre solo”.

Hanno votato favorevolmente alla delibera di cessione di Villa Figoli 18 consiglieri su 26, 8 della minoranza si sono astenuti.
Con l’alienazione della colonia di Arenzano si è conseguentemente votato l’assestamento generale di bilancio 2012, che è stato approvato con 17 voti favorevoli su 22.
“Siamo di fronte a un trattamento penalizzante in modo grave delle Province. Ci siamo trovati 5 milioni di euro di tagli sui trasferimenti dopo il decreto ministeriale, un taglio irragionevole e insostenibile. La Provincia sicuramente presenterà ricorso al Tar, non perché voglia lo scontro politico ma per necessità –ha spiegato il vicepresidente provinciale Comaschi- L’Upi ha prontamente fatto presente al Governo che i criteri individuati erano errati, quindi si poteva correggere questa impostazione invece è stata mostrata arroganza e non si è posto rimedio. In questo contesto noi abbiamo dovuto dichiarare l’insussistenza degli equilibri di bilancio. La scelta di vendere la colonia di Arenzano è una scelta di buona amministrazione. Noi avevamo preparato una manovra alternativa ma avrebbe portato a chiedere sacrifici ancora più pesanti per i cittadini. Lo stato ci è debitore di 9 milioni di euro che continua a non erogarci. Noi abbiamo oltre 8 milioni di mutui non ancora spesi. Sono una piccola riserva, portate a casa a condizione finanziaria ottimale, disponibile per far fronte alle emergenze”.
Sul dibattito prima del voto, si è acceso un diverbio tra i consiglieri Fabbio, Fornaro e Barrera sulla questione dei bilanci del Comune di Alessandria e sull’operato del ex sindaco.

Si è infine deliberato sulla trasformazione della società per lo sviluppo della logistica del territorio alessandrino Retroporto di Alessandria, da società per azioni a società a responsabilità limitata, e sull’autorizzazione del Presidente della Provincia a valutare lo scioglimento e la messa in liquidazione della società, se fosse il caso che questo sia il miglior interesse per l’amministrazione provinciale.
“Siamo arrivati a questo punto perché il Retroporto ha visto perdere finanziamenti per 6 milioni di euro da parte della Regione Piemonte –ha spiegato Filippi- Inoltre la Regione non ci ha dato risposte sulla rimodulazione dei fondi e, se entro il 17 dicembre, non arriveranno i finanziamenti saremo costretti a cessare per inadempimenti della Regione”.
L’esito del voto è di 16 favorevoli e 4 astenuti, con la volontà di tutti i consiglieri di voler però approfondire la questione in apposite commissioni.









8/12/2012

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