
Giorni infuocati per la Provincia di Alessandria. Non si è ancora spenta l’eco delle
polemiche sui tagli ai servizi scolastici (con invito dell’assessore
Graziano Moro a evitare i rientri pomeridiani negli istituti, “per risparmiare su calore ed elettricità”), che già un’altra possibile emergenza si affaccia alla porta, sul fronte delle risorse scarse e dei ritardati pagamenti.
L’allarme arriva dal For.Al, il consorzio per la formazione professionale dell’alessandrino, tra i cui dipendenti da giorni serpeggia inquietudine, e si rincorrono voci su possibili “stipendi a rischio”, a causa di mancati trasferimenti da parte di Palazzo Ghilini. In realtà Nicola Tattoli, presidente del For.Al, precisa: “ci devono ancora circa
1 milione e 700 mila euro, ma nei giorni scorsi sono stati versati 400 mila euro”. Il che, par di capire, dovrebbe comunque consentire ai dipendenti delle quattro sedi (Alessandria, Valenza, Casale e Novi) del consorzio professionale di dormire sonni tranquilli, almeno per ora, e compatibilmente ad un contesto generale “barcollante” per tutto il sistema degli enti locali.
Gianfranco Comaschi, assessore al Bilancio della Provincia, al riguardo è molto chiaro: “sul fronte formazione la situazione è seria, ma non drammatica. For.Al naturalmente non è l’unico soggetto a cui noi versiamo contributi, e posso assicurare che,
via via che le risorse arrivano dalla Regione, vengono smistate agli aventi diritto, senza trattenerle un solo giorno.
Purtroppo però, questo è noto e va ribadito,
non siamo nelle condizioni di anticipare nulla, anche per evitare future contestazioni da parte della Corte dei Conti”. Ma a che punto è il reperimento, sul bilancio 2012 dell’ente, dei 5 milioni e 500 mila euro di ulteriori “tagli” imposti dal decreto sulla spending review del governo Monti? “Abbiamo lavorato senza sosta, per tutta l’estate – precisa Comaschi – e tagliato tutto il tagliabile in termini di servizi non essenziali, arrivando purtroppo al mancato rinnovo, man mano che vanno in scadenza, dei contratti di lavoro a tempo determinato. Nei prossimi giorni faremo nuovamente il punto della situazione, ma francamente non credo che,
entro il 30 settembre, riusciremo a reperire una simile entità di risorse. Per fortuna peraltro il nostro patrimonio immobiliare è sano e cospicuo: ma i tempi di dismissione, soprattutto dato il contesto generale dell’economia, non possono essere brevissimi”. L’attenzione si concentra soprattutto sul “pezzo” di maggior pregio, la colonia di Arenzano, che sicuramente più di altre è struttura realmente collocabile sul mercato, nonostante i tempi “di magra”.

“Le procedure per la
vendita degli immobili – precisa Comaschi – sono state avviate, ma
al momento compratori non ce ne sono. Il problema non è però tanto un eventuale disavanzo legato al solo 2012, compensabile appunto con dismissioni, anche spalmate nel tempo. Il punto è che i
tagli previsti sul 2013 sono addirittura doppi, e occorre rendersi conto che, limato tutto quel che si poteva limare, il rischio, e anzi ad oggi la certezza, è l’impossibilità di chiudere in pareggio il bilancio dell’ente in maniera strutturale. Situazione che ci accomuna, va detto, a gran parte delle province italiane, e che immagino andrà affrontata e risolta nelle sedi opportune”. Una vera emergenza “di sistema”, insomma. Con tanti punti interrogativi, a questo punto, anche sulla possibilità che servizi essenziali (dalla manutenzione della rete stradale allo sgombero della neve) nei prossimi mesi possano essere forniti in maniera adeguata. E, ciliegina sulla torta, con l’incertezza sulle scelte personali del presidente Filippi, che in più occasioni pubbliche non ha fatto mistero di valutare la possibilità di dimissioni anticipate: per contestare le decisioni del governo che, di fatto, stanno portando Palazzo Rosso all’agonia. Ma forse anche, secondo alcuni, per prepararsi a presentare la propria candidatura alle prossime elezioni politiche.