Sei in: AlessandriaNews / Politica / Fabbio chiede trasparenza sull’adozione del rendiconto - 15/06/2012
Alessandria

Fabbio chiede trasparenza sull’adozione del rendiconto

L’ex sindaco scrive al presidente del consiglio comunale Enrico Mazzoni per chiedere trasparenza sulla comunicazione del difensore civico al Comune e sulla scelta di annullare la delibera che predisponeva il documento contabile
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Spettava al consiglio comunale approvare o meno il rendiconto 2011 ma “l’assemblea cittadina non è stata neppure informata della comunicazione del Difensore Civico che indicava il termine ultimo per l’approvazione”. Lo sostiene il capogruppo del Pdl in una lettera inviata al presidente del consiglio Enrico Mazzoni.
Il Difensore Civico regionale ha comunicato al Comune il termine ultimo per adottare il Rendiconto 2011. “Ma – evidenzia Piercarlo Fabbio, - nulla è stato notificato dalla presidenza del consiglio comunale o dal sindaco al sottoscritto e ai componenti del gruppo consiliare Pdl, mentre la materia sembra ormai di cognizione comune, visto che anche i mezzi di comunicazione sociale parlano dell’argomento con una qual precisione”.
Fabbio ripercorre gli ultimi passaggi: Il 3 e 18 maggio il Consiglio in carica veniva convocato per affrontare l'adozione del Rendiconto 2011, preparato dalla Giunta con deliberazione n. 120 del 20 aprile. L'adozione non è avvenuta e il problema è passato al nuovo Consiglio, costituito dopo le elezioni di maggio. La nuova Giunta, con delibera n. 151 del 7 giugno, ha annullato la proposta di Rendiconto predisposta dalla precedente, "senza però preparare un nuovo provvedimento". “Ne consegue – scrive Fabbio nella lettera inviata al presidente Enrico Mazzoni - che il Consiglio Comunale, che ha in definitiva la competenza per approvare il Rendiconto 2011, al di là dei tempi e delle modalità previste dal Regolamento di Contabilità, ovviamente del tutto violati, non ha neppure a sue mani la comunicazione del Difensore Civico e quindi nulla può rispetto all'inerzia della Giunta in carica e neppure gli è consentito esercitare il proprio potere per andare nella direzione del commissariamento ad acta, ovvero per evitarlo. Di tutto ciò, che è problema vero, il Consiglio non ha fatto parola, né il suo vertice si è preoccupato di porre in essere un'iniziativa per far sì che la trasparenza non sia una vuota parola, una liturgia stanca anche se più volte evocata. All'inerzia (che è già sanzionata con l'arrivo del commissario ad acta) del Consiglio nell'assunzione del provvedimento, oltreché di quello che fa emergere debiti fuori bilancio per circa 26 milioni di euro, si aggiunge l'inerzia nell'iniziativa politica dell'organo da lei presieduto e la decisione di non decidere in maniera sommersa ed occulta”.
Una situazione, per Fabbio, che “non possiamo accettare, senza almeno comunicarle il nostro più profondo dissenso, nella speranza che lei saprà porre rimedio a quella mancanza di iniziativa politica, non potendo più, non so quanto colpevolmente, far fronte alla questione della scadenza dei termini”.

15/06/2012


 
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