
Sicuramente le
conseguenze della deliberazione da parte del Consiglio comunale del
dissesto del Comune di Alessandria incideranno sulle casse dell'Ente e quindi anche sulla cittadinanza, che si vedrà (per opera dell'articolo 251 del Tuel) "adeguare le imposte, le tasse locali, le aliquote e le tariffe di base nella misura massima consentita dalla legge".
Ma, come lo stesso
sindaco ha ribadito nei giorni scorsi "la giustizia dovrà fare il suo corso:
la speranza è che le responsabilità non restino impunite". Queste considerazioni, in molti cittadini di Alessandria - si trasformano in quesiti:
"Chi - in questi 5 anni ha sbagliato - pagherà?", cioè varrà anche per i responsabili alessandrini il detto "chi sbaglia paga?". Forse.
L'iter procedurale è lungo e molto differenziato: da una parte infatti ci sono le "ipotesi" di responsabilità fatte dalla
Procura della Corte dei Conti, che passano però poi al procedimento giurisdizionale, nelle mani dell'omonima Sezione (e che si discosta completamente dal procedimento penale della Procura della Repubblica). Intanto bisogna arrivare alla
"condanna, almeno in primo grado" per danno erariale. Inoltre la sezione Giurisdizionale della Corte deve comprovare che le accuse si leghino al dissesto, cioè siano strettamente legate all'aver provocato questa situazione economico finanziaria. Come si legge nell'
articolo 6, comma 1 del decreto legislativo dello scorso autunno, il 149: " gli amministratori che la Corte dei conti ha riconosciuto responsabili, anche in primo grado, di danni cagionati con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario, non possono ricoprire, per un periodo di dieci anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati, ove la Corte, valutate le circostanze e le cause che hanno determinato il dissesto, accerti che questo e' diretta conseguenza delle azioni od omissioni per le quali l'amministratore e' stato riconosciuto responsabile". Questo discorso vale pertanto
per i consiglieri (coloro che avevano firmato i bilanci "incriminati"),
per gli assessori e ipoteticamente per i dirigenti o i revisori dei conti. Per loro
"niente più ruoli esecutivi per 10 anni": il che significa che non potranno ricoprire la carica di assessore, di dirigente di una partecipata o di revisori dei conti,
ma non che perderanno il ruolo attuale di consiglieri, nè che non si potranno più ricandidare.

Il
vero cambiamento invece, riguarda la figura del sindaco, quindi dell'attuale capogruppo del partito di minoranza, il Pdl, in Consiglio, nonché ex sindaco, denominato a più voci come "il sindaco del dissesto". Per lui, in caso di condanna,
scatta l'ineleggibilità per 10 anni a qualsiasi tipo di carica politico- amministrativa, come recita sempre il dlgs 149. "I sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili ai sensi del periodo precedente, inoltre, non sono candidabili, per un periodo di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonche' di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo. Non possono altresi' ricoprire per un periodo di tempo di dieci anni la carica di assessore comunale, provinciale o regionale ne' alcuna carica in enti vigilati o partecipati da enti pubblici". Accertata pertanto la responsabilità
il suo ruolo in Consiglio andrebbe, automaticamente, a decadere.
A tutte queste conseguenze "etico-morali" di responsabilità comprovate,
si deve aggiungere l'aspetto economico della vicenda. La condanna sarebbe, ipoteticamente, per danno erariale: la Procura della Corte dei Conti - in una comunicazione che risale a fine maggio 2012 - ha stimato nella somma di
10 milioni di euro il danno erariale, riducendo l'iniziale cifra di 39 milioni. Oltre due milioni di euro per l'ex sindaco Fabbio (così come per assessore al Bilancio Vandone e ragioniere capo Ravazzano), mentre 47 mila euro è la cifra che peserebbe sulle teste dei consiglieri
, allora di maggioranza, che avevano votato i bilanci.La prima udienza, su questo fronte, è per il 12 dicembre 2012.
Questa è la
strada parallela percosa dalla Procura della Corte dei Conti (e in un secondo momento dalla sezione Giurisdizionale)
a quella della Sezione Controllo di Torino, che ha confermato la sussistenza di una situazione di dissesto dell'ente, che il Consiglio deve auto-deliberare. E con ogni probabilità lo farà nel corso del Consiglio comunale atteso per metà mese di luglio (forse il 16).