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Interviste

Cattaneo: “primarie vere, e attenzione ai social network”

Dall’impegno ecologista negli anni Ottanta, al rientro in consiglio comunale nei ranghi del Pd. Con altri importanti “tasselli” del percorso come Alessandria Bene Comune, Prossima Fermata e, ora, il sostegno a Pippo Civati in caso di candidatura alle primarie del centrosinistra. Mauro Cattaneo sorride: “avvisate Bersani che Internet è la realtà di oggi”
I suoi interventi in consiglio comunale sono sempre pacati nei toni, e concreti nei contenuti. Mentre su facebook interviene con competenza sui temi della politica locale e nazionale, senza risparmiare critiche pungenti all’establishment del suo partito, il Pd. Incontriamo Mauro Cattaneo in giorni particolarmente “caldi”, sia sul fronte alessandrino che romano. E proviamo a capire come la pensa su diverse questioni, non solo legate a Palazzo Rosso.

Mauro Cattaneo, partiamo dalle primarie del Pd: si faranno, e quando? Aleggia un po' di confusione...
Purtroppo la confusione sulle regole non è una novità nel PD. Basta ricordare quanto successo all'ultima assemblea nazionale, quando la presidente Bindi ha impedito di votare un documento a favore dei matrimoni per tutti. Non sappiamo ancora se davvero le primarie si faranno, quando si faranno, se saranno a turno unico o a due turni. E siccome Vendola ha dei dubbi non sappiamo nemmeno se saranno di coalizione o solo con candidati del PD.
Come diceva lunedì in un'intervista Pippo Civati, siamo all'assurdo che le regole non le sta discutendo la commissione Statuto del partito ma le stanno scrivendo in qualche luogo segreto i comitati elettorali di Renzi e Bersani.
Spero che la cosa si risolva con maggior trasparenza, se non vogliamo aumentare la sfiducia nei nostri confronti.

Ma lei per chi voterà?
Se Civati decidesse di candidarsi starò sicuramente dalla sua parte. Perché rappresenta il rinnovamento di cui ha bisogno un Paese perennemente nella mani delle corporazioni e dei soliti volti, ma ha anche una maggior chiarezza nei programmi.
Civati ha già detto che deciderà solo dopo l'assemblea nazionale del 6 ottobre in cui saranno finalmente definite delle regole. E mi sembra molto corretto farlo.

E se Civati non si candida?
Penso che sia comunque necessaria una netta discontinuità. Non possiamo riproporci insieme a D'Alema, Veltroni, Bindi, Fioroni e compagnia cantante. Gli elettori ci punirebbero. E avrebbero ragione a farlo.

Lei sembra un giovane della politica, ma non lo è….
No, infatti. E neanche propriamente un volto nuovo a livello comunale, considerato che sono stato già consigliere a Palazzo Rosso nel lontanissimo 1990. Prima Repubblica, pensi un po’.

E con chi stava allora?
Ero nei Verdi, formazione in cui ho cominciato il mio percorso di impegno pubblico e politico negli anni Ottanta. Ma in consiglio comunale ci sono stato poco, mi pare un anno o poco più, poiché avevamo un principio di rotazione interna al movimento.

Al Pd come ci è arrivato? Non è certo un uomo d’apparato…
Il mio impegno con i Verdi si è concluso con l’era di Pasquale Cavaliere, e con l’avvento di Pecoraro Scanio. A quel punto, pur non venendo meno i miei interessi per l’ecologia, ho fatto un passo indietro, per tornare alla politica attiva, iscrivendomi al Pd, nel 2009. Credevo al progetto di un moderno partito di sinistra riformista. Ho appoggiato la mozione Marino, mi sono appassionato ai temi affrontati on line nei blog di Pippo Civati e Ivan Scalfarotto. E su scala locale cerco di fare la mia parte.

Tre anni dopo, ci crede ancora?
Certo, altrimenti non sarei qui. Anche se è evidente che occasioni se ne sono perse parecchie. E’ un crederci sempre proiettato in avanti. Alle primarie comunali dello scorso anno ho sostenuto Mauro Buzzi e sono stato tra i promotori di Alessandria Bene Comune, così come ho partecipato al progetto di Prossima Fermata. Tutti tentativi di innovare il Pd dall’interno, a partire dalla sua classe dirigente. Ci proviamo, credendoci fino in fondo.

Palazzo Rosso come l’ha trovato, vent’anni dopo la sua prima esperienza?
Il comune di Alessandria è in una situazione molto difficile, ma non drammatizzerei. Mi pare che si sia imboccata la strada giusta, anche se il percorso di risanamento non sarà breve. E’ vero che risorse non ce ne sono, e che la necessità di riequilibrare il bilancio rischia di bloccare tutto il resto. Ma ci sono anche forme di riorganizzazione dell’esistente che si possono definire a costo zero. Penso all’uso delle biciclette, alla valorizzazione delle piste ciclabili e ad una revisione complessiva della viabilità, ad esempio.

Che contributo porterà, in prima persona?
Certamente tutto ciò che ruota attorno alle tematiche ambientali rientra nelle mie corde, e sto cercando di studiare i singoli progetti. L’altra grande tematica è quella dei diritti civili, su cui la nostra città può e deve fare importanti passi in avanti. Il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, ad esempio, che siano etero o omosessuali, mi pare un elemento di civiltà su cui tempo ne abbiamo perso anche troppo.

La cittadinanza come sta rispondendo al dissesto, dal suo osservatorio?
Gli alessandrini non si scompongono, non drammatizzano. E sono certo che la chiave del loro coinvolgimento sia essenziale: del resto noi consiglieri comunali siamo comuni cittadini, che provano a dare una mano, offrendo alla città il nostro tempo e, speriamo, anche qualche competenza. Credo che aprire un percorso di confronto con associazioni, gruppi di cittadini o anche singole persone che hanno idee da proporre, sia l’unica strada che si può percorrere in questo momento. Valorizzando tutto ciò che di buono la città può offrire, anche in una fase di difficoltà.

Quanto conta oggi il web per chi fa politica?
Internet è uno strumento essenziale, ma non solo per i politici: per una comunità ormai vastissima di cittadini. E attenzione: quando il segretario del mio partito, Bersani, invita i “grillini” ad uscire dal web e a confrontarsi nel mondo reale, sbaglia e mostra un gap culturale preoccupante. Perché non è che il web e la vita reale siano due dimensioni parallele: Internet e i social network fanno parte della realtà di oggi, ne sono una componente essenziale. Prima la leadership del Pd lo capisce, e meglio sarà per tutti.

 
27/09/2012

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