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Politica

Berlusconi esce dal Parlamento dopo 20 anni

Un'uscita arrivata in conseguenza all'applicazione della legge Severino dopo la sentenza che ha condannato Berlusconi in via definitiva per frode fiscale a quattro anni di reclusione e all'interdizione per un tempo da definire dai pubblici uffici
ROMA - Dal 1994 al 2013: tanto è durata, circa 20 anni, l'avventura parlamentare di Silvio Berlusconi. Un'uscita dal Parlamento che è arrivata in conseguenza all'applicazione (violentemente contestata dal centrodestra) della legge Severino dopo la sentenza che ha condannato Berlusconi in via definitiva per frode fiscale a quattro anni di reclusione e all'interdizione (per un tempo da definire) dai pubblici uffici. Il voto di ieri (mercoledì 27 novembre, ndr) ha messo fine ad un percorso parlamentare (ma non a quello di leader politico della risuscitata Forza Italia) cominciato nel 1994, con l'ormai famosa "discesa in campo" per dare all'Italia un ''sogno liberale'' e renderla libera ''dai comunisti''. Una carriera politico-parlamentare che ha portato Berlusconi a ricoprire incarichi di vertice, da presidente del Consiglio (ben 4 volte) a presidente di turno del Consiglio europeo a più volte ministro (sia pure ad interim). Manca il Quirinale, a cui non ha mai nascosto di puntare. Ma oramai... Un corso politico caratterizzato da scontri - a volte da lui stesso cercati ed esasperati e da altri invece non sopiti - con la sinistra (definita 'Pci-Pds-Ds') e con la magistratura.

Quella magistratura ''di sinistra'' da lui più volte accusata di essere ''il braccio armato'' dei suoi avversari per tentare di farlo fuori nelle aule giudiziarie quando non si riusciva a sconfiggerlo nelle urne. In ogni caso, al di là degli atteggiamenti negli anni assunti da alcune procure italiane, non si può non registrare il coinvolgimento di Berlusconi in numerose inchieste giudiziarie, alcune delle quali hanno visto la conclusione con la prescrizione piuttosto che con l'assoluzione. Ed è comunque per un motivo giudiziario che Berlusconi non è più senatore.

Berlusconi nella sua parabola politica ha dato dignità a formazioni come l'ex Msi (poi Alleanza Nazionale, guidata da Gianfranco Fini) o a piccoli partiti nati dalla diaspora della Dc (il Ccd poi Udc di Pierferdinando Casini). Partiti portati a Palazzo Chigi con i loro leader ministri o collocati fra le più alte cariche dello Stato. Salvo poi, ma questa d'altronde è la politica, arrivare ai ferri corti con Casini e addirittura ad una drammatica separazione, anche sul piano personale ed emotivo, con l'alleato co-fondatore del Pdl Gianfranco Fini.

Ecco, il Pdl. E' questa l'ultimo dei "conigli" usciti dal cilindro di Berlusconi, dopo la sconfitta della Cdl alle elezioni del 2006. Una scelta che però non ha pagato, quanto meno in termini di stabilità interna allo schieramento di centrodestra. In pratica sin dall'inizio il Cavaliere ha avuto problemi con Fini nella gestione del nuovo partito, fino alla traumatica separazione del 2010. Ecco allora, come un porto sicuro, tornare a Forza Italia e - dopo aver favorito la nascita del governo delle larghe intese guidato da Enrico Letta - passare all'opposizione, dopo l'ulteriore "strappo" in casa, quello con la corrente guidata da Angelino Alfano. Il ministro dell'Interno, dopo mesi di scontro latente con Berlusconi (a partire dalle primarie da lui proposte per le elezioni del 2013 e dal Cavaliere sonoramente bocciate), non ha voluto aderire al rinato partito azzurro (e con lui alcuni una volta fedelissimi berlusconiani come Lupi, Cicchitto, De Girolamo, Lorenzin) e ha dato vita al Nuovo Centrodestra, ancora di sostegno al governo.

Un epilogo al quale Berlusconi non sembra volersi rassegnare, leggendo anche le sue dichiarazioni delle ultime ore. Battagliero come sempre, le parole d'ordine di un tempo rilanciate e urlate ai propri sostenitori da un palco sotto Palazzo Grazioli. Pronto ancora a tentare di continuare a condizionare la vita politica italiana, con la differenza: ora tenterà, dal di fuori, all'opposizione e con un partito eroso nei consensi e comunque significativamente ridotto dalla scissione con Alfano, ma non avrà più la certezza di riuscire a farlo.

(fonte: Asca)
28/11/2013

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