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Politica

Bargero: “ci stiamo provando”

Da ricercatrice universitaria a parlamentare. Cristina Bargero, deputata del Pd, alla vigilia della ripresa dei lavori parlamentari: “Dicono che i politici non lavorano? Lo so, ci sono abituata ormai. L'unico mio rammarico è che spesso non siamo in grado di dare risposte immediate alle tante emergenze. I tempi della politica, non lo nego, sono lunghi, troppo”.
PROVINCIA - Da ricercatrice universitaria a parlamentare. Cristina Bargero, deputata del Pd, non si è fermata neppure a Ferragosto, impegnata tra una festa dll'Unità e un incontro con le realtà del territorio. E a breve si riparte, con una scaletta di impegni romani ed alessandrini. “Dicono che i politici non lavorano? Lo so, ci sono abituata ormai. L'unico mio rammarico è che spesso non siamo in grado di dare risposte immediate alle tante emergenze. I tempi della politica, non lo nego, sono lunghi, troppo”.
Da qualche tempo, a Roma, è tornata ad occuparsi della sua vecchia “passione”, l'economia e lo sviluppo. E' passata infatti dalla commissione “Finanze” a quella sulle “attività produttive, commercio e turismo”.
“Le sedute di Commissione iniziano alle 9,30, in genere. E capita che proseguano per tutto il giorno, fino alle 20. E' un lavoro molto importante, che dovrebbe consentire ai deputati di comprendere i risvolti dei provvedimenti in discussione. Ma i tempi, a volte si inceppano anche qui”, racconta.

“Stiamo cercando di portare avanti il nostro lavoro, tra mille difficoltà. Il governo Renzi ci metterà del tempo, ma c'è il tentativo di dare una accelerata sulle riforme. A settembre il tema non banale sarà quello dello sviluppo dell'economia. Siamo di fronte a 20 anni di assenza di politica industriale. La crisi è solo uno dei tanti segnali del problema”.

Subito dopo le ultime amministrative, che hanno visto il Pd affermarsi come partito dal 40% sembrava respirarsi un'aria di rinnovata fiducia? E' ancora così?
“Sì, si è percepita e credo che non sia ancora scemata, ma i nodi vengono al pettine e spesso si tratta di nodi presenti da molto tempo. Gli effetti di ogni provvedimento non si vedono subito, la politica ha bisogno di tempi lunghi”.

Ma sembra che di tempo non ce ne sia più molto...
“Stiamo facendo molte cose anche se i risultati non si vedono ancora e non si vedranno a breve. Anche la Merkel, del resto, sta cavalcando l'onda lunga che ha generato Schoeder”.

Qual è stato il momento più difficile, per ora, della sua esperienza parlamentare?
“Il momento più difficile è stato forse l'elezione del capo dello Stato per la pressione dell'opinione pubblica e l'attenzione mediatica. Siamo arrivati al punto di non poter uscire dal Parlamento e dover 'scappare' quando è uscito il nome di Napolitano. Non è stato un bel momento”.

E' stato recentemente approvato il decreto di riforma Pubblica Amministrazione, passato in parlamento con la fiducia. Una sua opinione sul provvedimento?
“Quello è stato un primo passo. Sul disegno di legge è stata messa la fiducia ed ogni volta che questo avviene vengono sospesi i lavori, anche delle commissioni. C'era una ragione storica: permettere a tutti i parlamentari di raggiungere la Capitale. Ragione che forse non ha più modo di esistere, visto che con un ora di volo si arriva da ogni parte d'Italia. Sarebbe necessaria una revisione del regolamento della Camera, ma questo è un altro tema. Tornando al decreto sulla pubblica amministrazione ci rendiamo conto che non basta. Si sono messi dei paletti, come il pensionamento del personale. Per quanto ci si sforzi, occorre poi fare i conti con la Ragioneria di Stato: se un provvedimento non ha la copertura finanziaria, non può essere adottato.
Il vero punto è rendere la pubblica amministrazione efficiente. Già l'introduzione della centrale unica degli appalti per i piccoli comuni va in questa direzione, ma è ancora poso. Troppe volte si è parlato di 'semplificazione' salvo, poi, fare peggio. La burocrazia ha tempi enormi, basti solo pensare alla richiesta di un permesso per costruire che deve passare al vaglio di commissioni e conferenze dei servizi. Senza tenere conto, poi, dei ricorsi ai tribunali amministrativi che rallentano ulteriormente, facendo aumentare anche i costi a carico dell'utenza e dello Stato. Occorrono, in realtà, poche regole, ma chiare. Il decreto prende in considerazione la partita, ma non interamente".

Ma i pensionamenti apriranno la strada a nuove assunzioni nella pubblica amministrazione?
Anche questo è da vedere. Non c'è solo la legge approvata, ci sono i patti di stabilità, i bilanci dei singoli comuni.

Fa parte del decreto anche il passaggio sul taglio alle Camere di Commercio. Lei, come parlamentare, era stata interpellata anche dal sistema camerale alessandrino. Che risposta siete riusciti a dare?
“Siamo riusciti ad avere un taglio meno duro, scaglionato nel tempo, scelta che va nella direzione chiesta dalle stesse Camere. Resta il fatto che il sistema camerale, così come è, va rivisto ma, a mio avviso, non cancellato perchè svolge un ruolo fondamentale per il territorio, a servizio delle aziende. Si dovrà trasformare in una centrale di servizi a sostegno dello sviluppo. La motivazione di base del taglio era il tentativo di alleggerire la pressione sulle aziende ma, in realtà, il contributo annuo che verranno alle Camere di Commercio è esiguo, se rapportato, ad esempio alle pressione fiscale. C'è da rivedere l'Irap, gli studi di settore”.

La prossima riforma è quella del Senato?
“Il principio di fondo è quello di superare l'attuale sistema con un Senato eletto in modo indiretto e dove non ci saranno più indennità. Ma, ripeto, c'è anche da rivedere il regolamento della Camera che, così come è, non aiuta nella velocità dell'assunzione delle decisioni. Restiamo bloccati intere giornate per ordini del giorno che non hanno senso, o ne hanno poco. Un esempio? Mentre si discuteva del decreto sviluppo, abbiamo discusso mezza giornata sul concetto di “sterilizzazione” piuttosto che “abbattimento” delle nutrie. Comprendo che in alcune aree, lungo il Po, la presenza del roditore sia una difficoltà, ma certe decisioni vanno prese in fase di decreto attuativo, emanato dalle direzioni dei Ministeri, non dal Parlamento. Il governo ha il potere di imporsi su questo. Fare altre leggi non serve”.

Come è, invece, lo stato di salute dell'economia in Provincia?
“Abbiamo tavoli aperti su più fronti. I comuni, e non è solo un problema della nostra provincia, si trovano senza risorse, per di più nell'incertezza dei tempi dei trasferimenti. Approvare, per un ente, un bilancio previsionale a luglio mi pare un controsenso. Si apre ora tutto il capitolo della sanità, che non sarà semplice. La situazione del comparto socio assistenziale rischia di diventare pesante.
La nostra provincia è un territorio depauperato dalla crisi. Occorre trovare altre vie, scommettere sui settori che reggono e dove c'è competitività. Per fortuna ci sono ancora, come l'agroalimentare”

Si diceva di riforme che hanno conseguenze nel medio lungo periodo.. come quella sulla trasformazione delle Province?
“Quella è stata un'altra riforma a metà. Fino a che non sarà rivisto il titolo V della Costituzione non cambierà molto. La scelta è tra ricentralizzare alcune funzioni o lasciarle incarico agli enti periferici, le Regioni in primis. A mio avviso alcune competenze, come le politiche energetiche, le linee generali sul turismo, devono essere decise a livello centrale. Sulle politiche energetiche, ad esempio, gli incentivi sulle rinnovabili sono state date in modo sconsiderato. Sicuramente dare incentivi a pioggia, come è stato fatto, è controproducente”.

Ma qualche buona notizia c'è?
“Stiamo lavorando molto sul recupero di fondi mai utilizzati,come quelli per il dissesto idrogeologico. Nella maglie dei bilanci c'erano circa un milione di euro mai spesi. E' stata creata una sorta di “unità speciale” in materia di dissesto idrogeologico. Sarà poco, ma è già un altro passo.
Cosa risponde a chi dice che “i politici non fanno nulla”?
Ci sono abituata ormai a sentirmelo dire. Lavoriamo, eccome. Non c'è solo il lavoro in aula, ci sono le commissioni, gli incontri sul territorio. C'è tanta disorganizzazione, questo sì.
A me spiace solo di non riuscire a dare le risposte che vorrei. E' frustrante.

Lei non ha seguito molto la questione Terzo Valico... ma una sua opinione in merito?
Credo che i fondi si troveranno, anche grazie al decreto sblocca cantieri. C'è un numero inimmaginabile di cantieri fermi, come la Pedemontana biellese. Occorre fare il punto e stabilire quali sono le mutate priorità del Paese. Una volta individuate, però, si proceda”.
28/08/2014

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