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Ovada

Quando la Veneta era la spiaggia ovadese

Dal libro dei ricordi dell'Accademia Urbense riaffiora un tempo in cui Orba e Stura erano frequentati anche in centro città. E negli anni '60 nacque anche il Lido di Ovada
OVADA - “San Pé, u nam Vò ioun per lé”. Il 29 giugno era la data spartiacque: la vita della città si spostava verso i fiumi, veri luoghi di ritrovo per bambini, giovani e persone più adulte. La spiaggia per chi il mare vero non se lo poteva permettere. Uno scenario molto diverso, quello di fine anni ’40. da quello dei nostri giorni. “C’era tanta acqua – racconta Paolo Bavazzano, esperto di storia locale che all’argomento ha dedicato vari pezzi su Urbs, la rivista dell’Accademia Urbense – L’usanza prescriveva di non fare il bagno prima di quella data perché l’acqua era considerata troppo fredda”. Il ponte della Veneta era uno dei luoghi più frequentati. Per spostarsi c’erano pochi mezzi, la bicicletta soprattutto. Sulle rive era possibile trovare bambini, anche di sette-otto anni a pescare, libera senza l’accompagnamento di adulti. Dal pomeriggio, dopo le ore più calde arrivano le lavandaie; verso sera persone che, per qualche motivo, si vergognavano a farsi vedere in abiti succinti.



“L’Orba – prosegue Bavazzano – muoveva anche l’economia cittadina. Era normale trovare i sabbiaioli che con le loro reti lavoravano proprio sulle sponde del fiume. Le stesse donne che scendevano a lavorare i panni cercavano e raccoglievano i vimini che poi provvedevano a spellare per rivenderli ai cestai”. I bambini pescavano con la canna o col bilancino. I più spregiudicati utilizzavano il carburo, sostanza che mischiata all’acqua stordiva i pesci che venivano a galla. Non lontano, in piazza XX Settembre c’era il casottino di Succio dove ci si poteva dissetare: un’acqua col citrato, qualche ghiacciolo per i più fortunati che se lo potevano permettere.

Cambio di scenario. Ci si bagnava anche nelle acque dello Stura. Sotto la rocca di Tagliolo. I giovani dell’epoca si cimentavano nel “giro dei misci”, tra Ovada, la stessa Tagliolo, Belforte e rientro in città. Dopodiché si andava al fiume. Altro ritrovo la chiusa del mulino, danneggiata dalla prima alluvione nello Stura nel 1971 e definitivamente compromessa nella successiva del 1977. Dopo il pomeriggio al fiume la serata continuava negli orti dei paraggi, tra racconti, cibo dell’orto musica.

Negli anni ’60 in via Novi nacque il lido di Ovada, in zona Guastarina, accanto al lago della Marchesa, ricordo di Battina Franzoni. I giovani amavano ritrovarsi da quelle parti, ascoltare musica e ballare. La colonna sonora era quella tipica di quegli anni di grande rivoluzione nella società e nei suoi costumi: i Rokes, l’Equipe 84, i Dik Dik. Parole e ritmi diversi da quelli di Colombo Gajone vero cantore dell’Ovadese. “Snugiòia 'n su destéin a rxentova ra bigò, r'aiva 'n tasta 'n mandilein, 'n vesti rosa, 'n po' sculò. Tuci i pesci is"soun ciamoi, a quel modu che 'n te soi, per canteie sta cansoun cun l'urchestra de' i fundòun. “Inginocchiata sul cesto dei panni rISCiacquava il bucato; teneva sulla testa un fazzolettino e aveva un vestito rosa un p o' scollato. Tutti i pesci si sono chiamati a raccolta, in modo che tu non sai. Per cantarle questa canzone con l'orchestra che è nel fondo del fiume…. “ – Continua 

16/07/2017

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