
È uscito il
rapporto annuale 2012 dell'Istat sulla situazione del Paese. Il quadro che viene fuori dai dati raccolti dall'istituto di statistica è tutt'altro che roseo per l'economia italiana. La crisi ha colpito duramente e la via di uscita è ancora lontana. Non sono solo le congiunture internazionali ad aver provocato queste condizioni. Sono, in generale, gli ultimi 20 anni ad aver portato l'Italia dentro la recessione.
Nel 2011 il
Pil ha avuto un
incremento dello 0,4% , in netto calo rispetto al 2010 quando era cresciuto del 1,8%. Ad incidere molto sul prodotto interno lordo è ancora il
debito pubblico (120,1%) cresciuto di 1,5 punti percentuali rispetto al 2010. Un primo segno delle manovre apportate dal governo Monti si possono leggere alla voce entrate dello stato con un +1,9%, dovuto soprattutto a un incremento delle imposte indirette del 2%. Segno di continuità nell'ultimo ventennio, con un carico fiscale progressivamente passato dal 13,2% (1992-1996) al 15,1% (2011).
Il volume dei consumi finali ha avuto, invece, una variazione pressoché nulla. Questo fatto è dovuto a una diminuzione del potere d'acquisto per le famiglie. Se, infatti, lo scorso anno il reddito disponibile è aumentato di due punti percentuali (nel 2010 fu solo del 1,1%) la spesa per i consumi è cresciuta del 2,9 %, risultato:
il potere d'acquisto è diminuito dello 0,6%. Tutto questo ha comportato che la tendenza al risparmio della popolazione italiana registri uno 0,9% in meno nel 2011 rispetto all'anno precedente.
Il sistema delle imprese sta attraversando una nuova fase di difficoltà. Ciò è dovuto a due fattori sovrapposti: la contrazione della domanda interna e l'indebolimento di quella estera.
Parallelamente è aumentato l'indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali di 5 punti percentuali (nel 2011) con i rialzi maggiori per i beni energetici, intermedi e alimentari. Un dato che si assomma alla diminuzione generale del peso del settore industriale nell'economia italiana. Anche il
commercio al dettaglio ha risentito della crisi economica con un
-1,3% medio di vendite. Più colpito il commercio tradizionale (-1,4%) ma anche la grande distribuzione ha dovuto fare i conti con il calo dei consumi (-0,9%). L'unico settore che sembra tenere botta è il terziario.
A pesare sulla difficoltà dell'economia del Paese (con una crescita media dal 1992 al 2011 dello 0,9%) è la scarsità di investimenti dello Stato in infrastrutture e innovazione. La
quota di Pil destinata alla ricerca e allo sviluppo è del 1,26% per il 2010 su una
media Ue del 2%. I brevetti registrati nel 2009 sono stati 82 ogni 1000 abitanti, contro una media di 116 nella zona euro.
Ad incidere negativamente sulla crescita del Paese è anche il sistema dei trasporti. Il trasporto merci su rotaia è meno sviluppato rispetto alle altre nazioni europee. La modalità stradale su gomma è vicina al 90% (+10% rispetto alla media Ue). In termini di efficienza dei servizi logistici l'Italia si posizione nel 2010 al ventiduesimo posto nella classifica della Banca Mondiale.
Da tenere conto comunque l'entità del valore aggiunto dell'
economia sommersa che, nel 2008, si attesta in una
forbice tra il 16,3% del Pil e il 17,5% (tra i 255 e 275 miliardi di euro).