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Ovada

Gli studenti ovadesi ricordano Moro e Impastato

Con l'organizzazione di Libera una giornata di approfondimento sulle figure dello statista ucciso quarant'anni fa dalle Brigate Rosse e il giornalista siciliano freddato per il suo impegno contro la Mafia
 OVADA - Una riflessione e un ricordo su due figure diverse ma accomunate da una data: 9 maggio 1978. Gli studenti delle superiori ovadesi hanno ascoltato ieri le storie di Aldo Moro, statista e uomo di punta della Democrazia Cristiana ucciso dalle Brigate Rosse al culmine di cinquantacinque giorni di prigionia, e quella di Peppino Impastato, giovane giornalista che osò ribellarsi al potere mafioso in una Sicilia sotto il giogo del boss Tano Badalamenti. Ad organizzare, nell’aula magna dell’Istituto Madri Pie, il presidio ovadese di Libera. “La vicenda di Moro – ha spiegato l’onorevole Federico Fornaro che nella passata legislatura ha fatto parte della commissione istituita per fare piena luce sui fatti accaduti tra il 16 marzo e il giorno del ritrovamento del cadavere - ha cambiato il corso della storia nel nostro Paese. Da allora nulla è stato più come prima. Quel conflitto nasce in Italia ed è collegato alla fase politica in atto in quel periodo. Ma è impossibile comprenderne a pieno gli elementi senza calarla nel contesto internazionale del periodo in cui si è sviluppata”. Da parte degli alunni un ascolto attento e tante domande: il ruolo dei servizi segreti americani, la compartecipazione della massoneria. “Oggi dev’essere chiaro che l’esercizio di critica e la partecipazione – ha proseguito Fornaro - deve sempre essere  all’interno del concetto di democrazia”. Nelle ore in cui l’Italia faceva i conti con la scomparsa di Moro a Cinisi morì Peppino Impastato, giovane giornalista che raccontò la Mafia attraverso i microfoni di Radio Aut, da lui fondata. Impastato fu ucciso alla vigilia delle elezioni per il suo comune, per il quale era candidato nelle fila di Democrazia Proletaria. La sua storia è stata ripercorsa dai giovani del presidio di Libera. Solo nel 1984 fu riconosciuta la matrice mafiosa della sua morte, dopo il tentativo di farlo passare come l’esecutore di un atto terroristico.  
15/05/2018

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